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Sparizioni forzate in Bielorussia, condannato a San Gallo un 48enne

La sentenza, non definitiva, arriva dopo un processo segnato da errori di traduzione e nuove valutazioni sulla testimonianza dell’accusato.
Sparizioni forzate in Bielorussia, condannato a San Gallo un 48enne
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Fonte Sda
Sparizioni forzate in Bielorussia, condannato a San Gallo un 48enne
La sentenza, non definitiva, arriva dopo un processo segnato da errori di traduzione e nuove valutazioni sulla testimonianza dell’accusato.

SAN GALLO - Il Tribunale cantonale di San Gallo ha condannato lunedì un bielorusso a 24 mesi di carcere con la condizionale per sparizione forzata. Secondo l'accusa, nel 1999 l'uomo avrebbe partecipato al rapimento e all'uccisione di tre politici dell'opposizione, quando faceva parte di un'unità speciale del regime di Lukaschenko. In sostanza è stata ribaltata l'assoluzione pronunciata in primo grado per uno dei capi d'accusa, basandosi sulle dichiarazioni rese dall'imputato durante l'inchiesta. L'uomo ha raccontato in modo credibile e dettagliato il proprio coinvolgimento nella sparizione forzata di alcune persone, come ha spiegato lunedì mattina il giudice presidente durante la lettura delle motivazioni della sentenza.

Le contraddizioni emerse in alcune dichiarazioni, non tutte riconducibili ai numerosi errori di traduzione accertati durante il procedimento, non ne comprometterebbero la credibilità, ha aggiunto il giudice. La pena è stata sospesa con un periodo di prova di due anni.

Il condannato dovrà inoltre sostenere un quarto delle spese processuali, che ammontano complessivamente a diverse decine di migliaia di franchi. La sentenza non è però definitiva e può ancora essere impugnata davanti al Tribunale federale.

Diverse circostanze attenuantiIl caso era emerso nel 2019, quando l'uomo, oggi 48enne, aveva dichiarato nella sua domanda d'asilo di aver partecipato all'uccisione di tre politici dell'opposizione in Bielorussia, mentre prestava servizio in un'unità speciale militare. Quelle dichiarazioni avevano dato il via al procedimento.

A differenza del Tribunale distrettuale di Rorschach, i giudici cantonali non hanno ritenuto che l'uomo si fosse inventato la storia per ottenere un vantaggio nella procedura d'asilo. Secondo il giudice, infatti, l'imputato avrebbe confessato tutto soltanto dopo essere stato informato che la sua richiesta d'asilo sarebbe stata respinta.

Oltre alla confessione, il tribunale ha considerato come attenuanti la lunga durata del procedimento e il comportamento dell'imputato, che ha accettato di confrontarsi con la figlia di uno dei politici uccisi, mostrando pentimento e chiedendo scusa. I giudici hanno inoltre tenuto conto del fatto che all'epoca l'uomo era un soldato ventenne, addestrato a eseguire gli ordini. Stando alle sue precedenti dichiarazioni, non avrebbe comunque ucciso personalmente nessuno.

Per gli altri due capi d'accusa, invece, è stata confermata l'assoluzione. Nel primo caso, perché l'imputato non sapeva che la persona rapita sarebbe stata successivamente uccisa. Nel secondo, perché il tribunale non ha riconosciuto ai querelanti privati la legittimazione ad agire.

Gli errori di traduzione e la sentenza di primo grado
Il processo riguardava un reato introdotto nel Codice penale svizzero soltanto nel 2017, sulla base di una convenzione dell'ONU. La norma permette di perseguire in Svizzera anche fatti commessi all'estero. Si trattava della prima accusa di questo genere nel nostro Paese.

La denuncia era stata presentata da due figlie di politici dell'opposizione scomparsi all'epoca e da Trial International, un'organizzazione non governativa (ONG) con sede a Ginevra.

Nel settembre 2023, davanti al Tribunale distrettuale, la Procura aveva chiesto una pena detentiva di tre anni, di cui uno sospeso. I giudici di prima istanza avevano però assolto completamente l'imputato, ritenendo che i fatti non fossero stati dimostrati. Alcune delle sue descrizioni erano state giudicate addirittura assurde, come aveva spiegato il giudice presidente motivando la sentenza.

La Procura non aveva impugnato la decisione, mentre le querelanti private avevano deciso di proseguire la battaglia giudiziaria. Durante l'udienza davanti al Tribunale cantonale sono emerse pesanti critiche nei confronti dell'interprete che, nel processo di primo grado a Rorschach, aveva tradotto dal russo le dichiarazioni dell'imputato.

Una successiva ritraduzione delle registrazioni avrebbe infatti evidenziato oltre mille discrepanze linguistiche. Secondo quanto spiegato dalla Procura davanti al Tribunale cantonale, questi errori avrebbero alimentato i dubbi dei giudici di Rorschach, influenzando così la sentenza di assoluzione.

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