La proposta: «Il postino non deve più passare ogni giorno»

Lettere solo due volte a settimana e addio alla Posta A. È questa la direzione che dovrebbe prendere il nostro servizio postale secondo il presidente dei Verdi liberali svizzeri, Jürg Grossen. Una visione destinata a far discutere.
Lettere solo due volte a settimana e addio alla Posta A. È questa la direzione che dovrebbe prendere il nostro servizio postale secondo il presidente dei Verdi liberali svizzeri, Jürg Grossen. Una visione destinata a far discutere.
BERNA - Addio alla Posta A, recapito delle lettere ridotto a due o tre giorni alla settimana, maggiore libertà nella chiusura delle filiali e privatizzazione di PostFinance. È la ricetta del presidente dei Verdi liberali svizzeri, Jürg Grossen, per garantire un futuro alla Posta. Una trasformazione ben più radicale di quella immaginata dal consigliere federale Albert Rösti, la cui proposta di riforma viene giudicata «troppo timida».
In un'intervista alla NZZ, Grossen mette in discussione alcuni dei pilastri del servizio postale svizzero. «Il postino non deve più passare ogni giorno davanti a ogni bucalettere. Due o tre recapiti settimanali delle lettere saranno probabilmente presto sufficienti», sostiene il presidente dei Verdi liberali.
La sua posizione arriva mentre la Posta attraversa una fase delicata. Il volume delle lettere continua a diminuire e gli sportelli delle filiali tradizionali sono sempre meno frequentati. Per compensare il calo degli affari, il gigante giallo ha cercato nuove opportunità attraverso acquisizioni nei settori della pubblicità, del software e della cibersicurezza. Un'espansione che, finora, ha prodotto soprattutto perdite. Finanziare l'ampio mandato di servizio universale diventa così sempre più difficile. A medio termine, il gruppo rischia di trovarsi in difficoltà finanziarie.
«Non possiamo aspettare fino al 2035»
Il Consiglio federale ha scelto una strada più prudente. La riforma sostenuta da Albert Rösti prevede di mantenere, almeno per il momento, il recapito di lettere e pacchi per un minimo di cinque giorni alla settimana, conservando anche la Posta A.
Dal 2030 dovrebbe però entrare in funzione un meccanismo che consentirebbe di ridurre progressivamente le prestazioni del servizio universale qualora la domanda continuasse a diminuire. Il recapito quotidiano delle lettere verrebbe messo in discussione non prima del 2035, in funzione dell'evoluzione dei volumi.
Per i Verdi liberali, che hanno criticato duramente il progetto nell'ambito della consultazione conclusasi a metà settimana, i tempi sono troppo lunghi.
«Se si osserva la rapidità con cui crolla il volume delle lettere, non dovremmo aspettare ancora. Altrimenti ci costerà enormemente», afferma Grossen. Secondo il presidente del partito, i consumatori stanno già pagando supplementi elevati per compensare la diminuzione dei ricavi del servizio universale.
Grossen cita l'esempio della Danimarca, dove il recapito delle lettere da parte del settore pubblico è stato completamente abolito. Non propone di arrivare a tanto, ma ritiene indispensabile adeguare rapidamente le prestazioni postali alle nuove abitudini della popolazione.
La posta A? «Non serve più»
La proposta più significativa riguarda la distribuzione della corrispondenza. Grossen vorrebbe ridurre gradualmente il numero dei giorni di recapito, fino ad arrivare a due o tre consegne settimanali per le lettere ordinarie. Per gli invii urgenti continuerebbero a esistere servizi espressi, con consegne quotidiane, così come per i pacchi. A scomparire sarebbe invece la tradizionale Posta A. «Per molti anni ha svolto un ottimo servizio, ma con la digitalizzazione sta perdendo sempre più importanza», osserva Grossen.
Il presidente dei Verdi liberali, che vive a Frutigen, nell'Oberland bernese, respinge l'idea che una simile trasformazione penalizzerebbe soprattutto le regioni periferiche. «Ormai tutta la Svizzera dispone di un'ottima copertura digitale. Anche nell'Oberland bernese possiamo leggere il giornale in formato elettronico e sbrigare molte pratiche online», spiega.
Secondo Grossen, le comunicazioni davvero urgenti avvengono ormai prevalentemente attraverso strumenti digitali. La corrispondenza che arriva nella bucalettere, osserva riferendosi alla propria esperienza, spesso non è stata richiesta e raramente necessita di essere ricevuta immediatamente.
«Per gran parte della popolazione e delle imprese non è un problema se la posta ordinaria non arriva più tutti i giorni», sostiene. Una tendenza che, a suo giudizio, si rafforzerà ulteriormente con l'introduzione dell'identità elettronica.
Meno filiali tradizionali, più agenzie nei negozi
La trasformazione immaginata dai Verdi liberali non riguarda soltanto le lettere. Grossen vuole concedere alla Posta maggiore autonomia nella scelta delle modalità con cui garantire i propri servizi, compresa la possibilità di sostituire le filiali tradizionali con agenzie postali o servizi a domicilio.Il presidente del partito ritiene che le esperienze già realizzate nei negozi di paese dimostrino i vantaggi di questo modello.
«In passato, quando una filiale postale veniva sostituita da un'agenzia, si incontrava sempre una forte resistenza. Se oggi si chiede un parere alla gente, tutti dicono che la situazione è molto migliore di prima», afferma.Il motivo, secondo Grossen, è soprattutto pratico: le agenzie inserite nei negozi consentono spesso di effettuare operazioni postali con orari più ampi e maggiore comodità.Ma una rete sempre più ridotta di uffici postali non rischia di penalizzare gli anziani e le persone che hanno difficoltà a utilizzare smartphone e computer?Grossen respinge questa generalizzazione e cita alcuni dati: il 93% delle persone con più di 60 anni utilizza Internet e quasi l'80% lo fa quotidianamente.
Porta anche un esempio personale: suo padre, che ha 82 anni, trova ormai più comodo pagare con il cellulare anziché utilizzare i contanti. Questo non significa, precisa, che si possano ignorare le esigenze di chi non ha accesso agli strumenti digitali o presenta difficoltà di mobilità. Per queste persone devono rimanere disponibili alternative, come le agenzie postali e il servizio a domicilio. «Ciò che conta è l'accesso al servizio, non il mantenimento della filiale», sottolinea. Le sedi tradizionali potrebbero quindi continuare a esistere dove la domanda è sufficiente, in particolare nelle città. Altrove, la Posta dovrebbe poter scegliere soluzioni differenti. Una maggiore libertà gestionale è stata chiesta anche dal CEO del gruppo, Pascal Grieder, che in una recente intervista alla NZZ aveva paragonato la propria situazione a quella del suo cane, osservando che neppure a lui piace stare al guinzaglio.
«PostFinance deve diventare privata»
La riforma visionaria di Grossen coinvolge anche PostFinance, che perderebbe il mandato garantito per il servizio universale nel settore dei pagamenti. Ma Grossen vuole spingersi oltre: la banca dovrebbe essere privatizzata. «L'accesso a un conto e ai servizi di pagamento deve continuare a essere garantito a tutti. Ma per questo non serve una PostFinance statale», sostiene. Secondo il presidente dei Verdi liberali, anche altre banche potrebbero offrire queste prestazioni e concorrere per ottenere il relativo mandato.
Una volta passata in mani private, PostFinance dovrebbe inoltre poter concedere crediti e ipoteche, attività che Grossen vorrebbe aprire all'istituto.
La privatizzazione potrebbe avere, a suo giudizio, effetti positivi sulla concorrenza bancaria, soprattutto dopo la scomparsa di Credit Suisse. A beneficiarne sarebbero cittadini e imprese.




