Polizia tartassata dai coatti

Quasi un ricovero forzato al giorno. E gli agenti si trovano a intervenire anche in situazioni di alta tensione emotiva, come spiega Marco Zambetti, capo area gendarmeria della Cantonale.
BELLINZONA - A volte bastano le parole. Altre serve usare la forza. Sta di fatto che la Polizia in Ticino è confrontata con una media di quasi un ricovero coatto al giorno. Specchio di una società che sta soffrendo dal punto di vista psicologico. E si tratta di un fenomeno che il maggiore Marco Zambetti, capo area gendarmeria della Polizia cantonale, conosce bene.
Maggiore, quanti sono i ricoveri coatti per cui le forze di polizia sono chiamate in causa in un anno?
«Nel corso del 2025 le richieste di intervento per persone bisognose di assistenza psichiatrica o già collocate in strutture ospedaliere sono state complessivamente 311».
Il dato sembra in aumento. È così?
«Fino al 2022 veniva usato un altro sistema di calcolo e quindi non possiamo fare paragoni. Ma sappiamo che nel 2023 abbiamo ricevuto 265 richieste di intervento, nel 2024 le richieste sono state 250. E nei primi nove mesi nel 2026 sono state 261».
Perché viene chiamata la polizia?
«Perché garantiamo la sicurezza operativa sia sul luogo dell’avvenimento sia presso la struttura ospedaliera; eventualmente anche prestando collaborazione per gli spostamenti presso le strutture designate. La collaborazione della polizia è in particolare richiesta quando il paziente può mettere in pericolo la propria integrità fisica o la propria vita o quelle altrui. Noi dobbiamo assicurare le condizioni di sicurezza necessarie per consentire al personale sanitario di svolgere il proprio compito».
Su quali aspetti gli agenti devono essere pronti?
«Se necessario si ricorre anche all’impiego della forza fisica, sempre nel rispetto del principio di proporzionalità e con l’obiettivo di garantire la sicurezza di tutte le persone coinvolte. Ci si riesce prestando particolare attenzione alla dignità e al benessere della persona bisognosa di assistenza».
La gente oggi filma tutto col telefonino. Questo è un po' frustrante per voi?
«Questo aspetto fa parte del contesto nel quale gli agenti di polizia si trovano a operare e non deve condizionare la gestione dell’intervento. Si sa che le immagini riprese dall’esterno possono restituire solo una parte di quanto accade, senza permettere di comprendere il contesto. È importante che gli agenti mantengano sempre un comportamento professionale, rispettoso e proporzionato, anche nelle situazioni che richiedono un intervento coercitivo».
Quali sono le controindicazioni di simili interventi?
«Ogni intervento deve essere gestito in funzione della situazione concreta e non può essere considerato una semplice attività di routine. L'obiettivo è quello di garantire un intervento adeguato, proporzionato e il meno traumatico possibile. L'impiego della forza fisica può infatti comportare conseguenze sia sul piano fisico sia su quello psicologico, tanto per la persona interessata quanto per gli operatori coinvolti».
Anche per gli agenti di polizia?
«Certo. Anche per gli agenti confrontarsi con situazioni di forte sofferenza, agitazione o conflittualità può rappresentare un carico emotivo significativo, le cui conseguenze non devono essere sottovalutate. In questo ambito gli agenti sono sensibilizzati rispetto alla complessità di tali situazioni, favorendo una maggiore consapevolezza».
A livello formativo sono diverse le iniziative che portate avanti.
«Sì. Nel percorso formativo di un agente vi è ad esempio una giornata di sensibilizzazione organizzata presso la Clinica psichiatrica cantonale. In questo contesto gli agenti in formazione hanno l’opportunità di confrontarsi direttamente con persone che hanno vissuto l’esperienza di un ricovero coatto. In generale nei corsi di Psicologia di Polizia, gli agenti acquisiscono conoscenze sui principali disturbi psichici e ricevono indicazioni sulle modalità di gestione delle situazioni che coinvolgono persone in condizioni di disagio».



