Cerca e trova immobili
SVIZZERA

Ebola, donna ricoverata a Ginevra: ecco cosa provoca il virus nel corpo

Inizialmente l'infezione può sembrare un'influenza, ma nei casi gravi può danneggiare organi vitali
Ebola, donna ricoverata a Ginevra: ecco cosa provoca il virus nel corpo
AFP
L’epidemia di Ebola, iniziata a metà maggio nella Repubblica Democratica del Congo, ha raggiunto la Nigeria.
Ebola, donna ricoverata a Ginevra: ecco cosa provoca il virus nel corpo
Inizialmente l'infezione può sembrare un'influenza, ma nei casi gravi può danneggiare organi vitali

GINEVRA - Una cittadina svizzera risultata positiva all'Ebola è attualmente in cura presso l'Ospedale universitario di Ginevra (HUG). La donna, che aveva viaggiato in Uganda, ha ricevuto la diagnosi il 20 ottobre in Nigeria, dove il marito lavora presso l'ambasciata svizzera. Inizialmente ricoverata in una clinica privata, è stata successivamente rimpatriata dalla Rega con le massime misure di sicurezza, dopo un significativo miglioramento delle sue condizioni di salute. A bordo dell'aereo anche il marito, che non presenta sintomi ma si trova in isolamento presso l’Ospedale universitario di Zurigo (USZ).

Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), la donna ha contratto il virus Bundibugyo (BDBV), una variante dell'Ebola responsabile dell'epidemia in corso nella Repubblica Democratica del Congo. Identificato per la prima volta nel 2007 in Uganda, questo ceppo presenta un tasso di mortalità di circa il 37%, secondo i National Institutes of Health (NIH) statunitensi. Una percentuale inferiore rispetto alla variante Zaire, per la quale la mortalità può raggiungere il 90%. Per il Bundibugyo non esistono attualmente vaccini approvati né trattamenti specifici. Resta inoltre da chiarire dove sia avvenuto il contagio: secondo le autorità ugandesi, la paziente avrebbe visitato anche la Repubblica Democratica del Congo, circostanza che non trova però conferma presso l'OMS e il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).

L'epidemia in corso ha colpito soprattutto la Repubblica Democratica del Congo, dove, secondo le autorità sanitarie nazionali, da maggio sono stati segnalati oltre 9700 casi e circa 4700 decessi. Si tratta della diciassettesima epidemia registrata nel Paese dalla scoperta del virus, circa 50 anni fa. Anche Uganda e Kenya hanno registrato contagi. L'Uganda ha dichiarato conclusa la propria epidemia alla fine di agosto, dopo 42 giorni senza nuovi casi, mentre a Nairobi risultano nove casi, di cui due mortali. L'agenzia sanitaria africana Africa CDC ha definito quella attuale la più rapida epidemia di Ebola della storia.

Una delle caratteristiche del ceppo Bundibugyo è la progressione relativamente lenta dei sintomi iniziali. Come spiegato dalla virologa Corri Levine, della University of Texas Medical Branch, le persone infette possono continuare a svolgere le normali attività anche dopo la comparsa dei primi disturbi. Questa particolarità ha fatto guadagnare alla variante il soprannome di «Ebola ambulante». Il virus si trasmette attraverso il contatto diretto con liquidi corporei infetti, come sangue, saliva, vomito ed escreti, oppure tramite oggetti contaminati. Anche gli animali infetti possono trasmettere la malattia. Il periodo di incubazione varia da due a 21 giorni, ma generalmente i primi sintomi compaiono dopo sei-dieci giorni.

Come si manifesta l'infezione?
I sintomi iniziali possono essere facilmente confusi con quelli dell'influenza o della malaria. Tra i segnali più comuni figurano febbre, forti mal di testa, debolezza, dolori muscolari, vomito e diarrea acquosa. In alcuni casi possono comparire sanguinamenti o ematomi inspiegabili. Nei casi più gravi, secondo l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), la malattia può provocare emorragie importanti, insufficienza di organi vitali come fegato e reni, fino a uno shock cardiopolmonare.

Perché la malattia può diventare mortale?
Il virus Ebola attacca inizialmente soprattutto le cellule del sistema immunitario, nelle quali si moltiplica rapidamente, compromettendo la capacità dell'organismo di reagire all'infezione. Attraverso queste cellule, il virus si diffonde successivamente in diversi organi e tessuti, raggiungendo anche le cellule che rivestono internamente i vasi sanguigni. Il danneggiamento delle pareti vascolari può provocare emorragie e gravi disturbi della coagulazione. La perdita di sangue e liquidi determina un rapido abbassamento della pressione arteriosa. Nei casi più gravi, le alterazioni della circolazione e della distribuzione dei liquidi possono portare a un'insufficienza multiorgano, una delle principali cause di morte associate alla malattia.

La Svizzera è attrezzata per gestire casi di Ebola?
Lunedì l'UFSP, facendo il punto sul caso della donna e del marito, ha spiegato che gli ospedali universitari HUG e USZ sono preparati per simili casi «e sono in grado di fornire un’assistenza adeguata alle due persone interessate, garantendo la sicurezza sia del personale medico-sanitario sia di tutti gli altri pazienti». L’UFSP è in stretto contatto e coordinamento con entrambi i nosocomi (attrezzati dal 2019 per trattare malattie come l'Ebola, sia in termini di personale che di infrastrutture) e con le rispettive autorità cantonali. In conclusione, l'Ufficio federale di sanità pubblica rassicura: «Non sussiste alcun rischio per la popolazione svizzera».

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE