È in condizioni di salute pietose, ma deve andarsene

Il caso del 71enne italiano Renato Rallo. La autorità sono chiare: non ha sufficienti entrate per potersi permettere di restare in Svizzera. Lui: «Chiedo umanità».
Il caso del 71enne italiano Renato Rallo. La autorità sono chiare: non ha sufficienti entrate per potersi permettere di restare in Svizzera. Lui: «Chiedo umanità».
BODIO - Era venuto in Svizzera per voltare pagina. E invece ora se ne deve andare. Perché, stando alle autorità e a quanto dice la legge, non ha le entrate minime per potersi auto sostentare su suolo elvetico. Renato Rallo, 71enne italiano che vive a Bodio, è un uomo disperato. Soprattutto perché versa in condizioni sanitarie decisamente critiche.
«È da febbraio 2019 – spiega – che ho presentato la domanda per il rinnovo del permesso B. E me l'hanno revocato. Dopo un'infinita battaglia burocratica è stato stabilito che me ne devo andare entro il 21 ottobre. Mancano pochi giorni. Sono sfinito».
Quanti problemi
Renato, originario di Caserta, abita da sedici anni in una stanza al secondo piano di un ristorante-pensione di Bodio. Ha le stampelle perché si è rotto più volte i femori. E non è l'unico problema.
«Sono derelitto. Anche per colpa di un carcinoma che mi ha colpito la vescica e la prostata. Mi hanno tolto tutto. Sono diventato un eunuco. Da febbraio del 2021 ho la stomia, un sacchetto attaccato all'addome che raccoglie le mie feci e la mia urina. Ogni tre giorni vengono quelli dell'assistenza domiciliare a cambiarmelo».
C'era una volta...
Lo spazio in cui ci accoglie Renato è desolante. C'è un piccolo letto. Un vecchio televisore acceso. Un cucinino. Sul tavolino, tantissime pastiglie. Per i dolori. Ma anche per l'epilessia.
«Non avrei mai pensato di ritrovarmi in questa situazione. Un tempo, nel mio paese che si chiama Mondragone, avevo un garage. Riparavo radiatori delle auto e dei camion. L'ho avuto dal 1979 al 2004. Sgobbavo. Poi il lavoro è calato a causa dell'evoluzione della tecnologia. Allo stesso tempo il mio matrimonio è andato a gambe all'aria».
La possibile svolta
Un giorno, proprio a Mondragone, Renato conosce una persona che collabora con un locale di Giornico. Nella "lontana Svizzera". È il 2008. E Renato intravede la possibilità di una svolta.
«Nel 2009 ho preso la decisione – racconta –. Mi sono trasferito in Ticino. Lavoravo in quel locale notturno di Giornico come tuttofare. Purtroppo dopo un anno è fallito. C'è stato un periodo di disoccupazione. Un anno dopo ho però trovato un nuovo impiego a Pollegio, in un ristorante. Tre anni di attività e in seguito sono iniziati i guai fisici. Dal 2015 la mia è una via crucis. Il primo femore me lo sono rotto in modo banale, assurdo, inciampando e cadendo per strada».
La leggerezza
La domanda sorge spontanea: dopo cinque anni di permanenza in Svizzera, vale a dire nel 2014, Renato avrebbe potuto richiedere il permesso C. Un permesso che, almeno teoricamente, oggi lo tutelerebbe un po' di più.
«Ogni tanto penso che l'avrei potuto chiedere. Forse ho sbagliato. Magari non sarei in questa situazione. Non lo saprò mai. Sono angosciato. Nella zona di Caserta non ho più contatti. Se dovessi tornare lì, non avrei praticamente nessuno. Coi miei due figli il rapporto si è raffreddato. Purtroppo la vita va così».
Le finanze
Il 71enne italiano sostiene di vivere con complessivamente neanche mille franchi al mese. «La pensione italiana è bassa. E anche quella svizzera perché qui in definitiva ho lavorato pochi anni. Calcolate che 450 franchi al mese li spendo per pagare il mio alloggio. Poi devo pensare al cibo. Per la cassa malati per fortuna beneficio di un sussidio. Proprio qui sta il punto. Le autorità dicono che non ho abbastanza soldi per permettermi di stare in Svizzera. Le mie entrate non giustificherebbero il rinnovo del permesso B».
«Questione umana»
Renato ci mostra il suo estratto conto. Qualche anno fa ha ricevuto un'eredità di 30'000 franchi da parte di uno zio deceduto in Francia. Una cifra nel frattempo scesa a 18'000 franchi a causa delle numerose spese ospedaliere.
«Attingendo anche a quei soldi che ho sul conto – sussurra Renato – io potrei comunque stare a galla qui in Svizzera, dove mi sono fatto degli amici e delle relazioni. Ho fatto ricorso fino alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Capisco la legge. Ma penso che il mio caso sia una questione di umanità. Vorrei che chi mi vuole mandare via venisse a vedere in che condizioni fisiche mi trovo».





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