Attacchi hacker ai frigoriferi: ci hanno provato anche con Coop

La conferma di una portavoce del grande distributore: per ragioni di sicurezza non sono stati resi pubblici ulteriori dettagli
BERNA - Anche la Svizzera è finita nel mirino dell'ondata di attacchi informatici che da metà ottobre colpisce i sistemi di refrigerazione dei supermercati europei. Alla Coop sono stati registrati alcuni tentativi, che però non hanno avuto successo, come conferma una portavoce del dettagliante. L'azienda dispone di «ampie misure di sicurezza, che vengono regolarmente verificate e sviluppate», spiega la portavoce, precisando che per ragioni di sicurezza non vengono resi pubblici ulteriori dettagli. Nemmeno sui modelli di impianti frigoriferi utilizzati nei suoi supermercati la Coop intende fornire indicazioni.
Il caso francese
Il caso più grave resta quello francese. Nella notte del 12 ottobre i banchi frigo del produttore Danfoss sono stati messi fuori uso in circa 700 filiali di catene come Intermarché e Carrefour. Le temperature sono state portate per ore a 50 gradi, mandando a male praticamente tutta la merce. I danni sono stimati in diversi milioni.
Nello stesso periodo si sono registrati tentativi di manipolazione di sistemi Danfoss anche nei Paesi Bassi, dove molti altri apparecchi dello stesso produttore sono stati spenti in via precauzionale. Lo stop ha avuto conseguenze a catena: nel Paese le consegne online di generi alimentari hanno accumulato ritardi fino a dieci giorni.
Nuova ondata in quattro Paesi
Il 2 novembre grossisti in Belgio, Svezia, Estonia e Irlanda hanno segnalato a loro volta problemi ai propri sistemi di refrigerazione. In Svezia il deperimento della merce avrebbe causato danni per milioni, mentre in Estonia i responsabili riferiscono di essere riusciti a respingere l'attacco in breve tempo, evitando conseguenze più pesanti. In Irlanda diversi alimenti rischiano di andare a male in 13 filiali della catena Supervalu, anch'essa colpita.
Chi ci sia dietro l'ondata di attacchi è al momento del tutto sconosciuto. Nessuna delle aziende coinvolte ha finora ricevuto richieste di riscatto né ha subito sottrazioni di dati che lascino intravedere un movente finanziario. Non sono confermate nemmeno le ipotesi su attori statali. Le autorità inquirenti dei Paesi interessati stanno indagando.
Qualche elemento in più si conosce invece sul punto di ingresso: gli aggressori avrebbero sfruttato il fatto che i sistemi di comando di molti impianti Danfoss erano liberamente raggiungibili e non più supportati da aggiornamenti software attuali. Nel frattempo falle di sicurezza simili sarebbero state individuate anche nei prodotti dei costruttori Copeland e Dixell.



