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HCAP - L'ANALISI

L'Ambrì non si pone limiti: è stato un mese e mezzo pazzesco

Punti, vittorie, prestazioni convincenti e secondo posto: i biancoblù - reduci dalle gioie del derby - volano
L'Ambrì non si pone limiti: è stato un mese e mezzo pazzesco
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L'Ambrì non si pone limiti: è stato un mese e mezzo pazzesco
Punti, vittorie, prestazioni convincenti e secondo posto: i biancoblù - reduci dalle gioie del derby - volano
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AMBRÌ - È un Ambrì che ha chiuso il primo spezzone di campionato con un incredibile successo nel derby. Una partita in cui i leventinesi si sono sempre ritrovati a inseguire il Lugano, prima di punirlo a 43 secondi dalla terza sirena, approfittando di un fallo tanto ingenuo quanto inutile di Kupari. Sarà dunque una pausa dolcissima per il clan biancoblù, non solo per la vittoria sui cugini, ma soprattutto per il clamoroso secondo posto in graduatoria e per quanto mostrato fin qui.

Come scrivevamo la settimana scorsa, dopo oltre un terzo di campionato la squadra di Jussi Tapola non può più essere considerata una meteora, ma una solida realtà. Il principale artefice di questa sorprendente prima parte di stagione è senza dubbio l'allenatore finlandese, capace di trasformare una rosa sulla carta poco attrezzata in una squadra che sa fare punti su ogni pista, giocando un hockey efficiente, efficace e fastidioso per qualsiasi avversario. Ma il cambiamento più importante riguarda la mentalità. La dimostrazione più lampante è arrivata nell'ultima settimana, quando De Luca e compagni hanno recuperato per tre volte una partita a pochi istanti dalla fine. Una volta può essere un caso, ma tre volte in cinque giorni - l'ultima contro una squadra che la sera prima aveva riposato - sono il segnale di qualcosa di più profondo. Il gruppo ha acquisito una grande fiducia nei propri mezzi e non ha alcuna intenzione di mollare, nemmeno quando la stanchezza comincia a farsi sentire.

Certo, tutto diventa più semplice quando puoi contare sugli stranieri giusti, capaci anche di segnare con regolarità. Non è un caso che nelle prime dieci posizioni della classifica marcatori figurino ben tre giocatori dell'HCAP: Roby Järventie, primo con 11 gol e 15 assist, Nate Schnarr, quarto con 7 gol e 16 assist, e Michael Joly, nono con 11 gol e 8 assist. Soprattutto i primi due, inseriti in una linea completata da capitan De Luca, sono i grandi trascinatori di un Ambrì che non sembra volersi porre alcun limite. Non va neppure dimenticato Petr Kodytek, meno appariscente ma terribilmente utile alla causa biancoblù fra gli ingaggi vinti e nel dare equilibrio in una posizione sempre determinante come quella del centro.

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Finora l'HCAP ha potuto giocare senza particolari pressioni, con la leggerezza di chi aveva tutto da guadagnare e poco da perdere. Cosa succederà ora? Le avversarie inizieranno a guardare i biancoblù con occhi diversi e anche le aspettative dell'ambiente sono destinate a crescere. Sarà interessante capire come Tapola e i suoi uomini sapranno gestire questa nuova dimensione.

L'Ambrì può comunque guardare avanti con molta fiducia, forte soprattutto dei dieci punti di vantaggio sul decimo posto, l'ultimo utile per salire sul treno dei playoff. Un bel cuscinetto di sicurezza sul quale costruire le prossime partite. Alla ripresa, mercoledì 11 novembre, Pestoni e compagni affronteranno proprio lo Zugo di Paolo Duca in trasferta.

Infine, un'ultima riflessione... Come aveva a volte sottolineato Filippo Lombardi quando si trovava sul ponte di comando, ad Ambrì sembrava essersi instaurato un certo timore di staccarsi dal passato. Una sensazione che anche l'ex numero 1 del club aveva provato in prima persona, al punto che quando doveva giudicare l'operato di Paolo Duca e Luca Cereda si è spesso trovato in difficoltà per il profondo legame di amicizia e stima che li legava. Talvolta, però, proprio come nella vita, è soprattutto una questione di coraggio: trovare la forza di lasciarsi alle spalle il passato per guardare oltre può essere bellissimo. E l'HCAP lo sta provando sulla propria pelle, senza evidentemente nulla togliere a Lombardi, Duca e Cereda, tre persone che hanno dato anima, cuore e soprattutto tempo alla causa leventinese e che ne hanno superate di ogni senza mai perdere la bussola. Anzi, il coraggio di voltare pagina può rappresentare una forma di rispetto verso la storia del club, perché permette di continuare a crescere senza restare prigionieri del passato. 

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