Eredità? “No grazie!”...ecco cosa c’è dietro

Giocano un ruolo i debiti, ma anche il beneficio dell’assistenza o di prestazioni complementari all’AVS o all’AI. E c’è chi rinuncia anche per questioni di principio.
BELLINZONA - Muore un proprio caro. E, dopo il cordoglio, arriva il momento di pensare all’eredità. Numerosi ticinesi, in realtà, rinunciano però a riceverla, tanto che nel 2025 la proporzione di rinunce ha raggiunto il 27% (377), e nel 2024 addirittura il 31,7% (418).
Noi abbiamo cercato di capire cosa c’è dietro questo trend. E lo abbiamo fatto con l’avvocato luganese Mattia Tonella, uno dei tre specialisti di diritto ereditario attivi in Ticino con diploma della Federazione svizzera degli avvocati.
«In generale, da quando la persona apprende di essere erede, ha un termine di tre mesi per notificare la rinuncia», contestualizza, precisando che «la rinuncia deve essere fatta anche dai figli dell’erede, altrimenti essi gli subentrano, assumendosi il rischio di dover rispondere dei debiti della nonna o del nonno».
Una verifica in più
«Entro un mese dalla morte l’erede può inoltre chiedere che venga allestito un inventario della successione. Il giudice, in sostanza, nomina un notaio che raccoglie attivi e passivi per capire se l’eredità è positiva o negativa».
Le possibilità sono quindi tre: accettare l’eredità, rinunciare, o accettare con il beneficio dell’inventario. «In quest’ultimo caso l’erede risponde di eventuali debiti soltanto nella misura dell’eredità netta che ha ricevuto. Non c’è quindi una responsabilità personale verso eventuali ulteriori creditori che potrebbero farsi avanti in un secondo momento».
Chi rinuncia all’eredità senza predisporre l’inventario, in sostanza, lo fa perché «sapeva già che la persona era piena di debiti, o in assistenza, o beneficiava di prestazioni complementari all’AVS o all’AI», spiega Tonella. Questo anche considerato che l’inventario ha comunque un costo di diverse migliaia di franchi.
Inoltre, a tutela degli eredi, «la legge stabilisce che se il morto aveva attestati di carenza beni o esecuzioni, la rinuncia viene presunta».
Occhio a quegli aiuti sociali...
Particolarmente delicata, in quest’ambito, è la questione delle prestazioni complementari, un aiuto economico che riceve chi ha una rendita AVS o AI ma ha un reddito insufficiente a coprire il proprio fabbisogno vitale.
«Dal 2021 la legge è cambiata. Ora, se il defunto ne beneficiava, lo Stato, al di sopra di una sostanza netta di 40mila franchi, pretende il rimborso delle prestazioni erogate in vita», spiega Tonella. «Ci sono persone che ricevono anche 1’500-2’000 franchi al mese di prestazioni complementari, che in cinque o sei anni possono diventare 100’000 franchi. In pratica, se la successione risulta ad esempio di 90’000 franchi, lo Stato ne prende 50’000, lasciandone “solo” 40’000 alla famiglia. E a quel punto bisogna guardare molto bene la posizione debitoria della persona, perché è sempre possibile che si vada a finire in negativo».
«L'assistenza? In teoria va restituita»
Discorso simile, ma ancora più chiaro e netto, per le situazioni in cui il defunto beneficiava dell’assistenza. «Non sono soldi che si ricevono a fondo perso, in teoria vanno restituiti allo Stato e questo debito poi passa agli eredi. Dunque, in un caso del genere, bisogna rinunciare per forza».
Un milione all'orizzonte...ma l'erede rinuncia
Ci sono poi rinunce di eredità decisamente più atipiche…come quelle basate sul principio. «Mi sono confrontato con una situazione in cui un erede, dopo la procedura di inventario, ha rinunciato a una successione dove la sua quota sarebbe stata superiore al milione di franchi», racconta l’avvocato. «Questo per questioni personali relative al padre: in passato lo aveva colto sul fatto mentre commetteva un grosso errore morale e ormai non aveva un grande rapporto con lui. Inoltre quando gli eredi si sono trovati per discutere la successione i toni si sono fatti accesi, e l’erede ha preferito farsi da parte. Gli eredi restanti, alla fine, si sono spartiti la quota che spettava al rinunciante».
Meglio non allargarsi...
C’è però un altro elemento di cui bisogna tenere conto quando si prende in considerazione una rinuncia all’eredità: la cosiddetta ingerenza.
«Se tu sai che tuo padre o tua madre potrebbe avere lasciato un'eredità oberata di debiti o comunque non escludi di valutare una rinuncia, non puoi compiere nessun gesto che possa essere interpretato come una presa in possesso concludente dell'eredità», sottolinea Tonella. Non si può ad esempio «andare a casa della mamma a prendere un quadro e portarselo a casa propria. O prelevare 1’000 franchi dal bancomat utilizzando la sua carta». Perché con questa modalità di agire non si può più rinunciare all’eredità.
Ma nel concreto, se si rinuncia all’eredità, i creditori del defunto non vedranno mai un soldo? «I creditori non ricevono niente se il morto aveva zero attivi, quindi niente soldi in banca, niente casa, niente automobile, eccetera eccetera. Ma se invece aveva una casa, anche super ipotecata, 20’000 franchi sul conto e un orologio di valore, a quel punto spetta all'Ufficio fallimenti liquidare l'eredità. I creditori vengono così pagati con un dividendo, in base a una graduatoria appositamente allestita. Se alla fine resta del denaro, questo va agli eredi legali».



