Dietro le luci di Tokyo: i figli dimenticati tra droga, prostituzione e morte

Sono i Toyoko Kids, adolescenti in fuga da violenze familiari, bullismo e solitudine. Si ritrovano nel quartiere di Shinjuku, dove la ricerca di una comunità si scontra con i rischi della vita di strada.
Kabukicho, un'area del quartiere Shinjuku a Tokyo, è il centro nevralgico del divertimento giovanile, con i suoi locali notturni e le luci a neon che illuminano il buio della notte. Love hotel, sale di pachinko, locali di karaoke e costosi cabaret offrono ogni tipo di divertimento a coloro che vogliono perdersi nella vita notturna della capitale giapponese che attira anche molti turisti in cerca di emozioni forti.
L'enorme testa di Godzilla, che ogni ora si illumina e sprigiona fumo, posizionata sul tetto dello Shinjuku Toho Building è una delle attrattive più fotografate di una zona nella quale frotte di persone in giro per locali convivono con le anime perse di senzatetto e giovanissimi emarginati dall'aria sfrontata e disperata insieme.
Giovanissimi, soli e in fuga dalle famiglie
Sono noti come Toyoko Kids, ossia "i ragazzi accanto al cinema Toho", sito nel grattacielo omonimo: si tratta di gruppi di ragazzi dall'aspetto eterogeneo, ma accomunati dall'età giovanissima, di rado superano la maggiore età, e dal fatto di doversela cavare al mondo senza il sostegno di una famiglia. Non tutti vivono in strada, ma vi restano il più a lungo possibile per sottrarsi a un ambiente domestico nel quale trovano solo abbandono e violenza.
DepositLa gigantesca testa di Godzilla illumina la notte di Kabukicho, a Tokyo, punto di ritrovo per i Toyoko kids.Tra i Toyoko kids vi sono ragazzi vittime di bullismo a scuola o figli di genitori violenti o tossicodipendenti che, finiti in strada, diventano a loro volta dipendenti dall'alcol e dai farmaci da banco, dovendosi prostituire per avere di che vivere. «Venire qui è come ricevere un pugno in faccia, accadono molte cose pericolose», dice Alco, un Toyoko Kids dai capelli colorati in un documentario trasmesso da Arte Tv, una rete televisiva franco-tedesca di servizio pubblico, «qui nessuno è normale».
"Bambole piangenti" e look estremi
Anche l'estetica del gruppo è molto importante: le ragazze aderiscono solitamente allo stile "dark kawaii", con gonne corte e camicie svolazzanti, felpe oversize, pizzi e fiocchi, un trucco pesante e i capelli raccolti in code colorate, mentre i ragazzi spesso sono "emo", vestiti di nero con i capelli in faccia tinti di vari colori.
In generale, i Toyoko Kids si ispirano a quello che viene definito uno stile "jirai-kei", una subcultura nata in Giappone tra il primo e il secondo decennio degli anni Duemila che significa letteralmente "stile mina antiuomo", che connota una persona dall'aria dolce e inoffensiva ma con una personalità complessa e instabile.
Le ragazze si truccano per apparire come "bambole piangenti", con il viso molto chiaro, gli occhi resi più grandi dalle lenti colorate e le sfumature di ombretto rosa a simulare degli occhi arrossati dal pianto. Molti di loro hanno dei piercing ad effetto, come denti di squalo e spuntoni che escono dalle labbra, forse per farli sentire meno indifesi nei confronti di una società che li tiene ai margini.
IMAGO / Matrix ImagesPiercing, abiti neri e trucco marcato richiamano gli stili emo e jirai-kei, legati all’estetica dei Toyoko Kids.La legge dei follower, anche per strada
All'interno di questa variegata comunità si è venuta a creare nel tempo una sorta di organizzazione gerarchica a seconda della notorietà guadagnata sui social media, con il riconoscimento di titoli quali Dio, Re o Imperatrice a seconda del numero di follower che si possono vantare come seguito.
Alco è uno di questi influencer e produttore di musica rap. Quando compare nel documentario di Arte Tv indossa una tuta sportiva verde ed è pesantemente truccato; definisce la realtà di Kabukicho «uno schifo, sono tutti fatti, quando vedono qualche influencer i ragazzi si presentano e fanno foto da postare sui social». Koeke invece di anni ne ha solo quattordici: porta delle lunghe code, abiti in perfetto stile jirai-kei, e numerosi piercing alle labbra.
Una ragazzina di quindici anni con gli stessi piercing sulla bocca la avvicina per fare una foto e si inchina davanti a lei per la felicità di averla incontrata dicendole di volerle «troppo bene» e confessando di aver assunto venti pastiglie di Mijicon, un farmaco sedativo da banco che, in quantità elevate, provoca effetti dissociativi e allucinazioni.
Koeke è una rapper e una icona, così viene definita nella comunità dei Toyoko Kids. «Il mio sogno era essere famosa, fin dall'età di cinque anni guardavo sempre YouTube. Sono famosa, è la sensazione più bella del mondo» racconta la ragazza che con Alco ha scritto un brano per mettere in guardia i coetanei dai pericoli della vita di strada. «Quando sono entrata alle medie ho resistito una settimana-racconta Kaoke- tutti si conoscevano già e io ero sola e senza amici. Invece di andare a scuola ho iniziato a venire a Toyoko e ora è casa mia».
Un posto dove sentirsi a casa
I ragazzi, buttati in strada e visibilmente strafatti, si animano solo all'arrivo di Aoi, ventiseienne direttrice dell'associazione Nihon Kakekomidera, che aiuta i ragazzi emarginati e soli offrendo loro un pasto caldo e quel sostegno di cui sono lasciati privi.
La volontaria distribuisce delle mascherine chirurgiche e degli snack, ricordando ai Toyoko Kids che l'associazione è pronta a dare loro «un pasto equilibrato e un posto dove sentirsi a casa». «I percorsi dei giovani che vengono qui (alla sede dell'associazione) sono molto vari: alcuni di loro hanno lasciato la famiglia per casi di violenza, altri perché hanno i genitori tossicodipendenti. Gli adulti non li hanno mai davvero ascoltati e ora hanno perso ogni fiducia nelle autorità» racconta Aoi che sottolinea come «la società giapponese è molto dura con i minorenni: o torni in famiglia o finisci dentro un istituto o nei centri di protezione dell'infanzia dove le regole sono molto dure».
Alcuni genitori dei ragazzi che frequentano Kabukicho si rivolgono ai volontari per tentare di ristabilire un contatto con i propri figli che spesso hanno iniziato a frequentare la zona dopo un periodo di depressione. Un ragazzo dall'aria smarrita seduto alla mensa dell'associazione cerca di sparire letteralmente dentro una enorme felpa nera con il cappuccio: si chiama Mia, ha diciotto anni e vive in strada.
«A scuola venivo bullizzato, mi hanno picchiato e preso a schiaffi, ma l'insegnante ha detto che si trattava di bullismo leggero. Ma in realtà era a casa che stavo male, la scuola era meglio di casa perché almeno potevo scappare. I miei mi dicevano cose come "non sei nessuno". Penso che per loro non valessi niente e alla fine ho tagliato i ponti con i miei genitori e sono finito a Toyoko».
IMAGO/AFLOBullismo e difficoltà familiari possono spingere alcuni adolescenti giapponesi ad allontanarsi da scuola e famiglia, cercando rifugio altrove.Il lato più oscuro della vita di strada
Quello dei Toyoko Kids non è un fenomeno isolato, vi sono anche i Bibu-yoko a Yokohama, i Gurishita Kids a Osaka e i Susikino a Sapporo, ma il disagio che li unisce è più o meno identico. Molti di loro hanno alle spalle dei tentativi di suicidio e in molti di loro sono evidenti delle ferite autoinferte. Per Aoi «Kabukicho concentra in sé desideri potenti ma anche un'energia negativa. Ho l'impressione che quest'aura oscura attiri i giovani in questo quartiere. Si potrebbe dire che il potere dell'oscurità è molto forte qui».
Per Alco nei love hotel della zona sono successe delle brutte storie «alcuni ragazzi si sono buttati dai tetti, altri si sono accoltellati. A volte mi chiedo se quella morte l'abbiano davvero scelta. Le droghe servono a mentire a se stessi, a fuggire dalla realtà. Capisco il desiderio di dimenticare tutto. È così».
Aine e Ramu, di quindici e diciotto anni, confessano di essersi prostituiti per bisogno. La ragazza racconta che a Toyoko «ci sono adulti che ti avvicinano e offrono soldi per andare a letto con loro. Se non ho soldi li seguo in hotel, è così. Ci sono ragazze che iniziano a dodici anni». Ram dice di «aver lavorato nel giro della notte e sono soldi facili. Ma vendere il proprio corpo può distruggerti. In tre anni qui, quattro amici si sono uccisi buttandosi da un palazzo (…). I genitori pensano di sapere tutto ma in realtà non vedono niente».
Oltre la facciata: la pressione di non essere all'altezza
I Toyoko Kids non sono una anomalia della società giapponese, ma una sua diretta conseguenza: i ritmi di lavoro frenetici e gli orari inumani, la pressione sociale legata allo studio e all'affermazione personale, la costante sensazione di dover essere produttivi e performanti, lasciano indietro tutti coloro che non riescono ad adattarsi a uno stile di vita così spersonalizzante.
I suicidi sono molto frequenti anche tra le persone adulte che, per trovare una via d'uscita a una situazione disperata, spesso decidono anche di sparire nel nulla, senza lasciare alcuna traccia di sé ai propri famigliari. Le persone più giovani risentono delle stesse problematiche: è notorio che in Giappone il bullismo a scuola sia una vera e propria piaga sociale che spesso si pensa di risolvere allontanando il bullizzato e non il bullo.
Lo stesso sistema punitivo vale per il rendimento scolastico e gli esami che possono precludere, fin dalle scuole medie, il futuro lavorativo degli studenti. Le famiglie si trovano a dover gestire le problematiche giovanili dovendo far fronte, come visto, a un carico lavorativo molto pesante e non è raro che questo fragile equilibrio imploda rivelando genitori impotenti davanti al disagio dei propri figli.
IMAGO/ZUMA Press WireLanterne e locali animano la notte di Tokyo. A Kabukicho, i giovani trovano occasioni di incontro, ma sono anche esposti a precarietà e sfruttamento.Se è vero, infatti, che molti di loro fuggono da famiglie disfunzionali e violente, altri avrebbero una casa a cui tornare, magari fornendo loro un maggiore sostegno psicologico ed emotivo. Il signor Kozo invece non ha più una figlia da riportare a casa, essendosi suicidata, buttandosi dalla terrazza di un palazzo, nel marzo del 2023, ma continua a cercare delle risposte andando a parlare con i suoi amici a Toyoko.
«Il problema non sono i ragazzi di Toyoko, dice l'uomo, ma gli adulti che gli stanno intorno. È un luogo che non si può far sparire: vengono qui perché trovano una comunità che forse li aiuterà a trovare un posto nella società in futuro. Vorrei però che fosse solo un luogo, niente di più e di meno». Un luogo in cui incontrarsi e aiutarsi, ma senza le brutture e la violenza che attualmente lo caratterizza.
Appendice 1
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DepositLa gigantesca testa di Godzilla illumina la notte di Kabukicho, a Tokyo, punto di ritrovo per i Toyoko kids.
IMAGO / Matrix ImagesPiercing, abiti neri e trucco marcato richiamano gli stili emo e jirai-kei, legati all’estetica dei Toyoko Kids.
IMAGO/AFLOBullismo e difficoltà familiari possono spingere alcuni adolescenti giapponesi ad allontanarsi da scuola e famiglia, cercando rifugio altrove.
IMAGO/ZUMA Press WireLanterne e locali animano la notte di Tokyo. A Kabukicho, i giovani trovano occasioni di incontro, ma sono anche esposti a precarietà e sfruttamento.



