Quelle parole sulla violenza che spaccano i giovani

Dopo le frasi controverse sulla violenza, lo Sciopero giovanile prende le distanze: «Non ci rappresentano». Ma la rabbia resta alta e i giovani annunciano due giornate di protesta in Ticino.
BELLINZONA - La coalizione ticinese dello Sciopero giovanile prende le distanze dal controverso comunicato diffuso la scorsa settimana da Sciopero per il clima Ticino sulle violenze durante le manifestazioni in Italia e Francia.
In una nota stampa, il collettivo ribadisce la volontà di organizzare una mobilitazione pacifica in vista della giornata di protesta del 20 novembre.
Le distanze dal comunicato sulle violenze
A suscitare perplessità tra gli organizzatori è stata la posizione di Sciopero per il clima Ticino, che nel comunicato metteva in discussione le condanne politiche delle devastazioni avvenute durante le proteste nei Paesi vicini.
Il passaggio più controverso riguardava proprio il ricorso alla violenza come risposta alla politica: «La violenza è forse proprio ciò che la politica ticinese e svizzera si meriterebbe», si leggeva nel documento, che evocava anche «vetrine di catene internazionali rotte e palazzi di potere in fiamme».
Una mobilitazione pacifica e accessibile
Da queste parole la coalizione ticinese dello Sciopero giovanile prende ora le distanze, chiarendo che il comunicato rappresenta «una presa di posizione autonoma e non esprime la posizione condivisa della coalizione».
Il collettivo ribadisce che il proprio impegno si fonda «sulla partecipazione e sulla costruzione di una mobilitazione pacifica e accessibile». È con questo spirito che intende portare in piazza, il prossimo 20 novembre, studenti, apprendisti e giovani lavoratori.
Non è il primo collettivo a smarcarsi dalle parole di Sciopero per il clima Ticino. Già questa mattina la Gioventù Comunista aveva precisato che la violenza non fa parte della propria azione politica.
«La rabbia dei giovani chiede risposte politiche»
Prendere le distanze dalla violenza, però, non significa rinunciare alle critiche verso le istituzioni. Per la coalizione, «la rabbia e il disagio delle giovani generazioni chiedono risposte politiche concrete». Il dibattito pubblico dovrebbe quindi concentrarsi sulle cause del malcontento e sulle rivendicazioni dei giovani.
Le richieste riguardano innanzitutto la formazione, con lo stop ai tagli alla scuola pubblica, maggiori risorse e un diritto allo studio garantito indipendentemente dal reddito familiare. Sul fronte del lavoro, la coalizione rivendica salari dignitosi, condizioni rispettose e misure contro la precarietà e lo sfruttamento negli stage.
Tra le priorità figurano anche l'accesso agli alloggi, il contenimento dei costi della cassa malati e il rafforzamento dei servizi pubblici e della protezione sociale. A queste si aggiungono la giustizia climatica e l'opposizione alla militarizzazione e alle politiche di riarmo.
«Vogliamo poter studiare, lavorare e costruire il nostro futuro anche in Ticino, senza essere costretti a partire per mancanza di prospettive», sottolinea la coalizione, che chiede alle autorità di rivedere le priorità delle politiche pubbliche.
Il 24 novembre in piazza con i sindacati
La mobilitazione non si fermerà però al 20 novembre. La coalizione ha annunciato infatti la propria adesione alla manifestazione promossa dai sindacati VPOD, OCST e SIT per il 24 novembre, alle 18, davanti a Palazzo del Governo a Bellinzona.
Al centro della protesta ci saranno i tagli cantonali e la richiesta di recuperare il carovita per il personale pubblico, parapubblico e sociosanitario.
Per lo Sciopero giovanile, le condizioni di studio delle nuove generazioni sono strettamente legate a quelle di lavoro di insegnanti, operatori sanitari e dipendenti dei servizi pubblici. «Difendere il personale significa difendere anche la qualità dei servizi sui quali tutte e tutti dobbiamo poter contare».
La coalizione invita quindi i giovani a scendere in piazza in entrambe le occasioni, considerate parte di un'unica mobilitazione contro l'austerità, a difesa del potere d'acquisto e di servizi pubblici adeguati.
A riassumere le rivendicazioni è lo slogan scelto per le due giornate: «Lottiamo per il nostro futuro, non per le loro guerre».



