Troppi atti nei cassetti, ecco la proposta per svuotarli

Un'iniziativa parlamentare di Roberta Passardi (prima firmataria) chiede di rivedere gli strumenti a disposizione dei parlamentari introducendo requisiti di forma e criteri di ammissibilità. E precisa: «Nessun filtro politico. La libertà di scegliere i contenuti resta intatta»
BELLINZONA - Di atti pendenti in Gran Consiglio ce ne sono parecchie centinaia. L'ultima volta che ci siamo messi a contarli ─ era la fine dello scorso mese di gennaio ─ nei "cassetti" ne abbiamo trovati 744, tra interrogazioni, interpellanze, mozioni, iniziative di vario tipo e altro ancora. Alcuni dei quali erano fermi da oltre vent'anni. Cifre che tracciavano una radiografia che, nei contorni, è tuttora fedele e che oggi vengono riprese da un'iniziativa parlamentare che, in estrema sintesi, chiede «più chiarezza e meno dispersione» nel depositare gli atti parlamentari.
«La qualità del dibattito parlamentare dipende anche dalla chiarezza degli atti depositati» e «l'iniziativa interviene sulla disciplina degli strumenti parlamentari, preservando la libertà dei deputati di determinarne i contenuti politici», si legge nel testo dell'iniziativa, presentata nella forma generica da Roberta Passardi (prima firmataria) e co-firmatari, che prende quale riferimento la Legge federale sull'Assemblea federale adattandola all'ordinamento ticinese.
Per gli iniziativisti, depositare un atto senza prima effettuare un minimo di approfondimento ha come risultato quello di far accumulare proposte spesso poco chiare. La soluzione proposta dall'atto può essere riassunta in quattro punti essenziali: l'introduzione di requisiti di forma e contenuti (proporzionati alla natura di ogni atto); fissare criteri di ammissibilità; introdurre il postulato (già presente, oltre che a livello federale, anche in alcuni Cantoni) e, infine, prevedere lo stralcio degli atti non trattati entro due anni (previo avviso al primo firmatario che potrà chiedere una proroga).
«Nessun filtro politico»
«Anche altri parlamenti si stanno muovendo in questa direzione», scrivono Passardi e co-firmatari in una nota allegata all'iniziativa, citando in particolare la revisione degli strumenti parlamentari approvata lo scorso 6 ottobre dal legislativo vodese.
Inoltre, «non si tratta di limitare i diritti dei deputati, la libertà di scegliere i contenuti politici resta intatta. Non sono previste quote per gruppo né maggioranze qualificate. Se un atto è incompleto, l'autore sarà invitato a completarlo, non sarà respinto. Un requisito di forma non deve diventare un filtro politico».



