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Lo squalo superstar che ha conquistato il mondo (e il web)

Il caso di Bukang-i riporta l’attenzione sul complesso rapporto tra animali selvatici, interventi umani e impatto mediatico nelle grandi città.
Lo squalo superstar che ha conquistato il mondo (e il web)
Il caso di Bukang-i riporta l’attenzione sul complesso rapporto tra animali selvatici, interventi umani e impatto mediatico nelle grandi città.

A Busan, Bukang-i era diventata una vera celebrità. Migliaia di persone si davano il cambio per poterla ammirare e montavano di guardia per poterla tenere d'occhio anche di notte. Bukang-i è una femmina di squalo bruno lunga tre metri che, per oltre un mese, è rimasta bloccata in un canale del porto della città sudcoreana di Busan, suscitando la curiosità e le attenzioni di un vasto gruppo di sostenitori denominati 'jagyeongdan', una via di mezzo tra un vigilante e una guardia di quartiere, per via della loro attività di sorveglianza. Lo squalo è stato nominato anche ambasciatore onorario della città di Busan tanto era accresciuta nel tempo la sua fama.

La sua presenza è stata segnalata per la prima volta il 18 settembre scorso, e la Guardia Costiera, pur schierando delle motovedette di pronto soccorso, ha rispettato il consiglio dato dal National Institute of Fisheries Science di permettere all'esemplare di tornare in mare aperto da solo. Dopo circa una settimana, non potendo aspettare oltre, vista la pericolosità di un confinamento in un canale molto stretto, sono stati fatti tre tentativi per rimettere l'animale in libertà e riportarlo in mare aperto, ma tutte le operazioni di salvataggio sono fallite. Il 21 ottobre scorso, lo squalo era stato finalmente riportato in mare aperto ma, nella notte, attraversando un complicato sistema di reti poste a protezione, è quasi rientrato nel canale, rimanendo bloccato tra la prima e la seconda fila di reti.


IMAGO / Newscom / Yonhap News

La fama di uno squalo
Gli esperti iniziano ad essere in ansia per le condizioni dell'animale: il canale non solo è largo appena cinque metri ed è poco profondo, ma la temperatura dell'acqua sta iniziando a diventare troppo fredda per tale specie di squalo, e sono in tanti a denunciare il fatto che Bukang-i non si stia nutrendo da tempo. Come detto da Choi Yoon, un esperto di squali presso la Kunsan National University, al quotidiano Hankyoreh “lo squalo potrebbe morire nell'arco di due settimane, a causa della fame, dell'acqua fredda e delle abrasioni del muso e della pinna”. Bukang-i è divenuto così celebre a livello nazionale che è stata lanciata una linea di soju, un distillato tradizionale coreano, a lei dedicato, è stata creata una mascotte del baseball con il mantello di squalo e, come visto, è stata anche nominata ambasciatrice della città. A metà ottobre anche il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha visitato l'ormai celebre canale di Busan, e il sindaco di Busan Chun Jae-soo ha dichiarato, prima che si effettuasse il terzo tentativo di salvataggio, che “durante i trentaquattro giorni trascorsi a North Port, Bukang-i è diventato un amico per l'intero Paese e un simbolo di Busan, la capitale marittima della nazione, È straziante dovergli dire addio”.


IMAGO / Newscom / Yonhap News

Dirette su youtube, e opinione pubblica divisa
Tra coloro che hanno pattugliato giorno e notte il canale dove ha trovato riparo Bukang-i vi sono molti youtuber che hanno trasmesso in diretta streaming i movimenti dello squalo nel canale di Busan. Choi Won-jin è uno di questi, e gestisce un canale YouTube da circa dieci anni dove commenta gli eventi di tendenza in Corea del Sud. Dal settembre scorso ha iniziato a controllare l'animale di notte e a vigilare sul suo benessere chiedendo, ad esempio, ai visitatori di non puntargli contro delle luci “perché si agita ed è pericoloso”. Una volta è riuscito a filmare una persona che buttava dei rifiuti di cibo nel canale. Per Choi “la città dovrebbe proteggere Bukang-i e aspettare che se ne vada di sua spontanea volontà”. Dello stesso parere è Kim Jong-hwan, un piccolo imprenditore locale, che ha trasmesso in streaming uno dei tentativi di riportare l'animale in mare aperto, giudicando i metodi usati contrari al benessere dello squalo: “Guardandola nel tempo, con le pompe d'acqua che venivano usate e le reti, ho iniziato a trovare tutto questo discutibile. Quindi ho finito per fare il tifo per lei (…) è solo un animale, ed è entrata per sua scelta. Se fa freddo, se non c'è cibo, se l'acqua non le va bene, se ne andrà da sola. Vorrei che fosse lasciata in pace, che riposasse lì comodamente fino ad allora, e se ne andasse”. Bukang-i, come detto, è rientrata nel canale e attualmente non è dato sapere come le autorità intendano gestire questa emergenza.

La balena intrappolata
Accade spesso che animali selvatici che vivono liberi nel proprio ambiente naturale si trovino in difficoltà, mobilitando l'aiuto di esperti o semplici volontari per riportarli nel proprio habitat. In alcuni casi l'intervento umano è risolutivo, ma altre volte, nonostante le migliori intenzioni che animano coloro che si impegnano in tal senso, non è possibile aiutare l'animale, che muore. Uno dei casi di cronaca più recenti e drammatici riguarda il salvataggio della megattera Timmy, morta lo scorso maggio al largo dell'isola danese di Anholt. La balena si era arenata nel Mar Baltico ad inizio anno, probabilmente dopo aver seguito un banco di pesci, rimanendovi intrappolata, visto che il passaggio per il Mare del Nord risulta particolarmente stretto. Nel marzo scorso era stata vista nuotare molto vicino alla costa nel porto di Wismar e nella Baia di Lubecca, e gli esperti avevano potuto notare che era rimasta intrappolata in delle reti da pesca: la megattera era stata poi liberata e successivamente ricondotta in mare aperto, ma pochi giorni dopo la sua liberazione venne nuovamente avvistata vicina alla costa. Per molte settimane i volontari di Sea Shepherd e gli scienziati della Itaw Büsum, Institute for Terrestrial and Aquatic Wildlife Research, avevano tentato di liberare l'animale, non riuscendo a portare avanti il progetto, fino a che il 26 marzo è iniziata una nuova massiccia operazione di salvataggio con l'utilizzo di escavatori che ha permesso a Timmy di liberarsi, ma solo per poche ore, per poi tornare a nuotare lungo la costa. Più volte la megattera è stata stimolata, anche con l'uso di altoparlanti che emettevano rumori, a rimettersi in viaggio verso il mare aperto, ma ogni tentativo, pur dopo un iniziale successo, è fallito e l'animale è stato giudicato in serio pericolo di vita dagli esperti e le operazioni di salvataggio sono state interrotte. A fine aprile è stato tentato un ultimo salvataggio finanziato privatamente e che consisteva nell'uso di grossi teli stesi sotto la megattera che, una volta trainata da un rimorchiatore, è riuscita a nuotare in mare aperto prima di arenarsi nuovamente su di un banco di sabbia. Il 1 maggio scorso Timmy è stato nuovamente scortato nel Mare del Nord dove è morto poche settimane dopo a Anholt.

AFPLa megattera Timmy, morta lo scorso maggio al largo dell'isola danese di Anholt.

Lo squalo di cinque metri arenato sulla spiaggia
Più felice è stato l'esito dell'operazione di salvataggio messa in atto nel settembre del 2023 da alcuni bagnanti della spiaggia di Pensacola, in Florida, per liberare uno squalo Longfin mako lungo cinque metri che si era arenato sulla sabbia davanti ai loro occhi. I video diffusi in rete mostrano l'animale dibattersi nel tentativo di liberarsi e un gruppo di uomini afferrarlo per la coda e direzionarlo verso il mare aperto permettendogli di salvarsi da morte certa. “Lo squalo era gigantesco - ha raccontato un testimone - e nonostante fosse fuori dell'acqua già da un po' di tempo era ancora in forze. Uno squalo pesa diversi quintali e non è facile rimetterlo in mare. Per rimetterlo in mare è servito anche molto coraggio, perché quando hai davanti uno squalo non puoi non avere paura”.

Muore l'orca disorientata
Nel maggio del 2022 un esemplare di orca maschio, lungo circa quattro metri, rimase intrappolato nel fiume Senna: l'animale era stato avvistato inizialmente tra il porto di Le Havre e Honfleur, e aveva poi risalito la corrente del fiume fino a Rouen. Gli esperti tentarono di salvare l'animale servendosi di droni ed emettendo dei richiami tipici di quella specie, ma l'orca, in preda ad un forte disorientamento, non riuscì a riprendere la via per il mare aperto. Le sue condizioni vennero giudicate molto gravi, essendo stata attaccata da una gravissima infezione fungina che aveva creato delle profonde lacerazioni cutanee e dermatiti. Si decise quindi per il suo abbattimento, ma l'animale morì il 30 maggio per cause naturali poco prima che si procedesse alla sua eutanasia.


IMAGO / ABACAPRESS
L'orca nella Senna

L'amico pinguino
Ha invece ispirato anche un film, intitolato 'Il mio amico pinguino', la storia d'amicizia tra il pescatore João Pereira de Souza e un pinguino di Magellano ribattezzato Dindim: l'uomo aveva trovato l'animale in fin di vita e ricoperto di petrolio, sull'isola di Ilha Grande, vicino a Rio de Janeiro, e dopo averlo curato, lo aveva riportato nel suo habitat. Il pinguino, però, aveva scelto di rimanere per diverso tempo, con il suo salvatore prima di riprendere la via del mare. Da allora, Dindim ha compiuto i suoi naturali cicli migratori tornando, anche se sempre con meno frequenza visto il passare del tempo, nel luogo in cui abita de Souza. Tale comportamento ha suscitato la curiosità degli scienziati e rimane uno dei casi più famosi del legame profondo che può nascere tra un uomo e un animale selvatico.

IMAGO/ Capital Pictures


Appendice 1

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AFPLa megattera Timmy, morta lo scorso maggio al largo dell'isola danese di Anholt.


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L'orca nella Senna

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