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Perché si sta parlando così tanto di “American Covid” (anche da noi)

Con i primi freddi tosse, raffreddore e mal di gola tornano a fare capolino e con loro anche il coronavirus. In questi giorni si parla spesso di «Covid americano», ma la variante non è nuova.
Perché si sta parlando così tanto di “American Covid” (anche da noi)
Unsplash/Niaid
Perché si sta parlando così tanto di “American Covid” (anche da noi)
Con i primi freddi tosse, raffreddore e mal di gola tornano a fare capolino e con loro anche il coronavirus. In questi giorni si parla spesso di «Covid americano», ma la variante non è nuova.

ZURIGO - Il coronavirus è qui per restare, e continua a ripresentarsi in nuove varianti. Negli ultimi tempi circola il nome «Covid americano», che indica la variante XFG, chiamata anche «Stratus». Secondo l’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria (UKHSA), il soprannome si deve al fatto che XFG è stata individuata e sequenziata per la prima volta negli Stati Uniti.

Una variante chiamata (anche) «Frankenstein»
XFG è stata rilevata per la prima volta nel gennaio 2025. Da luglio 2025 l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) la classifica come «variante sotto monitoraggio», e lo stesso fa il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC).

Succede alla variante «Nimbus» (NB.1.8.1) ed è una ricombinazione di due linee di Omicron, LF.7 e LP.8.1.2. Proprio questo mix di componenti diverse ha ricordato ai tabloid britannici il celeberrimo “Frankenstein” di Mary Shelley, da cui deriva un altro suo soprannome.

La situazione in Svizzera
XFG è oggi molto diffusa in Europa, e anche in Svizzera domina le infezioni in corso, come conferma Simon Ming, portavoce dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP).

Secondo il portale informativo dell’UFSP sulle malattie trasmissibili, i contagi sono in leggero aumento (dato al 6 ottobre). La valutazione della situazione viene di nuovo aggiornata ogni mercoledì.

Perché i casi aumentano proprio ora?
Secondo le autorità sanitarie i fattori sono diversi. Con l’arrivo della stagione fredda e umida si passa più tempo al chiuso, e questo favorisce la diffusione dei virus respiratori.

In più, l’ultima ondata importante di Covid-19 risale a circa un anno fa: in una parte della popolazione la protezione data da vaccini e infezioni precedenti si è quindi indebolita, e questo aumenta la vulnerabilità.

Quali sintomi provoca?
I virus della linea XFG si moltiplicano soprattutto nelle vie respiratorie superiori. Per questo, secondo l’Istituto Robert Koch (RKI) tedesco, Stratus può diffondersi più rapidamente.

Senza test non è possibile capire se si è stati contagiati da questa variante: i sintomi sono vari, cambiano da persona a persona e, come per le varianti precedenti, sono aspecifici, cioè possono indicare anche altre malattie.

Tra i sintomi più frequenti:

    • febbre
    • tosse
    • mal di gola
    • malessere generale con mal di testa e dolori agli arti

Raucedine e tosse secca sono considerate tipiche di questa variante. Vengono segnalate anche spossatezza e difficoltà respiratorie. Più rari sono nausea, mal di pancia, diarrea, congiuntivite, eruzioni cutanee e stordimento.

Quanto è pericolosa?
Già lo scorso anno l’OMS aveva rilevato che non c’erano indicazioni di una malattia più grave o di una mortalità più alta rispetto alle altre varianti in circolazione. Neppure i dati raccolti da allora indicano il contrario.

Oggi le forme gravi di Covid-19 sono molto più rare che all’inizio della pandemia, anche grazie alle varianti Omicron, dominanti dal 2022, e all’immunità costruita con vaccini e infezioni precedenti.

Il Covid però resta diverso da un semplice raffreddore, e per alcune persone la vaccinazione continua a essere raccomandata (vedi box). Secondo i dati attuali, i vaccini aggiornati proteggono in modo affidabile dalle forme gravi. In Svizzera sono disponibili Spikevax XFG di Moderna e Comirnaty XFG di Pfizer/BioNTech.

Come proteggersi
Valgono le misure già note: stare lontani dalle persone malate e indossare la mascherina. Chi ha la febbre o si sente troppo male per andare a scuola o al lavoro dovrebbe restare a casa. I test rapidi continuano a rilevare l’infezione in modo affidabile.

Chi è positivo o ha sintomi da raffreddore dovrebbe restare a casa ed evitare il contatto con le persone a rischio: anche una variante «lieve» può essere pericolosa per gli anziani e per chi ha patologie preesistenti.

A chi è raccomandato il richiamo

Secondo l’UFSP il momento ideale per vaccinarsi è l’autunno. Da settembre il richiamo è quindi raccomandato a:

    • persone dai 65 anni in su
    • persone dai 16 anni con determinate malattie croniche (ad esempio ipertensione, diabete, cancro, malattie croniche dei polmoni e delle vie respiratorie)
    • persone dai 16 anni con trisomia 21
    • donne incinte con una malattia preesistente
    • donne incinte senza malattie preesistenti solo se, dopo una valutazione individuale di benefici e rischi, la vaccinazione è ritenuta necessaria dal punto di vista medico

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