Stop all'acquisto di Alloggi Ticino: «Oltre 9 milioni e non un appartamento in più»

Il Gran Consiglio boccia l'acquisto del 100% delle azioni della società immobiliare. Il rapporto di maggioranza ha contestato una spesa che non crea nuove abitazioni.
BELLINZONA - Il Cantone non sarà l'unico proprietario di Alloggi Ticino SA (ATISA). Il Gran Consiglio ha accolto oggi, con 46 voti (38 i contrari), il rapporto di maggioranza della Commissione gestione e finanze che chiedeva di bocciare l'acquisizione della società immobiliare.
Il Parlamento era chiamato a esprimersi su un credito di 9,42 milioni di franchi, richiesto dal Consiglio di Stato per rilevare l'intero capitale azionario della società e portare la partecipazione cantonale dal 38 al 100%.
Un tema delicato che aveva scaldato gli animi anche in Commissione dove i due rapporti rappresentavano due visioni diverse sul ruolo del Cantone sul mercato immobiliare.
Il messaggio governativo
Ma cosa prevedeva la proposta del Governo? Attualmente il Cantone possiede il 38% di Alloggi Ticino SA. Con 9,42 milioni si intendeva acquistare il restante 62%, oggi nelle mani dell'Ufficio federale delle abitazioni (36%), di Logis Suisse AG (23%), di BancaStato (2%) e di Banca Cler (1%).
ATISA dispone ora di 1'418 alloggi distribuiti in 61 edifici su tutto il territorio cantonale. Per il Governo, acquistare le azioni rappresentava un'opportunità economica e avrebbe permesso di disporre di uno strumento diretto per attuare la politica cantonale dell'alloggio.
«Non si crea nemmeno un appartamento»
Di tutt'altro avviso il rapporto di maggioranza (relatore Alain Bühler) secondo cui l'acquisizione non aumenterebbe il numero di abitazioni disponibili. Il Cantone spenderebbe 9,42 milioni per assumere il controllo di un patrimonio già esistente, senza affrontare il problema della costruzione di nuovi alloggi accessibili.
«Il problema dell'alloggio esiste», ha sottolineato in apertura sempre Bühler, precisando che la maggioranza della Commissione non contesta il principio, bensì lo strumento proposto. «Ci viene chiesto di spendere oltre 9 milioni di franchi, senza però costruire un appartamento in più. È una buona operazione societaria, ma non per forza di politica pubblica».
PLR, Lega e UDC hanno inoltre evidenziato i rischi finanziari. ATISA presenta un capitale di terzi di circa 215,9 milioni di franchi, di cui 202 milioni in ipoteche distribuite su una novantina di contratti. A questi si aggiungono investimenti per il rinnovo degli immobili stimati in 39,4 milioni di franchi nel prossimo decennio.
Al centro del dibattito c'è dunque il ruolo dello Stato, «che non deve sostituirsi alla società civile e ai privati. La questione è quale ruolo vogliamo attribuire al Governo: un Cantone che coordina e crea le condizioni affinché gli altri attori possano creare l'offerta, oppure un Cantone che interviene in modo diretto».
Un altro nodo riguarda la sostenibilità delle pigioni. Secondo lo stress test citato nei rapporti, la società potrebbe reggere anche tassi d'interesse del 4%, ma solo mantenendo l'attuale politica degli affitti e rinunciando a distribuire dividendi. La maggioranza teme quindi che eventuali interventi politici per ridurre ulteriormente le pigioni possano compromettere l'equilibrio finanziario di ATISA.
«Un'occasione da cogliere»
Per il rapporto di minoranza (relatore Paolo Caroni), il prezzo di acquisto era invece un elemento decisivo: il Cantone avrebbe pagato 1'000 franchi per azione, a fronte di un valore patrimoniale netto stimato di 9'865 franchi. Diventando azionista unico, potrebbe inoltre orientare più direttamente l'attività della società verso l'offerta di alloggi a pigione sostenibile.
«Oggi il cantone detiene il 38%», ha ricordato Caroni. «La questione dei dividendi è significativa, il cantone ha privilegiato il reinvestimento degli utili. Con il controllo integrale gli utili potranno essere destinati prioritariamente al patrimonio immobiliare. Non stiamo inoltre creando una nuova entità statale».
La minoranza riconosceva comunque i rischi finanziari e poneva condizioni precise: ATISA dovrà mantenere la propria autonomia economica, senza diventare una società da finanziare sistematicamente attraverso le casse cantonali.
Avrebbe inoltre dovuto operare in modo complementare al mercato privato, evitare una crescita immobiliare fine a sé stessa e garantire criteri trasparenti nell'assegnazione degli appartamenti.
«Con questi 9,42 milioni non si creano altri appartamenti, ma prendiamo il controllo di oltre 1400 alloggi esistenti. Senza l’acquisizione gli altri azionisti potrebbero privilegiare l'assunzione dei dividendi sul reinvestimento degli utili. Porterebbe ad aumentare la pressione sulle pigioni».
La discussione in aula
«È utile? Ce lo possiamo permettere?». Sono gli interrogativi posti da Natalia Ferrari (PLR) in apertura del suo intervento, richiamando le difficoltà delle finanze cantonali. «Il tema degli alloggi è importante, ma la proposta governativa non convince. Il numero degli appartamenti resterebbe lo stesso».
«Il Cantone è già un azionista importante, in grado di contribuire all'indirizzo strategico della società», ha ricordato Daniele Piccaluga (Lega). «Quando tutti vogliono vendere e solo uno vuole comprare, qualche domanda bisognerebbe porsela». Dire no all'acquisto non significa «respingere la politica dell'alloggio, ma chiedere una politica più efficace, capace di produrre risultati».
«Gli alloggi di utilità pubblica favoriscono in media pigioni di oltre il 10% inferiori rispetto al mercato», ha invece ricordato Fabrizio Sirica (PS), sottolineando l'importanza di questo strumento nella politica dell'alloggio cantonale. «È una risposta concreta alle difficoltà di arrivare alla fine del mese per diverse persone».
Una posizione condivisa anche dalla “collega” Samantha Bourgoin (Verdi). «Troviamo tantissimi argomenti per garantire ai privati il mercato dell'alloggio. Garantisce affitti agevolati del 10%, che rappresentano un sollievo a fine mese per il ceto medio».
La posizione del Consiglio di Stato
Nel suo intervento, il consigliere di Stato Raffaele De Rosa aveva richiamato il caso di via Beltramina a Lugano, «116 alloggi realizzati con il sostegno pubblico per favorire le pigioni accessibili». Con il cambio di proprietà, questi appartamenti sono stati esposti alle logiche del mercato.
«Questa è una lezione importante. Non basta sostenere la costruzione di alloggi a pigione moderata se non siamo in grado di preservarne la funzione. Bisogna disporre di strumenti che permettono di preservare queste offerte accessibili».
De Rosa aveva ripercorso anche l'origine del messaggio governativo, spiegando che a portare alla proposta di acquisizione sono state le ripetute richieste di un importante azionista di poter distribuire i dividendi della società. «Di fronte al rifiuto di queste richieste l'azionista ha quindi chiesto di poter vendere le sue azioni».
Per De Rosa, l'acquisizione avrebbe dunque avuto un valore strategico e non sarebbe soltanto un'operazione societaria. Il consigliere di Stato aveva inoltre sottolineato il peso degli affitti sui bilanci delle famiglie. «L'affitto rappresenta spesso la spesa più importante del reddito. È una difficoltà che interessa sempre di più anche il ceto medio».
E sul fatto che l'operazione non avrebbe portato alla realizzazione neppure di un appartamento in più, De Rosa aveva sottolineato come non fosse l'obiettivo del messaggio, «che punta invece a dotarsi di uno strumento per favorire la politica degli alloggi a pigione moderata».



