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SVIZZERA

«Col senno di poi, farei un apprendistato»

La laurea sembra non andare più di moda: crescono i disoccupati in possesso di un master. A luglio erano circa 18'500, il numero più alto dal 2010.
«Col senno di poi, farei un apprendistato»
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«Col senno di poi, farei un apprendistato»
La laurea sembra non andare più di moda: crescono i disoccupati in possesso di un master. A luglio erano circa 18'500, il numero più alto dal 2010.

ZURIGO - Ha conseguito un master all’Università di Zurigo, ma quattro anni dopo non è ancora riuscito a trovare un impiego fisso nel proprio settore. Nel frattempo ha lavorato come corriere in bicicletta, fattorino per le consegne di cibo e operatore in un call center. La storia di un giovane svizzero, raccontata in un video su YouTube diventato virale, ha raccolto oltre 2’500 commenti, molti dei quali da parte di persone che si ritrovano nella stessa situazione.

Il giovane, che ha studiato data science, statistica e politica, ha definito il proprio titolo di studio un «diploma di master completamente inutile». Secondo quanto racconta, all’Ufficio regionale di collocamento (URC) gli sarebbe stato spiegato che, per entrare nel settore, è soprattutto importante conoscere le persone giuste.

«Il processo di candidatura sembra quasi come compilare una schedina del lotto», racconta invece Alexander, 26 anni, del Canton Argovia. Ha appena concluso un master in biologia al Politecnico federale di Zurigo (ETH) e da tre mesi cerca lavoro senza successo. Il suo obiettivo è entrare nell’industria farmaceutica, per esempio in aziende come Roche, Novartis o Lonza. Per alcune delle poche posizioni destinate ai neolaureati si candidano centinaia di persone. Nel frattempo, Alexander valuta anche soluzioni temporanee, come un impiego a tempo parziale nel commercio al dettaglio: «Voglio fare qualcosa, non stare semplicemente a casa».

A pesargli è anche il confronto con gli ex compagni di scuola che hanno scelto un apprendistato. «Mentre io vivo ancora con i miei genitori e posso vantare poca esperienza professionale, altri hanno già accumulato dieci anni di esperienza, si sono affermati professionalmente e hanno costruito una vita indipendente».

Il 26enne non ha ancora perso la fiducia, ma le risposte negative e le candidature rimaste senza riscontro cominciano a farsi sentire. La sua conclusione è amara: «Bisogna riflettere bene se oggi valga ancora la pena studiare. Una laurea universitaria non è più da tempo una garanzia di migliori prospettive professionali, maggiore sicurezza del posto di lavoro o una situazione finanziaria migliore in futuro. Oggi farei un apprendistato».

Quasi 18’500 disoccupati con un master
I dati dell’Ufficio federale di statistica e della Segreteria di Stato dell’economia (Seco) mostrano che non si tratta soltanto di casi isolati. Nel luglio 2026, quasi 18’500 persone con un master risultavano disoccupate e iscritte agli URC: il dato più alto dall’inizio della rilevazione, nel 2010. Tre anni prima erano circa 9’000.

Tra il 2023 e il 2025, il tasso di disoccupazione tra chi ha conseguito un master è passato dal 3,9 al 6,4%, mentre tra i titolari di un bachelor è salito dal 3,4 al 4,9%. L’aumento è particolarmente marcato nelle scienze economiche, dove il tasso è passato dal 3,5 all’8,5%, e nelle scienze umane e sociali, salite dal 5,1 all’8,5%.

«Le aziende assumono con più prudenza»
Per l’economista Rafael Lalive, professore all’Università di Losanna, la maggiore difficoltà nel trovare lavoro è legata anche all’incertezza economica. Dopo la pandemia, molte aziende cercavano personale; oggi, in Svizzera e in Europa, le assunzioni sono più caute. A risentirne sono soprattutto i giovani con poca esperienza.

Lalive non considera al momento una grande ondata di disoccupazione tra gli accademici lo scenario più probabile, ma non esclude un ulteriore aumento in alcuni settori. Anche gli stage possono facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro, permettendo di acquisire esperienza e contatti. Il rischio, tuttavia, è che sostituiscano posti di lavoro regolari destinati ai neolaureati, mettendo sotto pressione anche i salari.

Un’incognita è rappresentata dall’intelligenza artificiale, che può automatizzare attività finora spesso affidate ai giovani accademici. «Non sappiamo ancora quale effetto prevarrà», osserva l’economista.

Una laurea, sottolinea Lalive, non è mai stata una garanzia di trovare un buon impiego. Rimane però, in media, un investimento valido: chi ha un titolo di studio terziario continua ad avere prospettive occupazionali e salariali migliori rispetto a chi non lo possiede. Le differenze tra indirizzi di studio, tuttavia, potrebbero diventare sempre più marcate.

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