Alle 9:39 di quella mattina nel Gottardo si scatenò l'inferno

Venticinque anni dal tragico rogo nel tunnel che causò la morte di 11 persone e tagliò in due la Svizzera per mesi. La storia di un evento che cambiò per sempre il modo di pensare alla sicurezza nelle gallerie.
È un mercoledì mattina d'autunno. Un autunno che si prospetta già nero, dopo le nubi di fine estate: l'11 settembre delle Twin Towers abbattute, il crollo di Swissair, la strage nel parlamento di Zugo.
Poco dopo le 9:30 un autoarticolato belga, partito dall'Italia, imbocca il portale di Airolo diretto a nord. Davanti ha quasi 17 chilometri di galleria a doppio senso di marcia. Al volante c'è un camionista turco che lavora in Belgio con un visto turistico. Ha bevuto. Fatica a tenere il mezzo in carreggiata e, a circa un chilometro dall'imbocco, urta la parete del tunnel e sbanda sulla corsia opposta.
Sono le 9:39. In senso contrario sta arrivando un camion italiano carico di pneumatici. Alla guida c'è Bruno Saba, 31 anni, di Ivrea. Frena e sterza, evita lo scontro frontale, ma non il contatto laterale: lui viaggia a 10 km/h, il camion belga ancora a 40.
Saba intuisce subito la gravità, legata soprattutto al suo carico: «Mi sono reso immediatamente conto che il carburante unito ai pneumatici che trasportavo avrebbe potuto causare il macello che poi si è verificato. Subito dopo è scoppiato l’incendio e la gente è scesa dai propri veicoli fuggendo di corsa, verso l'uscita principale e gli sbocchi d'emergenza», dichiarerà ai microfoni dell'allora RTSI.
Anche lui scende dal tir e si mette a correre: «Dalla parte del Ticino ce l’hanno fatta tutti. Cosa sia accaduto dall’altra parte non lo so. Ci sono voluti 10 minuti per uscire all'aria aperta e per fortuna la galleria non era ancora stata invasa dal fumo».
Quattro minuti dopo, l'esplosione
Alle 9.43 s'innesca quell'inferno che nessuno ormai può più fermare. Nell'urto un serbatoio si è squarciato e il gasolio cola sull'asfalto. Un cavo elettrico in cortocircuito innesca la miscela di diesel e aria. Scaturisce l'esplosione.
In pochi istanti i due camion e i loro carichi, tra cui centinaia di copertoni, sono avvolti dalle fiamme. La temperatura sale oltre i 1'200 gradi. Il fumo nero invade la galleria e azzera la visibilità. Il rogo si spegnerà solo dopo quasi due giorni.
C'è chi riesce a fare inversione d'emergenza e a tornare verso l'uscita, fra questi anche il noto fotografo Oliviero Toscani, in viaggio verso Zurigo con la moglie: «Mi disse: “Gira la macchina che qua si muore”», ha ricordato lo stesso Toscani intervistato da tio.ch per il ventennale della tragedia.
Archivio Ti-Press/ Claudio Grassi / PolCa TILa foto forse più iconica dell'incendio, scattata da Claudio Grassi.Chi è più vicino al rogo deve abbandonare l'auto e cercare a tastoni, nel buio e nel fumo, una porta del cunicolo di sicurezza. Fuori, ad Airolo, una colonna di fumo si alza dal camino di aerazione e l'aria si riempie di un odore acre, urticante e irrespirabile.
Scatta l'allerta, oggi arriverebbe un push di AlertSwiss, alla popolazione leventinese si chiede di chiudere le finestre e restare in casa: nessuno sa ancora cosa trasportassero quei camion.
tio.chLa homepage di tio.ch di quel giorno, 25 anni fa. Nota curiosa: fu la prima volta che i server del sito andarono “k.o.” a causa del numero elevato di accessi.Due giorni di lotta contro le fiamme
I soccorsi partono in pochi minuti, ma contro quel rogo semplicemente non possono fare nulla. I pompieri entrati dal portale sud perdono quasi subito il contatto radio con la sala comando, perché le fiamme hanno distrutto gli impianti.
Davanti a loro i due camion bloccano la carreggiata e sviluppano una potenza di circa 200'000 kilowatt, quasi sette volte quella per cui era stata progettata la galleria.
Avvicinarsi è impossibile. Le squadre indietreggiano e si limitano a raffreddare il tunnel fin dove possibile, per poi avanzare spanna dopo spanna. Per quasi due giorni il fumo nero continua a tingere il cielo sopra Airolo.
Anche dopo lo spegnimento si avanza con cautela, perché il calore ha fatto crollare parte della soletta e si teme per l'integrità della struttura. Per ore, e poi per giorni, le famiglie aspettano senza sapere chi è rimasto là sotto.
Quando le fiamme si spengono, il conto è di undici morti. Dieci sono state uccise dal fumo, una è morta carbonizzata. Tra le vittime c'è anche il camionista che ha causato l'incidente: il suo corpo viene trovato a 300 metri dal suo autocarro.
Archivio Ti-Press/Gabriele PutzuLa Svizzera tagliata in due
Fino a quel giorno nel tunnel del Gottardo passavano circa 30'000 veicoli al giorno. Da un momento all'altro l'asse nord-sud perse la sua arteria principale e la Svizzera viene - di fatto - tagliata in due.
Il passo del San Gottardo venne tenuto aperto in via del tutto eccezionale fino a dicembre, solo ed esclusivamente per le auto. Le FFS, nel frattempo, riattivarono i treni navetta per le auto tra Airolo e Göschenen, sospesi da vent'anni, e aggiunsero convogli anche per i mezzi pesanti. Tra Lugano e Brunnen (SZ) venne istituito un corridoio per il trasporto combinato.
I camion furono quindi dirottati sul San Bernardino via A13. Su quel tracciato degli anni Sessanta si passa improvvisamente da 500 a oltre 3'000 mezzi pesanti al giorno, con l'eccezione che diventa la norma. L'impatto sulla viabilità fu importante, con gli incidenti sull'autostrada grigionese che si moltiplicano settimana dopo settimana. Si fece quindi largo il timore di una possibile nuova tragedia nel tunnel del San Bernardino.
«Una situazione insostenibile», ammetteva a Swissinfo Michael Gehrken, portavoce dell'USTRA, «anche perché i sistemi di sicurezza sono molto al di sotto di quelli del Gottardo». Con la prima neve, nella notte tra il 23 e il 24 novembre, entrambi i passi vennero chiusi e per ore i camion furono fermati al confine.
Archivio Ti-Press/Gabriele PutzuLa gremita conferenza stampa post-tragedia, in primo piano il consigliere di Stato Marco Borradori.Le polemiche alla riapertura, le piccate fra Coira e Bellinzona
Il tunnel riaprì il 21 dicembre 2001, dopo 58 giorni di lavori. La decisione del Consiglio federale di far passare subito anche i camion, con un tetto di 3'700 mezzi pesanti al giorno contro i 5'500 di prima, scatenò la polemica.
Ticino e Uri avrebbero voluto una riapertura per le sole auto. I Grigioni, che ambivano con una certa urgenza ad alleggerire il carico viario sulla A13, la spuntano. A tacciare il Ticino di «egoismo» è l'allora presidentessa del Consiglio di Stato, poi (controversa) consigliera federale, Eveline Widmer-Schlumpf.
Per nove mesi i camion non possono incrociarsi in galleria: passano a senso unico alternato, a turni di due ore. Ai portali si formano lunghe colonne e cresce il malumore degli autotrasportatori. Intanto, a sud delle Alpi, torna con forza una richiesta destinata a perdurare negli anni: quella relativa al raddoppio.
A sostenerlo a spada tratta è Giugliano Bignasca che parla di «vergogna» e di «un imbuto che va messo a posto».
«Era come se sul villaggio fosse scesa la notte»
Nel 2001 Mauro Chinotti era sindaco di Airolo e vicecapo esercizio della galleria, che negli anni Settanta aveva contribuito a costruire. Quella mattina era in riunione quando la centralinista diede l'allarme.
«Osservando le immagini dalla sala comando e il fumo che cominciava a uscire dal camino, ci rendemmo subito conto dell'estrema gravità di quanto stava succedendo, ma non della sua ampiezza», ha raccontato in occasione del ventennale sulle pagine de laRegione.
Archivio Ti-Press/Samuel GolayNella foto da sinistra, Mauro Chinotti sindaco di Airolo, Marco Borradori, Moritz Leuenberger e il cancelliere federale Achille Casanova.Gli scenari d'intervento erano stati oggetto di esercitazioni fin dall'apertura del 1980: «Tutta la struttura era ben organizzata e allenata per intervenire su scenari difficili, sia a livello pompieristico che tecnico. Ma quando in pochi minuti si è catapultati in una situazione devastante e si è confrontati con la cruda realtà, non è facile», ha raccontato sempre Chinotti a tio.ch. Il fumo che usciva dagli sfoghi fu tale da oscurare il cielo: «Era come se sul villaggio fosse scesa la notte», ricorda il sindaco.
Malgrado fossero passati vent'anni, sempre a laRegione, ha confidato: «Ho la scorza dura, ma non riesco a cancellare quelle immagini. Ogni tanto ritornano, specialmente di notte».
Erano stati preventivati 15,5 milioni e una sessantina di giorni: ne servirono 15,3 e 58 giorni. «Per risanare il tunnel del Monte Bianco ci vollero due anni e mezzo», conclude.
Quel contagocce che ha cambiato tutto
Come altre tragedie d'impatto, anche il rogo nel Gottardo ha portato a una serie di cambiamenti fondamentali per quanto riguarda la gestione del tunnel più lungo d'Europa.
La più importante risulta senz'altro l'introduzione dell'ormai stranoto “contagocce” che regola l'accesso dei mezzi pesanti nel tunnel. Una novità che ha portato a una significativa riduzione dei sinistri (da 40-60 a dieci o poco più ogni anno), così come degli esiti mortali.
Ad accompagnare la misura anche l'istituzione di due centri di controllo del traffico pesante, quello di Ripshausen (UR) prima e poi quello di Giornico.
Nel tunnel rinnovato è stato cambiato anche il sistema di aspirazione del fumo, sono state rese più visibili le vie di fuga ed è stato rivisto anche tutto il sistema della segnaletica di sicurezza.
A livello nazionale, inoltre, l'USTRA ha controllato tutte le gallerie autostradali sopra i 600 metri: 126 su 220 non erano del tutto conformi alle norme. Per la messa in regola sono stati investiti, al 2025, circa 1,6 miliardi di franchi.
Oggi ad Airolo un evento spontaneo per ricordare le vittime
Venticinque anni dopo, Airolo si ferma di nuovo. Un gruppo spontaneo ha organizzato per questo sabato 24 ottobre un momento di raccoglimento davanti al monumento alle vittime, accanto alla centrale di ventilazione. Alle 9:30 verranno posati i fiori. Alle 9:39, l'ora dello scontro, il parroco fra' Edy Rossi-Pedruzzi guiderà una preghiera. Alle 10 prenderanno la parola Mauro Chinotti per il gruppo promotore, il sindaco di Airolo Oscar Wolfisberg, il consigliere di Stato Norman Gobbi e Marco Fioroni, capo della filiale USTRA di Bellinzona. Seguirà un'informazione sui lavori di scavo del secondo tubo, ma senza visita al cantiere.
Fonte: laRegione
Appendice 1
Gallery
Archivio Ti-Press/ Claudio Grassi / PolCa TILa foto forse più iconica dell'incendio, scattata da Claudio Grassi.
Ti-Press/Polizia Cantonale TI/Ely RivaUna delle vetture nel tunnel, squagliata dal calore.
Archivio Ti-Press/Polizia Cantonale TI/Ely RivaIl cedimento della galleria, a causa del calore estremo.
ArchivioTi-Press/Samuel GolayIl portale sud, sbarrato.
Archivio Ti-Press/Samuel GolayNella foto da sinistra, Mauro Chinotti sindaco di Airolo, Marco Borradori, Moritz Leuenberger e il cancelliere federale Achille Casanova.
Archivio Ti-Press/Ely RivaI media accompagnano il comandante Romano Piazzini nella galleria.
tio.chLa homepage di tio.ch di quel giorno, 25 anni fa. Nota curiosa: fu la prima volta che i server del sito andarono “k.o.” a causa del numero elevato di accessi.
Archivio Ti-Press/Gabriele PutzuLa gremita conferenza stampa post-tragedia, in primo piano il consigliere di Stato Marco Borradori.
Archivio Ti-Press/PolCa TI
Archivio Ti-Press/Gabriele Putzu
Archivio Ti-Press/Gabriele Putzu



