Il "carrarmato" ex Lugano Domen Crnigoj si racconta: la nuova vita a Cipro e gli anni in bianconero

Chiacchierata con l'ex FCL Domen Crnigoj, in Ticino fra il 2015 e il 2020: «Quanti bei ricordi, ma anche un pizzico di amaro in bocca per l'ultima stagione, dove nessuno mi ha mai chiesto se volessi rimanere»
Chiacchierata con l'ex FCL Domen Crnigoj, in Ticino fra il 2015 e il 2020: «Quanti bei ricordi, ma anche un pizzico di amaro in bocca per l'ultima stagione, dove nessuno mi ha mai chiesto se volessi rimanere»
LUGANO - Cinque anni intensi, durante i quali non si è mai tirato indietro. Lo chiamavano il «carrarmato», perché in campo, quando c'era da combattere, il suo prezioso contributo non mancava mai. Dopo aver lasciato Lugano nel 2020, Domen Crnigoj ha proseguito la sua carriera in Italia, vestendo le maglie di Venezia, Salernitana - con cui ha collezionato 49 presenze in Serie A e segnato tre gol -, Reggiana e Südtirol. Nelle ultime settimane è approdato a Cipro, in un club decisamente particolare: l'Omonia 29th May, che ha alle spalle una storia fuori dal comune.
Fondato nel 2018 dagli ultras della Gate 9, storico gruppo di tifosi dell'AC Omonia Nicosia, il club è nato per protestare contro la privatizzazione della società, passata nelle mani di un investitore privato. Gestito interamente dai tifosi attraverso l'azionariato popolare, senza ricchi proprietari, l'Omonia 29th May si oppone al calcio moderno. In pochi anni ha compiuto una scalata impressionante, passando dall'ultimo livello dei dilettanti fino al debutto nella First Division, la massima serie cipriota. Una storia che ha affascinato anche l'ex bianconero. «Sono contento della scelta - ci ha detto lo sloveno - Ho avuto anche altre offerte, ho atteso un po' e diciamo che questa mi ha convinto. Quello cipriota è un campionato davvero interessante, dove viene dato ampio spazio anche ai giocatori un po' in là con gli anni e da cui "partono" quattro o cinque squadre (a dipendenza di chi vince la coppa, ndr) per le competizioni europee. Non è un caso se qui giocano calciatori come David Luiz e Jovetic. Anche il clima è piacevole e in questi giorni ci sono 26/27 gradi. La trasferta più lontana è un'ora di pullman».
Un presidente capo ultras - «Il nostro presidente è sempre stato il capo ultrà, anche della 'vecchia' AC Omonia Nicosia. Poi, con il tempo, si è un po' defilato. Diciamo che non gira più a petto nudo sugli spalti (ride, ndr). Adesso ha sicuramente molte più responsabilità...».
Una stagione tranquilla - «Il nostro obiettivo prioritario è la salvezza. Questo campionato funziona un po' come quello svizzero: a metà stagione la classifica viene divisa in due, con le squadre della parte alta che lottano per il titolo e quelle della parte bassa per la salvezza. Attualmente siamo noni (le prime sei lottano per il titolo, ndr) e proveremo a raggiungere i playoff. Il tifo è un po' più caldo rispetto a Lugano, anche perché quando giocavo io a Cornaredo c'era un po' di silenzio... (ride, ndr)».
Il ricordo di Lugano - «Mi ricordo che quando ero a Cornaredo non avevamo nemmeno una palestra. Abbiamo conquistato due volte l'Europa League, che ai tempi era una competizione di tutto rispetto, prima che arrivasse anche la Conference. Per quel Lugano era sicuramente un piccolo miracolo. Ora sono felice di sapere che il club si sia professionalizzato sotto tutti i punti di vista. Se sento ancora qualcuno? Ogni tanto mi scrivo con Mihajlovic, Alioski, Mariani, Golemic e Jozinovic. E poi sento sempre Mauro, Nadir e Stefano, tre tifosi speciali che non mancavano mai a Cornaredo e con i quali ho mantenuto ho un ottimo rapporto. Senza dimenticare Vladimira, una signora che vive e lavora ancora a Lugano e che mi ha aiutato tantissimo».
Renzetti - «Era un presidente appassionatissimo, se non ci fosse stato lui il Lugano non sarebbe quello che è oggi. Ha portato la squadra in Super League, ha fatto una finale di Coppa ed è andato due volte in Europa. Così facendo ha permesso a qualcuno di importante dall'estero di bussare alla porta del club. Il pubblico mi voleva bene, ma nell'ultimo anno ci sono rimasto un po' male. Ero in scadenza di contratto ed ero stato messo fuori rosa, succedevano un po' di cose strane. Nessuno mi ha mai chiesto se volessi rinnovare o no, ma nel calcio ho imparato che queste cose accadono. Qualcosa di simile mi è successa anche a Venezia, dove a un certo punto mi hanno messo fuori dal progetto. Non devi nemmeno prendertela, i presidenti e i dirigenti ti dimenticano in fretta. L'importante non ti dimentichi la gente e da questo punto di vista so che a Lugano ho lasciato un bel ricordo. A me basta così...».
TiPressIn pochi anni, il calcio svizzero è cambiato - «Parlo con un paio di giocatori della Super League che mi raccontano che il campionato svizzero oggi vale la metà di quello di alcuni anni fa. Anche gli stipendi che davano Basilea e Young Boys non esistono più. Quando c'ero io, il Thun non avrebbe mai potuto vincere il campionato e questo la dice lunga. Basilea e Young Boys vincevano di 20 punti sulla seconda. Era un altro livello... C'erano alcuni giocatori che arrivavano a un milione come stipendio, ora magari puoi anche arrivare a queste cifre ma la base fissa è molto più bassa, senza i bonus. Ciò non toglie che comunque il campionato elvetico è sempre seguito anche all'estero».
Gli anni in Italia - «Lì ho provato il calcio vero, ho fatto tre anni di Serie A e ho vinto due volte la Serie B e in quel periodo ero anche in Nazionale. Diciamo che in Italia ho davvero giocato al mio massimo livello, mi sono sempre trovato bene e la passione che c'è lì a me stimolava tantissimo».





