«Gli allenatori? Con la salute non si scherza»

Livio Bordoli sul momento del Lugano: «L'impresa di Getafe? Grandi meriti, ma è una coppa snobbata da tante squadre». Sul caso-Kompany, vittima di un malore a causa dello stress: «Il mestiere dell'allenatore è peggiorato principalmente a causa dei social».
Livio Bordoli sul momento del Lugano: «L'impresa di Getafe? Grandi meriti, ma è una coppa snobbata da tante squadre». Sul caso-Kompany, vittima di un malore a causa dello stress: «Il mestiere dell'allenatore è peggiorato principalmente a causa dei social».
LUGANO - Il Lugano ha davvero tutto per puntare al titolo? La rosa è profonda, la squadra ha trovato solidità e gli avversari sembrano soffrire la pressione quando affrontano i bianconeri. Ma quali insidie si nascondono lungo il cammino? Con Livio Bordoli abbiamo analizzato il momento della formazione ticinese - ancora imbattuta quest'anno e reduce da 21 risultati utili consecutivi -, soffermandoci sulla corsa al titolo, sul livello della Super League e sul valore della Conference League. Uno sguardo anche alle difficoltà del mestiere di allenatore, dopo quanto accaduto al tecnico del Bayern Monaco Vincent Kompany, vittima di un malore che sembrerebbe legato al forte stress accumulato nelle ultime settimane.
Il Lugano - «È una squadra compatta e solida, che sa cosa vuole e che non ha cambiato praticamente nulla - ha spiegato Livio Bordoli, l'allenatore che ha riportato il Lugano tra i grandi del calcio svizzero -. I pochi innesti sono stati di qualità e, anche quando cambia un giocatore, la squadra non si indebolisce. I due perni insostituibili sono Grgic e Bislimi, mentre per gli altri ci sono sempre valide alternative pronte a entrare dalla panchina. Basti pensare che al posto di Steffen può entrare un Moncada. Questo la dice lunga sulla profondità della rosa».
Avversari in difficoltà - «Ho notato che contro i bianconeri gli avversari commettono spesso errori clamorosi. A Thun, per esempio, il Lugano ha segnato tre gol nati proprio da errori evidenti. Gli avversari sanno che contro i bianconeri bisogna giocare a mille e questo li porta a sbagliare di più. Quando sei sotto pressione, gli errori aumentano. Anche contro il Lucerna c'è stato un lancio di Mai per Dos Santos davvero incredibile, di 60 metri. Un errore grottesco... Fossi stato l'allenatore del Lucerna mi sarei arrabbiato tantissimo».
Quali le insidie verso il titolo? - «La stanchezza, qualche infortunio... Ma ripeto: hanno i ricambi giusti. E attenzione a parlare di fallimento, una parola che sento usare spesso ma che non ritengo corretta. Se il Lugano non vincesse il campionato sarebbe una delusione, non un fallimento. Mai come quest'anno, oltre allo Young Boys, non ci sono altre squadre davvero pronte a competere. Per questo sarebbe una delusione, anche se in una stagione le insidie sono sempre dietro l'angolo. Il livello è davvero basso. Nel weekend ho visto Basilea-GC e sono rimasto profondamente deluso: due squadre senza qualità».
FreshfocusL'impresa in Spagna - «Il Getafe è quartultimo in classifica in Liga e nella precedente partita di campionato aveva schierato i titolari, per poi farli riposare contro il Lugano. Non voglio togliere nulla ai tanti meriti della squadra del Crus, ma la Conference League è una competizione snobbata da tanti club. Diciamo che non era il vero Getafe, formazione che rispetto all'anno scorso ha perso tantissimo. La maggior parte delle squadre schiera le seconde linee, un po' come quando una big affronta i primi turni della Coppa Svizzera. A parte la possibilità di guadagnare soldi per le società, è una coppa poco interessante e io la seguo solo perché c'è il Lugano. Di vere partite ce ne sono pochissime. Non a caso, quando c'è il sorteggio, spesso dobbiamo andare a cercare dove giocano certe squadre perché non le abbiamo mai sentite nominare».
Il mestiere dell'allenatore, fra pressione e stress - «È peggiorato principalmente a causa dei social. Anche se non li leggi, le critiche ti arrivano comunque, perché qualcuno te le riporta. È il lavoro più bello del mondo, ma spesso ti senti solo e, quando vieni attaccato, non ci sono molte persone pronte ad aiutarti. Rimani solo con la tua mente. È diventato un lavoro davvero stressante. Se non fai giocare qualcuno hai persone che ti rompono le scatole, se perdi i tifosi ti insultano, devi pensare a consolare i tuoi giocatori che giocano meno. E, troppo spesso, ci si dimentica in fretta di quello che hai fatto. Se tornassi indietro, vivrei tutto con più tranquillità. Quando sei giovane vuoi strafare, ma a volte non è sano. Bisogna trovare il giusto equilibrio. Vedo tanti allenatori sempre tesi, che vanno a mille, ma c'è di mezzo la salute e con essa non si scherza».





