Cerca e trova immobili
CANTONE

Ombre e sospetti su Lugano

Al Film Festival dei Diritti Umani spunta una pellicola che farà discutere. Parla di riciclaggio con pseudonimi e IA come stratagemmi.
Ombre e sospetti su Lugano
Foto Produzione
Ombre e sospetti su Lugano
Al Film Festival dei Diritti Umani spunta una pellicola che farà discutere. Parla di riciclaggio con pseudonimi e IA come stratagemmi.

LUGANO - Quante volte vi sarete chiesti come fa questo o quel ristorante a stare in piedi? Oppure come è possibile che in una determinata zona ci siano più esercizi pubblici capaci di coesistere senza rubarsi la clientela? E se dietro a quell'attività ci fosse altro? Se si trattasse di un modo per riciclare denaro sporco?

Al Film Festival dei Diritti Umani di Lugano spunta una pellicola che non mancherà di fare discutere. Si chiama "Il sospetto" ed è programmata per mercoledì 14 ottobre alle ore 18 presso il Cinema Iride, nel Quartiere Maghetti.

Identità fittizia
A firmare l'opera un certo Piero Martinis, identità fittizia dietro cui si cela un giornalista ticinese. Segni particolari della pellicola: è realizzata interamente con l'intelligenza artificiale e i nomi citati sono tutti pseudonimi. Una farsa dunque?

«No – spiega lo stesso Martinis (il vero nome è noto alla redazione) –. Semplicemente mi sono reso conto che di certi temi nessuno vuole parlare mettendoci la faccia. Ne sarebbe uscito un documentario coi volti tutti oscurati e le voci alterate. Quello che viene riportato è frutto di una ricerca approfondita e di interviste realmente avvenute. Dopo di che le mie fonti hanno chiesto di essere tutelate».

Tra finzione e realtà
Ed è lo stesso motivo per cui anche il nostro interlocutore si cela dietro a uno pseudonimo.

«È così. Non ho alle mie spalle fior di avvocati. Siamo di fronte a un fenomeno molto difficile da dimostrare. Ecco perché ho scelto il titolo "Il sospetto". Allo stesso tempo il possibile riciclaggio di denaro dietro attività ordinarie è diffuso. Ce l'abbiamo sotto gli occhi ma non lo vediamo».

Di recente la RTS ha parlato anche dei barbershop come ipotetiche attività che nascondono riciclaggio, con focus su Losanna e Ginevra. «Il tema è attualissimo. Nel mio film lo spettatore viene costantemente invitato a interrogarsi su ciò che vede. Cosa è vero? Cosa è inventato? E se la finzione fosse oggi l'unico modo per raccontare una realtà che non può essere mostrata apertamente? La città di Cerate, protagonista del film, non esiste. Ma è molto simile a Lugano».

I motivi della scelta
Margherita Cascio, co direttrice del Film Festival dei Diritti Umani, contestualizza: «È la prima volta che ospitiamo un film interamente prodotto con l'intelligenza artificiale. In passato avevamo avuto una pellicola che parlava della comunità LGBTQI+ in Cecenia. Gli intervistati avevano i volti camuffati tramite la tecnica del deep fake».

Cascio aggiunge: «"Il sospetto" ci è sembrato da subito interessante perché evidenzia come la tecnologia possa essere al servizio della denuncia. Anche in questa pellicola si parla di disuguaglianze in fondo. Parecchio sottili e forse vicine a noi. Ma si solleva anche la questione della libertà di espressione. È un film che può suscitare dibattito. Il pubblico si farà delle domande. Su tutte si chiederà se questo linguaggio insolito possa permettere di raccontare cose che altrimenti non verrebbero dette».

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE