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Fatica infinita per Jonas

Jonas Oliva: «Per la maturità ho pregato in ginocchio la docente di anticipare di mezz'ora l'orario della prova. Mi ha sentito alle 7.45 e alle 10 ero al via della gara»
Fatica infinita per Jonas
Fatica infinita per Jonas
Jonas Oliva
Fatica infinita per Jonas
Jonas Oliva: «Per la maturità ho pregato in ginocchio la docente di anticipare di mezz'ora l'orario della prova. Mi ha sentito alle 7.45 e alle 10 ero al via della gara»
«Con la nazionale, alle Canarie, ho fatto tre giorni di febbre, poi in gara ho avuto una crisi violenta».
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MOTTO (BLENIO) - Lavorare e contemporaneamente studiare si può? Si riesce, basta organizzarsi. Ecco, di organizzazione, tanta però, ha bisogno Jonas Oliva, 20enne ticinese reduce dalla maturità liceale che nel tempo libero strappato alla scuola… corre su e giù per le montagne. Da una cresta all’altra.

Sportivo a tutto tondo, già atleta di livello internazionale tra gli juniores (ha conquistato un bronzo mondiale U20 e si è imposto nella Sierre Zinal youth), nella corsa in montagna e nel trailrunning quest’anno Jonas ha fatto uno step in più, è salito di categoria cominciando a misurarsi con avversari élite. Il risultato? Tante, tantissime ore di allenamento settimanale - una ventina solo per coprire 80-100 km previsti, senza contare palestra e affini - qualche lezione imparata e un’enorme fiducia nel futuro.

«L’impatto è stato grande ma devo ammettere che è andata meglio di quanto potessi aspettarmi - ci ha raccontato proprio il bleniese - Ero top-10 in Europa a livello junior quindi le mie aspettative erano alte. Però abbiamo costruito la stagione per cercare di fare più esperienza possibile. Per cercare di adattarmi alla nuova categoria. Ho fatto un paio di gare del circuito della UTMB World Series, che è un circuito di livello mondiale, ho fatto il primo podio a Grindelwald sui 16 km, e quello è già stato un ottimo risultato in una gara di quel calibro. In altri casi sono invece andato meno bene, finendo lontano dal podio. Sono comunque contento di quanto raggiunto. In questo momento, infatti, tutto è utile anche perché solitamente servono due-tre anni per adattarsi ai nuovi avversari. Riscontri positivi comunque ne ho avuti, tanto che, per esempio, sono stato convocato dalla nazionale maggiore di corsa in montagna per partecipare ad una gara di coppa del mondo inserita nel circuito WMRA patrocinato da World Athletics. In seguito ho avuto l’onore di rappresentare i colori rossocrociati alle Canarie, dove ho partecipato al mio primo mondiale élite nello Skyrunning».

Un bell’attestato di stima.
«Anche se in quell'occasione non tutto è andato per il verso giusto. Era fine settembre ed è stata un’avventura un po’ travagliata. Ho fatto una preparazione top, visto l’appuntamento, ero bello carico e… mi è venuta la febbre».

Classico…
«Con la squadra siamo arrivati mercoledì per acclimatarci in vista della gara di domenica, ma già il giovedì io ero bloccato a letto, senza forze. Sabato la situazione è migliorata, avevo solo 37°C, e allora ho provato. Ho fatto un pregara tranquillo, ho avuto buone sensazioni, vista la situazione ed ero contento di poter partecipare alla prova. Una prova durissima, tra l’altro, da 30 km, con 2’200 di dislivello e quattro salite da 550 metri di dislivello positivo e negativo su un'isola dove c'è tanta umidità».

Quindi tutto risolto?
«Più o meno. Dopo aver fatto tre giorni con la febbre a 38.5-39°C ho pagato il conto. Fino al 15esimo km ho retto bene, tra il 16esimo e il 17esimo però ho avuto una crisi violenta, come mai mi era capitato in carriera. Facevo fatica anche a camminare. Mancava una salita importante però e, in questo mi sono sorpreso, ho saputo tirare fuori la rabbia agonistica e sono riuscito mentalmente a cambiare obiettivo. Prima puntavo alla top-20, top-25, in seguito ho pensato solo a onorare la gara, la maglia. Con non poca fatica, sono arrivato in cima all'ultima ascesa, ho completato un tratto tecnico in cresta per poi affrontare la discesa e l’ultimo tratto, nel quale sono anche andato in progressione. E alla fine, stremato, ho potuto dire "Visto che ci sono ancora?"».

"Lavoro" e studio. Il primo influenza il secondo?
«Un esempio? Ho fatto la maturità. Avevo l’orale di italiano e una gara lo stesso giorno. Ho proprio pregato in ginocchio la docente di anticipare di mezz'ora l'orario della prova. Mi ha sentito alle 7.45 del mattino e alle 10 ero al via della corsa».

Peggio l’orale o la gara?
«La gara. L’ho molto sofferta. Ma questo perché dopo aver parlato con la docente ero proprio scarico, soprattutto mentalmente, quindi ho faticato un po’. Anche se alla fine ho vinto e ho pure superato brillantemente l’esame, ne è valsa la pena».

Con corsa in montagna e trail running, con all’orizzonte i corsi al Politecnico a Zurigo, riesci a mantenerti?
«No, assolutamente. Un po’ perché, da top-50 mondiale negli élite, il mio livello non è ancora abbastanza alto. Un po’, invece, perché questi sport sono ancora molto di nicchia. Al mondo i professionisti, nelle gare di trailrunning corte, quelli che insomma possono vivere di quello che fanno tra contratti, sponsor e premi delle gare, saranno una ventina».

La strada è lunga…
«Al momento, più che contratti, io ottengo collaborazioni. E per questo voglio ringraziare i miei piccoli ma preziosi sponsor: Compressport, NNormal, Keforma, Vekteur.ch, Aiutosport Ticino e Banca Stato ma soprattutto la mia famiglia che mi dà un grande sostegno».

Considerando che sei anche in finale per il migliore sportivo ticinese categoria élite, non hai altre possibilità di altri introiti, così da sostenere le tante spese legate al tuo sport?
«Da due, tre anni, a livello di sponsorizzazioni e visibilità, corsa in montagna e trail running hanno avuto un boom incredibile. Penso per esempio ad Ascona, dove adesso stanno puntando tanto sulle prove in montagna, sui sentieri… Il tutto legato a un discorso turistico per promuovere meglio il territorio. A livello di aziende si potrebbe però fare di più. E anche a livello di federazione. La corsa in montagna è già sotto il cappello di World Athletics; in Ticino sarebbe quindi bene che la Federazione Ticinese di atletica leggera (FTAL) ci riconoscesse determinati diritti, valorizzasse i risultati e che, pensando all’interesse generato, ci desse quella visibilità e quel sostegno che poi alla fine potrebbero anche ritornare in suo favore. In Svizzera interna, soprattutto nel Vallese, il mio sport sta quasi arrivando al pari dell'atletica leggera. Ci sono dei club in Francia, in Spagna ci sono addirittura delle scuole per sportivi d'élite. In questo noi siamo un po’ indietro. Ed è un peccato».

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