Cerca e trova immobili
CANTONE

«Basta soldi a Berna, è ora di picchiare i pugni con i più "forti"»

Una risoluzione di Roberto Ostinelli solleva il tema della disparità tra quanto il Cantone versa alla Confederazione e quanto riceve in cambio.
«Basta soldi a Berna, è ora di picchiare i pugni con i più "forti"»
Ti-Press / Francesca Agosta
Fonte RED
«Basta soldi a Berna, è ora di picchiare i pugni con i più "forti"»
Una risoluzione di Roberto Ostinelli solleva il tema della disparità tra quanto il Cantone versa alla Confederazione e quanto riceve in cambio.

BELLINZONA - Bloccare il versamento a Berna della quota federale dell'imposta federale diretta (IFD) riscossa in Ticino, trattenendo le somme nelle casse cantonali fino a quando la Confederazione non si impegnerà a rivedere i criteri della perequazione finanziaria. È la proposta contenuta in una risoluzione generale presentata oggi, 27 ottobre, al Gran Consiglio da Roberto Ostinelli.

La richiesta è sicuramente di quelle destinate a far discutere: sospendere immediatamente il trasferimento alla Confederazione di circa l'80% dell'imposta federale diretta incassata sul territorio cantonale. Il denaro non verrebbe utilizzato dal Cantone, ma depositato in un conto vincolato fruttifero presso la Tesoreria cantonale, in attesa di una risposta concreta da Berna.

«Diamo centinaia di milioni, riceviamo briciole»
Alla base della proposta c'è quella che Ostinelli definisce una «grave sproporzione» nei rapporti finanziari tra Ticino e Confederazione. Secondo le cifre riportate nella risoluzione, il gettito dell'imposta federale diretta trasferito annualmente a Berna dal territorio ticinese ammonterebbe a circa 700-800 milioni di franchi.

Di contro, attraverso la perequazione finanziaria, il Ticino riceverebbe 98 milioni nel 2026, dopo gli 86,8 milioni del 2024. Per il 2027 sono previsti 122 milioni. Importi che, secondo il promotore, risultano particolarmente contenuti rispetto a quelli destinati ad altri Cantoni: oltre 1,3 miliardi a Berna, 880 milioni al Vallese e 610 milioni a Friburgo.

Un calcolo sbagliato?
Il problema, sostiene Ostinelli, risiederebbe nei criteri utilizzati per calcolare il potenziale fiscale dei Cantoni. Il Ticino verrebbe considerato più ricco di quanto non sia realmente, perché gli indicatori non terrebbero adeguatamente conto delle particolarità del mercato del lavoro transfrontaliero e delle caratteristiche del territorio.

Tra le criticità denunciate figurano la ponderazione del reddito dei frontalieri, il trattamento dei contribuenti tassati alla fonte e la mancata considerazione degli oneri specifici dei Cantoni di frontiera. La risoluzione contesta inoltre l'assenza di un indicatore capace di rappresentare correttamente la morfologia del territorio montano, indipendentemente dall'altitudine.

Le accuse alla Confederazione
Nel documento viene criticato anche l'atteggiamento delle autorità federali, accusate di aver ripetutamente respinto o rinviato gli interventi correttivi richiesti dal Ticino.

Il Consiglio di Stato, ricorda il promotore, avrebbe già presentato dati, approfondimenti tecnici e richieste formali, anche attraverso lettere inviate nel novembre 2024. Nonostante ciò, secondo quanto riportato nella risoluzione, una revisione sostanziale dei meccanismi perequativi non entrerebbe in vigore prima del 2030.

Una prospettiva giudicata incompatibile con la situazione delle finanze cantonali. Il documento richiama infatti i disavanzi previsti nei prossimi anni, con cifre nell'ordine di 300-500 milioni di franchi, e le difficoltà legate al rispetto del freno all'indebitamento.

Il rischio denunciato è che il Cantone sia costretto a ulteriori misure di risparmio, con ripercussioni sui servizi pubblici e sugli aiuti alla popolazione. Tra gli esempi citati figurano i sussidi per i premi di cassa malati, di cui beneficia, secondo la risoluzione, il 30,8% della popolazione ticinese.

Salari, frontalieri e fuga dei giovani
La contestazione non riguarda soltanto i rapporti finanziari con Berna. Ostinelli collega infatti le presunte distorsioni della perequazione anche alle difficoltà strutturali dell'economia ticinese.

Nel documento si richiama il divario salariale con il resto della Svizzera, che avrebbe raggiunto circa 1'200 franchi mensili rispetto alla mediana nazionale. Vengono inoltre citati un tasso di disoccupazione secondo i criteri dell'Organizzazione internazionale del lavoro superiore al 6% e un saldo migratorio giovanile negativo, con oltre 11'000 giovani che avrebbero lasciato il Cantone dal 1992.

Secondo il promotore, questi elementi dimostrerebbero come gli attuali indicatori federali restituiscano un'immagine distorta della capacità economica ticinese, senza considerare adeguatamente la pressione sul mercato del lavoro e il potere d'acquisto dei residenti.

La proposta: trattenere i soldi fino a una decisione di Berna
La risoluzione chiede quindi al Gran Consiglio di determinare il blocco dei versamenti della quota federale dell'IFD e di invitare o incaricare il Consiglio di Stato a sospendere immediatamente i trasferimenti.

Lo sblocco delle somme verrebbe subordinato a una decisione formale e tempestiva del Consiglio federale per avviare un riesame straordinario dei criteri della perequazione finanziaria. In particolare, Berna dovrebbe impegnarsi a riconoscere gli oneri specifici dei Cantoni di frontiera, a correggere la ponderazione del gettito fiscale dei frontalieri e a considerare maggiormente le caratteristiche morfologiche del territorio ticinese.

Il documento richiama, a sostegno della proposta, alcuni precedenti nei quali il Ticino ha adottato misure autonome per tutelare i propri interessi. Tra questi figurano i provvedimenti cantonali durante la pandemia di Covid-19 e il blocco dei ristorni fiscali dei frontalieri, con 50 milioni di franchi trattenuti.

Si tratta, nella lettura del promotore, di precedenti politici che giustificherebbero un'iniziativa di «autotutela finanziaria». La risoluzione richiama a questo proposito diversi articoli della Costituzione federale, della legislazione sulla perequazione e della legge sull'imposta federale diretta. La possibilità giuridica di sospendere unilateralmente i versamenti alla Confederazione resta tuttavia una questione da chiarire.

Infine, Ostinelli chiede che anche la Deputazione ticinese alle Camere federali sostenga compattamente la misura, utilizzandola come leva politica per ottenere una revisione dei rapporti finanziari tra il Cantone e la Confederazione.

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE