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Stipendi dei vertici dell'EOC, il Parlamento non vuole metterci mano

Il Gran Consiglio respinge la proposta di maggiore controllo sulle retribuzioni dei vertici dell'Ente, invocando il rischio di politicizzazione.
Stipendi dei vertici dell'EOC, il Parlamento non vuole metterci mano
Ti-Press / Pablo Gianinazzi
Stipendi dei vertici dell'EOC, il Parlamento non vuole metterci mano
Il Gran Consiglio respinge la proposta di maggiore controllo sulle retribuzioni dei vertici dell'Ente, invocando il rischio di politicizzazione.

BELLINZONA - I compensi dei vertici dell'Ente ospedaliero cantonale (EOC) resteranno di competenza del Consiglio di Stato. Il Gran Consiglio ha bocciato l'iniziativa parlamentare di Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini, che chiedeva di affidare al Parlamento l'approvazione delle remunerazioni del Consiglio di amministrazione (CdA) e di introdurre un rapporto annuale sulle attività e sui costi dell'organo direttivo.

Il rapporto della Commissione sanità e sicurezza sociale (relatore Alessandro Cedraschi) che raccomandava invece al Gran Consiglio di respingere l'iniziativa è stato accolto con 64 voti.

L'iniziativa prevedeva due modifiche alla Legge sull'EOC. La prima avrebbe imposto al Consiglio di amministrazione di presentare annualmente al Parlamento un rapporto sulla propria attività e sui relativi costi. La seconda avrebbe trasferito dal Consiglio di Stato al Gran Consiglio la competenza di approvare le remunerazioni dei membri del CdA.

Politicizzare l'EOC?
«La sostanza dell'opposizione è che il Cda delle EOC non è un organo politico, secondo la commissione ci sarebbe il rischio di politicizzare le EOC», ha esordito Pronzini. «Come si potrebbe qualificare allora l'intervento di Zali per l'assunzione di una sua amica?».

Pronzini ha poi richiamato il caso Hospita e la commissione parlamentare d'inchiesta sulle possibili combine. «La nostra proposta è molto moderata e credo che sia ragionevole».

«Una caccia alle streghe»
Di diverso avviso la Commissione, secondo cui la trasparenza può essere migliorata senza modificare la ripartizione delle competenze tra Governo e Parlamento. «Non capisco perché bisogna seguire la moda della caccia alle streghe», ha spiegato Cedraschi. «La proposta svilisce l'operatività dei vertici dell'EOC. Non si vuole riconoscere il controllo del Gran consiglio che già esiste».

La Commissione ha sottolineato in particolare che il CdA dell'EOC non è un organo politico. Affidare al Parlamento la decisione sui compensi significherebbe quindi introdurre una valutazione politica in un ambito che dovrebbe rispondere a criteri professionali.

Più trasparenza, anche senza una modifica di legge
Pur proponendo la bocciatura dell'iniziativa, la Commissione ha invitato il Consiglio di Stato a garantire una maggiore trasparenza sull'operato del CdA. In particolare, ha chiesto che nella relazione annuale sulla gestione dell'EOC fossero pubblicati sistematicamente il numero delle sedute, i costi complessivi di funzionamento e gli emolumenti e le indennità riconosciuti ai membri.

Secondo la Commissione, questi dati possono essere resi pubblici senza introdurre nuovi obblighi di legge. Diverso il discorso per i verbali delle riunioni, che non possono essere diffusi integralmente perché potrebbero contenere informazioni strategiche e confidenziali.

La posizione del Consiglio di Stato
Per il consigliere di Stato Raffaele De Rosa, l'Ente garantisce già un certo grado di trasparenza. «Le remunerazioni sono inoltre congrue per il ruolo e le responsabilità assunte che richiedono competenze specifiche. È corretto che i compensi siano valutati secondo questi elementi. Mantenere una chiara divisione delle competenze non significa ridurre il controllo parlamentare, ma preservare un equilibrio istituzionale».

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