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«La violenza è forse ciò che la politica si meriterebbe»

Il movimento Sciopero per il clima Ticino accusa la politica di ignorare le motivazioni della rabbia giovanile e rivendica una lettura più profonda delle recenti proteste.
«La violenza è forse ciò che la politica si meriterebbe»
IMAGO / Anadolu Agency
Fonte red
«La violenza è forse ciò che la politica si meriterebbe»
Il movimento Sciopero per il clima Ticino accusa la politica di ignorare le motivazioni della rabbia giovanile e rivendica una lettura più profonda delle recenti proteste.

BELLINZONA - Gli strascichi di quanto accaduto lo scorso fine settimana in Italia e in Francia non risparmiano neppure il Ticino. E non poteva essere altrimenti. A intervenire sulle proteste e sulle violenze che hanno accompagnato le manifestazioni nei paesi vicini è la sezione ticinese del movimento "Sciopero per il clima", che in un comunicato ha preso posizione questa sera contro le condanne espresse dal mondo politico invitando a interrogarsi sulle cause della rabbia giovanile.

Una riflessione che arriva in vista della manifestazione prevista per il prossimo 20 novembre.

«Si parla dei danni, non delle ragioni delle proteste»
Il movimento critica innanzitutto il modo in cui le manifestazioni degli ultimi giorni sono state raccontate e commentate. «Città devastate, municipi storici bruciati, vetrine distrutte», si legge nel comunicato. Immagini che, secondo gli attivisti, hanno monopolizzato il dibattito politico e mediatico, mettendo in secondo piano le motivazioni delle proteste.

Nel mirino finiscono le condanne arrivate da tutto l'arco politico. Non soltanto dalla destra, ma anche dalla sinistra, la cui «stragrande maggioranza delle realtà ha preso senza esitazione le distanze dai danni e dalle violenze degli ultimi giorni».

«Ma è facile condannare violenze. Chi non è contro la violenza?». Secondo il movimento, il dibattito pubblico dovrebbe superare quella che definisce una lettura semplicistica degli avvenimenti e cercare invece di comprenderne le cause profonde.

La rabbia di una generazione
Per gli attivisti, le devastazioni registrate nelle città italiane e francesi sarebbero l'espressione di una «frustrazione giovanile più che legittima», accumulata dopo anni di politiche considerate ostili alle nuove generazioni.

Le accuse riguardano in particolare la crisi climatica, le responsabilità dei governi nei conflitti e le scelte politiche compiute durante la pandemia. Su quest'ultimo punto, il movimento sostiene che le autorità abbiano dimostrato di saper adottare misure straordinarie per proteggere le persone anziane, senza però mostrare la stessa disponibilità a compiere sacrifici per garantire un futuro dignitoso alle nuove generazioni.

Da qui una domanda: «È quindi davvero da condannare questa violenza? O dobbiamo piuttosto renderci conto che ogni singolo danno, ogni singola ferita non è responsabilità individuale ma un completo fallimento politico?».

Le accuse alla politica ticinese e svizzera
La riflessione si sposta quindi sul nostro paese. Secondo Sciopero per il clima, le responsabilità denunciate non riguardano soltanto i governi di Italia e Francia, ma coinvolgono direttamente anche le istituzioni svizzere.

Il movimento chiama in causa il Consiglio federale, il Consiglio di Stato ticinese e i Municipi delle principali città del cantone, accusandoli di condividere le responsabilità politiche per il futuro delle giovani generazioni.

«Il governo svizzero, così come il Consiglio di Stato e i Municipi delle più importanti città ticinesi, hanno le mani sporche del sangue della nostra generazione tanto quanto ce l'hanno i governi delle nazioni confinanti».

«La violenza è forse ciò che la politica si meriterebbe»

Ma non è tutto. Sciopero per il clima mettere in discussione la condanna delle violenze e delle devastazioni, sostenendo che queste possano essere lette come una conseguenza delle responsabilità politiche accumulate negli anni.

«Nonostante tutte queste condanne, la violenza è forse proprio ciò che la politica ticinese e svizzera si meriterebbe. Forse, di fronte a una situazione come questa, la prospettiva di vetrine di catene internazionali rotte e palazzi di potere in fiamme diventa nettamente meno deprecabile; che i politici, anche quelli locali, paghino finalmente il conto della loro incompetenza, della loro corruzione e della loro malafede».

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