La politica ticinese non è più al passo con i tempi e con i bisogni della nostra gente

Deputato al Gran Consiglio per Avanti con Ticino&Lavoro
Ci sono giorni in cui, uscendo dal Gran Consiglio, mi domando se abbiamo davvero fatto un passo avanti per il Ticino o se abbiamo soltanto aggiunto altre parole a problemi che conosciamo da anni
Ma c’è una domanda che mi tormenta ancora di più: perché siamo così pronti a finanziare le conseguenze dei problemi e così poco determinati ad affrontarne le cause?
Il Cantone continua a confrontarsi con conti in difficoltà, mentre cresce la pressione sulle prestazioni sociali e sui sussidi di cassa malati. Continuiamo a discutere di risparmi, nuove entrate e misure di risanamento, ma troppo poco di come evitare che sempre più persone debbano ricorrere all’aiuto dello Stato.
Sia chiaro: chi ha bisogno deve essere sostenuto. Ma una politica che si limita a finanziare le difficoltà senza prevenirle rischia di trasformare l’emergenza in un sistema permanente.
Abbiamo imparato a calcolare quanto costa aiutare una persona in difficoltà, ma ci chiediamo troppo raramente quanto ci sia costato lasciarla arrivare fino a quel punto.
Pensiamo a chi perde il lavoro a cinquantacinque anni. Possiamo sostenerlo economicamente, ma senza migliorare il collocamento, la riqualificazione e il rapporto con le aziende rischiamo di accompagnarlo da una prestazione all’altra, anziché restituirgli autonomia. Lo stesso vale per la sanità, dove continuiamo a discutere di costi e finanziamenti senza dedicare sufficiente attenzione alla prevenzione, all’organizzazione delle cure e alle inefficienze.
Con Avanti con Ticino&Lavoro abbiamo presentato proposte su questi temi, dalla riforma degli URC al sostegno ai disoccupati più anziani, fino all’efficienza del sistema sanitario. Non pretendiamo di avere tutte le risposte, ma crediamo che la politica debba finalmente cambiare metodo.
E invece troppo spesso ci perdiamo in discussioni interminabili, interventi ripetitivi e procedure che rallentano le decisioni. Se vogliamo uno Stato più efficiente, dobbiamo rendere più efficiente anche la politica che lo governa.
Fuori dal Parlamento, con l’associazione Ticino&Lavoro, aiutiamo gratuitamente persone in cerca d’impiego e promuoviamo percorsi formativi, tra cui corsi di tedesco per i quali destiniamo 10’000 franchi annui delle nostre indennità politiche. Piccoli interventi, certamente, ma che dimostrano la volontà di trasformare le parole in qualcosa di concreto.
La mia preoccupazione più grande, però, non riguarda soltanto i conti pubblici. Riguarda ciò che non compare in nessun bilancio: la perdita della speranza.
Penso a chi, dopo decine di candidature, comincia a sentirsi inutile. A chi lavora ogni giorno ma fatica ad arrivare alla fine del mese. Ai giovani che studiano, si impegnano e non riescono comunque a immaginare un futuro sereno.
E penso alle coppie che vorrebbero costruire una famiglia, ma continuano a rimandare. Non soltanto per ragioni economiche, ma anche per la crescente pressione psicologica e sociale, per i ritmi di lavoro, per la difficoltà di conciliare vita professionale e privata, per quella sensazione di vivere costantemente sotto pressione, senza il tempo e la serenità necessari per progettare il domani.
Siamo arrivati al punto in cui, per molti, mettere al mondo un figlio non è più soltanto una scelta di vita, ma una decisione accompagnata da paure, rinunce e incertezze.
Che futuro può avere un Cantone nel quale costruire una famiglia rischia di diventare un privilegio?
Non possiamo continuare a parlare del futuro del Ticino dimenticandoci di chi quel futuro dovrebbe costruirlo. Perché una società che non offre più la tranquillità di vivere, crescere dei figli e guardare avanti con fiducia non rischia soltanto di impoverirsi. Rischia di perdere il proprio futuro.
Non intendo chiamarmi fuori dalle responsabilità. Faccio parte anch’io del sistema che critico e so bene che cambiare le cose è molto più difficile che denunciarle. Ma proprio per questo sento il dovere di provarci.
Non voglio un Ticino sempre più bravo a finanziare le proprie difficoltà e sempre meno capace di superarle.
Voglio un Ticino che torni a prevenire, a creare opportunità, a dare fiducia. Dove chiedere aiuto rimanga un diritto, ma vivere dignitosamente senza doverlo chiedere sia una possibilità concreta. Dove chi desidera costruire una famiglia possa farlo senza dover scegliere continuamente tra serenità e sacrifici.
Perché la vera domanda non è soltanto quanto ci costerà il Ticino di domani. È se stiamo facendo abbastanza perché domani ci sia ancora un Ticino nel quale valga la pena costruire la propria vita.



