Sopravvissuta a due iniezioni letali: il caso Christa Pike scuote il mondo

Il caso mette in discussione le procedure carcerarie e divide l'opinione pubblica internazionale. Tutte le altre pene di morte che si sono rivelate problematiche.
Christa Pike è sopravvissuta a due iniezioni letali, e ora - dopo il ricovero in ospedale - è tornata in carcere. Il suo è un caso “senza precedenti medici”, come hanno affermato i suoi legali in una nota ufficiale, dato che la Pike, ricoverata in un primo tempo in condizioni critiche, si è risvegliata ed ha ripreso a parlare. La notizia di quanto accadutole ha fatto il giro del mondo, riaprendo l'annoso dibattito sulla opportunità di abolire o meno questa pratica. Alla donna sono state somministrate due dosi di pentobarbital, un potente sedativo che inibisce l'attività del sistema nervoso che, in dosi massicce, può risultare letale. Le persone presenti nel carcere del Tennessee durante la sua esecuzione hanno raccontato che, anche dopo la seconda iniezione, il respiro della donna era perfettamente udibile grazie al microfono rimasto acceso, e che in più occasioni i funzionari della prigione hanno tirato la tenda per impedire che il pubblico potesse vedere cosa stesse succedendo.
Un caso che ha diviso l'opinione pubblica
Le leggi del Tennessee prevedono che la pena capitale venga eseguita tramite la somministrazione di massimo due dosi di questo farmaco, ma non prevedono nulla nel caso in cui l'esecuzione della stessa non provochi la morte della persona. Dopo quanto accaduto, il capo del sistema carcerario del Tennesse, Frank Strada si è dimesso, ed il governatore ha sospeso tutte le esecuzioni fino a fine anno ordinando una indagine interna per capire cosa possa essere successo alla Pike. Sulla vicenda della donna l'opinione pubblica mondiale si è divisa tra coloro che ritengono giusto che sia prevista la morte per coloro che commettono dei crimini particolarmente efferati, e coloro che ritengono un abominio che ai giorni nostri sopravviva tale pena. Di sicuro, sconcerta pensare che una persona venga tenuta in vita all'unico scopo di essere messa nuovamente a morte in esecuzione di una condanna penale. Il trattamento subito dalla donna potrebbe rientrare nella definizione “punizione inusuale ed ingiusta” esplicitamente vietata dall'Ottavo emendamento della Costituzione americana, e se la donna dovesse aver riportato dei danni cerebrali a seguito dei due tentativi falliti di darle la morte, un nuovo ordine di esecuzione della pena capitale risulterebbe incostituzionale per incapacità di capire la pena comminatale.
Live Now FoxChrista PikeChrista Pike, a 18 anni uccide la compagna di classe
La Pike si trova dal 1995 in carcere essendo stata condannata alla pena di morte per aver torturato ed ucciso, all'età di diciotto anni, insieme al suo fidanzato dell'epoca e ad una amica, la diciannovenne Colleen Slemmer, una sua compagna di classe all'istituto Job Corps e probabile rivale in amore. I dettagli dell'omicidio della giovane sono raccapriccianti, basti considerare che la Pike andava in giro con un pezzo di cranio della vittima in tasca vantandosi di quanto fatto, ma per i suoi legali sono anche rappresentativi dello stato mentale alterato della donna, segnata da una vita di abusi fisici e mentali, tentativi di suicidio e reiterati episodi di violenza sessuale. Il punto della situazione, continuano a sottolineare gli avvocati, non è quello di giustificare l'assassina per quanto fatto, ma di arrivare a ritenere la pena capitale uno strumento legale inadatto e ingiustificatamente crudele, soprattutto in Paesi che si vantano di definirsi democratici, e che la Giustizia debba tenere conto del contesto psicologico e sociale nel quale ha agito l'omicida e non ridursi ad una sorta di legge del taglione. Che la pena di morte sia ingiusta a livello etico, e che ponga le persone davanti al dilemma se sia giusto o meno porre fine alla vita di qualcuno in nome di un diritto superiore, è ciò che motiva i suoi contestatori a battersi per la sua abolizione. Negli Stati Uniti, secondo un recente sondaggio del Pew Research Center, su un campione di oltre 3.500 adulti americani, il 66% di loro si è detto “fortemente favorevole” alla pena di morte che, risulta essere legale in 27 Stati e praticata attivamente in 15 di loro. Il 68% di coloro che si sono detti a favore della pena capitale l'hanno definita “moralmente giustificata”, mentre, tra coloro che si oppongono, il 20% si è detto “piuttosto contrario” mentre solo il 13% degli intervistati si è dichiarato “fortemente contrario”.
Le esecuzioni fallite: i terribili casi di Medina e Tafero
Il caso Pike, come visto, è stato dichiarato senza precedenti perché non è mai successo che un condannato a morte sia sopravvissuto all'esecuzione dopo essere stato sottoposto al trattamento previsto e correttamente eseguito. È invece capitato che una persona sia momentaneamente sopravvissuta alla pena capitale per una serie di motivi, rendendo ancora più straziante ed inumana l'intera procedura. Tra i casi più noti vi è quello di Pedro Luis Medina, condannato a morte con la sedia elettrica, la cui esecuzione ebbe luogo il 25 marzo del 1997. Durante la procedura, venne erroneamente posizionata sul capo del condannato una spugna sintetica, invece che una naturale inumidita con acqua salina necessaria per la corretta conducibilità elettrica, che prese fuoco. Nonostante l'autopsia avesse rivelato che l'uomo fosse morto per la scarica elettrica, la visione quasi infernale della testa dell'uomo avvolta dalla fiamme riaccese anche all'epoca il dibattito sulla crudeltà delle esecuzioni capitali e sulla affidabilità dei metodi utilizzati per portarle a compimento. Lo stesso era capitato a Jesse Joseph Tafero, la cui esecuzione ebbe luogo il 4 maggio del 1990. Anche la spugna sintetica usata per Tafero prese fuoco, e per completare la procedura furono necessarie tre scariche elettriche consecutive, prolungando l'agonia dell'uomo per quasi dieci minuti. Si ritiene che questa scena straziante abbia ispirato Stephen King per la scrittura del Miglio Verde: nel celebre romanzo infatti, a causa del sabotaggio della sedia elettrica, il detenuto Delacroix muore nel medesimo modo.
Kenneth Eugen Smith, 20 minuti di spasmi e contorsioni
Il 17 novembre del 2022 era stata fissata l'esecuzione di Kenneth Eugen Smith, condannato a morte tramite iniezione letale. Gli addetti alla procedura tentarono diverse volte di inserire l'ago per effettuare l'iniezione per via endovenosa senza riuscirci, decidendo poi di sospendere l'esecuzione senza però avvertire Smith che rimase legato alla barella senza che gli venisse comunicata la decisione presa. Il detenuto venne poi ucciso il 25 gennaio del 2024, ben due anni dopo, tramite ipossia da azoto, diventando il primo uomo al mondo ad essere giustiziato con questa modalità fortemente criticata dagli oppositori alla pena di morte per la sua crudeltà: durante la sua esecuzione, infatti, Smith aveva mostrato di soffrire molto, contorcendosi per oltre venti minuti tra spasmi e convulsioni. Il 15 dicembre del 2006, ci vollero trentaquattro minuti ad Angel Diaz per morire nonostante la doppia somministrazione di un cocktail di farmaci composto da un barbiturico, un agente paralizzante e una sostanza finalizzata a determinare un crollo cardiaco: l'agonia dell'uomo venne causata da un errore umano, essendogli stati iniettati i farmaci nei tessuti molli e non in vena.
findagrave.comPedro Luis Medina
ImagoKenneth Eugene SmithLe due ore tremende di Romell Broom
Lo stesso accadde nel 2009 in Ohio quando gli operatori ci misero ben due ore per porre fine alla vita di Romell Broom dopo averlo punto per quasi venti volte senza successo, nel 2014 in Arizona quando Joseph Wood morì con una iniezione letale dopo due ore di rantoli e dolori lancinanti, o nel 2026 quando l'esecuzione del cinquantasettenne Tony Carruthers venne sospesa dopo che per un'ora gli operatori avevano cercato di effettuare l'iniezione letale, praticando anche un taglio venoso, una procedura molto dolorosa ed invasiva tentata per raggiungere la vena centrale. L'avvocato dell'uomo raccontò di aver visto il suo cliente “gemere per il dolore e perdere una gran quantità di sangue“. Tornando indietro nel tempo, nel 1879 Wallace Wilkerson venne giustiziato da un plotone di esecuzione che, però, mancarono il cuore del condannato condannandolo a morire tra atroci dolori. Molti testimoni riferirono che l'uomo rimase cosciente per un arco di tempo prolungato e che, durante questo calvario, parlò della sua sofferenza, mentre Roxalana Druse venne condannata a morte per impiccagione a New York nel 1887, ma il cappio non riuscì a spezzarle il collo e la donna, l'ultima morta impiccata a New York, morì per strangolamento tra atroci dolori.
Ohio Department of Correction and RehabilitationRomell BroomSecondo Amnesty International, nel 2025 si è registrato il più alto numero di esecuzioni a livello globale dal 1981: la Cina si conferma il Paese con il più alto numero di esecuzioni capitali, seguita dall'Iran, l'Arabia Saudita, lo Yemen e gli Stati Uniti. Diversi Paesi invece, come il Vietnam o il Gambia, hanno modificato la propria legislazione per escludere la pena di morte da alcuni reati gravi per i quali era prevista, come l'omicidio. Nel suo trattato 'Dei delitti e delle pene' il giurista Cesare Beccaria mise in evidenza la contraddizione insita nella pena di morte dato che “per allontanare i cittadini dall'assassinio ordinino un pubblico assassinio”, definendola come “la guerra della Nazione con un cittadino perché ritiene utile la distruzione del suo essere”. Dal XVIII secolo in poi, un numero crescente di giuristi e sociologi ha messo in evidenza l'insita crudeltà, e inutilità, della pena capitale, essendo dimostrato che la stessa non funge da deterrente come i suoi sostenitori credono, ma costituisce un modo per esercitare il potere statale, in maniera spesso arbitrale o autoritaria. Il discorso è complesso e se in tante legislazioni la pena di morte è stata abolita da tempo, altri Paesi, come visto, continuano a farvi ricorso con le conseguenze tragiche appena viste.
Appendice 1
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