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Senza salario e senza diritti

È il destino di tante donne attive nell'agricoltura. Il monito di Alice Ambrosetti, presidente dell'Associazione Contadine Ticinesi: «Troppo all'ombra dei mariti».
Senza salario e senza diritti
Alice Ambrosetti/ Depositphotos
Senza salario e senza diritti
È il destino di tante donne attive nell'agricoltura. Il monito di Alice Ambrosetti, presidente dell'Associazione Contadine Ticinesi: «Troppo all'ombra dei mariti».

SANT'ANTONINO - Lavorano nell'ombra e non sono riconosciute. Sono le donne del settore agricolo. Le contadine. A cui non a caso l'ONU ha consacrato il 2026 come anno internazionale. Se ne parlerà anche sabato 21 novembre a partire dalle 18.30 presso la sala multiuso di Sant'Antonino in una tavola rotonda aperta a tutti. «È un grosso problema», dice Alice Ambrosetti, presidente dell'Associazione Donne Contadine Ticinesi.

In Svizzera circa 43'000 donne attive nell'agricoltura, su un complessivo di circa 54'000, sono mogli o compagne del contadino.
«Spesso le donne non sono remunerate come forza lavoro in quanto mogli o compagne. Queste donne hanno un sacco di compiti, di responsabilità. Molte volte però l'azienda è intestata all'uomo. Per la donna significa non avere coperture sociali o pensionistiche. E appunto non ricevere nemmeno un salario per quello che fa».

Dati statistici alla mano, sono solo 3'000 le donne che si occupano della gestione diretta dell'azienda agricola in tutta la Svizzera.
«Questo la dice lunga su quanto l'ambiente contadino sia ancora tanto maschile. Un po' per cultura anche. È un settore in cui molti seguono ancora un modello classico per cui l'uomo è quello che fa i lavori pesanti e la donna bada alla casa».

Se poi la coppia si separa però subentrano problemi per le donne.
«È così. La donna perde il compagno, la casa, l'identità. Non perde solo il lavoro. Anche per questo se sei contadina prima di separarti ci pensi un po' di più. Sono situazioni che si verificano anche nella Svizzera italiana».  

Cosa fa la vostra associazione per prevenire il fenomeno?
«Lavora sulla consapevolezza. Una donna deve sapere che se fa la scelta di non prendere alcun salario dall'azienda agricola dovrà convivere con una certa percentuale di rischio. Incentiviamo dunque le donne a mettersi a posto burocraticamente e a livello assicurativo. A fare in modo che riescano a essere salariate dall'azienda agricola con le dovute coperture».

E dove non è possibile perché magari l'azienda è troppo piccola e il nucleo famigliare non guadagna abbastanza?
«Ecco, noi non giudichiamo. Sensibilizziamo. Anche in quelle circostanze si possono trovare delle soluzioni per tutelarsi. E soprattutto per avere un riconoscimento. La consapevolezza è alla base di tutto».

Riconoscimento: una parola chiave.
«Sì. Pensiamo ai tempi in cui gli uomini emigravano. Chi teneva in piedi le campagne? Le donne. Eppure già a quell'epoca il loro ruolo non era riconosciuto. Anzi».

Essere una contadina non nasconde solo rischi.
«Anche gratificazioni. E infatti noi vogliamo fare passare un messaggio positivo. La donna contadina sposa una filosofia di vita sana. E se ha intesa col compagno può avere una quotidianità parecchio flessibile, in cui ci si suddivide oneri e piaceri».

Intanto si parla sempre più dello stress dei contadini. Le donne non ne sono immuni.
«No. Però forse sono più portate a chiedere aiuto. Solitamente hanno anche una rete sociale più ampia rispetto al maschio. È chiaro che debiti, accumulo di burocrazia e pressioni colpiscono tutti indistintamente. Creando amarezza».

Associazione Donne Contadine Ticinesi.La locandina dell'evento.
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