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Pilota giovanissima, sanzione spropositata

Il padre accusa: «Disparità di trattamento»
Pilota giovanissima, sanzione spropositata
Instagram/f1emy
Pilota giovanissima, sanzione spropositata
Il padre accusa: «Disparità di trattamento»
La sanzione che ha colpito la giovane promessa svizzera ha fatto molto rumore.
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LUCERNA - Ha appena cinque anni, è già una piccola star del karting svizzero e conta 300'000 follower su Instagram. Ma Emily Brun dovrà rinunciare alle competizioni ufficiali fino alla fine del 2027. La Fédération suisse de sport automobile ha infatti sospeso la sua licenza dopo la partecipazione a un evento sul circuito italiano di South Garda Karting, lo scorso maggio. Una decisione che il padre Markus Brun ha contestato apertamente, denunciando una «disparità di trattamento».

La sanzione e le accuse alla federazione - Secondo la federazione, la bambina lucernese avrebbe partecipato illegalmente alla gara, dal momento che possiede soltanto una licenza denominata "Puffo", che consente esclusivamente dimostrazioni e sessioni di allenamento. Il padre, tuttavia, ha sottolineato come all'evento abbiano preso parte anche i figli di due suoi amici, senza subire conseguenze perché privi di licenza. «La federazione parla di protezione dell'infanzia. Ma questo non significa forse proteggere tutti i bambini allo stesso modo?», ha domandato. Markus Brun ha precisato di non voler chiedere sanzioni per altri bambini, ma di voler capire perché situazioni che considera comparabili siano state trattate diversamente. Ha contestato inoltre la versione della federazione secondo cui altri giovani partecipanti avrebbero ottenuto una licenza giornaliera: «Non è così».

Una comunicazione poco prima di mezzanotte - Il rapporto con la federazione, racconta il padre, sarebbe stato complicato fin dall'inizio. Al momento della richiesta della licenza, gli sarebbe stato spiegato che la notorietà della figlia sui social non le avrebbe garantito alcun trattamento di favore. Dopo l'evento italiano, il direttore della federazione gli avrebbe poi comunicato la decisione tramite una mail inviata la domenica sera, poco prima di mezzanotte. Markus Brun, figlio dell'ex pilota automobilistico svizzero e proprietario di scuderia Walter Brun, ha ammesso di avere ormai poche speranze che la sospensione venga revocata. A rattristarlo è soprattutto l'impossibilità per Emily di salire sul podio e ricevere trofei: «È la cosa più bella per un bambino di questa età».

«Tornerà più forte e più veloce» - Nonostante lo stop, la piccola non intende abbandonare la sua passione. «Adesso si allenerà solo per un anno e aspetterà i podi e i trofei. Poi tornerà più forte e più veloce», ha assicurato il padre. Per Emily, del resto, ogni uscita in pista è una sfida, anche durante gli allenamenti. «Quando è in pista, per lei è sempre una gara. Vuole essere più veloce degli altri anche durante l'allenamento», ha raccontato Markus Brun. Secondo lui, la bambina risentirà meno della sospensione rispetto alla delusione di non poter ricevere i riconoscimenti conquistati in gara.

Le critiche sui social e i costi del karting - Il padre ha respinto anche le accuse di utilizzare la figlia come strumento di marketing o come fonte di guadagno. Markus Brun ha trasformato la passione di Emily nella sua occupazione principale e ha sostenuto che la presenza sui social sia indispensabile per finanziare un'attività particolarmente costosa. «Non potremmo mai finanziare tutto questo senza i social network. Il motorsport è così costoso. Non ci saranno mai più entrate che spese», ha affermato. A suo dire, è stata Emily stessa ad avvicinarsi al karting, senza alcuna pressione familiare. «Non avrei mai pensato che una delle mie tre figlie avrebbe praticato il motorsport. Guidare è l'attività preferita di Emily. Quando è in pista, è nel suo mondo».

La sicurezza prima di tutto - Markus Brun ha infine insistito sull'importanza della sicurezza e della salute della figlia. Per proteggerla ha fatto realizzare un sedile speciale in carbonio per il suo kart, concepito come una cellula di sicurezza. «Tutti gli altri bambini non ce l'hanno. Non potrei lasciarla guidare in un sedile normale. Sarebbe davvero troppo pericoloso», ha spiegato. Una precauzione che, secondo il padre, dimostra quanto la protezione della bambina sia una priorità, nonostante le critiche ricevute e la severa sanzione inflitta dalla federazione.

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