Il 56% della popolazione è preoccupato dalla disinformazione

Aumenta la preoccupazione per le fake news: la fiducia si concentra sui media di qualità mentre cresce la vulnerabilità sulle piattaforme social.
ZURIGO - Il 56,5% di un campione della popolazione svizzero tedesca e romanda attualmente considera la disinformazione attraverso notizie false un grave problema sociale. La quota è nettamente superiore (+8 punti percentuali) rispetto a cinque anni fa, indica uno studio del fög, il centro di ricerca per la sfera pubblica e la società dell'università di Zurigo.
Per il documento pubblicato oggi, come rivela il titolo - Jahrbuch Qualität der Medien 2026 (annuario sulla qualità dei media 2026) - realizzato a scadenza annuale, gli studiosi hanno intervistato in linea 1222 persone nelle due maggiori regioni linguistiche del paese tra il 7 e il 10 luglio scorsi. Il margine d'errore non è pubblicato.
Stando al fög, più della metà degli intervistati si trova quindi regolarmente confrontata a notizie false e ingannevoli nella vita quotidiana, in particolare sulle reti sociali, sulle piattaforme video e tramite chatbot basati sull'intelligenza artificiale (IA).
Alcune narrazioni complottiste disinformative trovano notevole risonanza nell'opinione pubblica: quasi la metà degli intervistati ritiene plausibile che il coronavirus sia stato creato come arma biologica. E il 40% crede alla teoria di un «rinnovamento della popolazione» orchestrato dalle autorità, si legge nel documento.
Il consumo di media di qualità è considerato la protezione più efficace contro la disinformazione. Al contrario, le reti sociali non hanno alcun effetto protettivo. Secondo lo studio, le persone che si informano esclusivamente tramite TikTok o Instagram sono altrettanto vulnerabili alle affermazioni complottiste quanto quelle che non consumano alcuna informazione. Stando al sondaggio, la proporzione di questi due gruppi nella popolazione è del 42%.
I ricercatori del fög hanno osservato un forte sostegno alla Società svizzera di radiotelevisione (SSR): il 57,7% degli interrogati ritiene che questo servizio pubblico sia «importante» o «molto importante». In opposizione con quanto previsto in relazione agli attuali piani di risparmio, gli intervistati si aspettano dalla SSR un'offerta completa che comprenda informazione, istruzione, cultura, sport e intrattenimento.
Mentre le piattaforme tecnologiche hanno incassato fino a 2,5 miliardi di franchi all'anno per la pubblicità, gli introiti dei media locali sono scesi a 1,94 miliardi, secondo il fög. I ricercatori chiedono quindi misure per porre rimedio a questa situazione, come diritti di protezione affini (ossia diritti stabiliti dalla legge federale sul diritto d'autore per gli artisti interpreti o esecutori) e buoni destinati ai giovani adulti per accedere ai media.
La qualità dei media è complessivamente stabile. I ricercatori denunciano però un netto calo del pluralismo: ad esempio, la copertura delle notizie dall'estero si concentra sempre più su poche grandi potenze e zone di crisi attuali. A questo si aggiunge una concentrazione dei media già elevata e in aumento, con pochi operatori che controllano gran parte del pubblico. Anche sul piano dei contenuti si assiste alla concentrazione della copertura mediatica, con notizie riprese sempre più spesso da più media contemporaneamente, indica un comunicato diramato contemporaneamente alla ricerca.
«Una sfera pubblica democratica resiliente ha bisogno di un giornalismo affidabile», afferma, citato nella nota Mark Eisenegger, condirettore del fög. Gli autori e le autrici dell'annuario raccomandano di assicurare la sostenibilità economica del giornalismo di qualità e di promuovere in modo vincolante le competenze informative e mediatiche nei percorsi scolastici e formativi e, soprattutto, di contrastare in modo più incisivo la cosiddetta deprivazione di notizie (news deprivation, il fenomeno per cui le persone che praticamente non consumano notizie o che si informano quasi esclusivamente attraverso le reti sociali sono più vulnerabili alla disinformazione).
I media privati e pubblici dovrebbero inoltre riunire le loro competenze a livello di verifica dei fatti in un'infrastruttura tecnica condivisa. Inoltre, sono necessarie regole trasparenti e verificabili per le piattaforme, i motori di ricerca e i sistemi di risposta basati sull'IA, ad esempio su come vengono selezionate e ponderate le informazioni e come viene gestita la disinformazione.



