La povertà dietro la porta di casa: «In Ticino è particolarmente grave»

Secondo la ricercatrice dell'Università di Scienze Applicate di Berna lavorare non è sufficiente: «Ci si trova spesso a dover limitare le opportunità educative e sociali dei figli, con conseguenze anche sul loro futuro».
LUGANO - In Svizzera avere un lavoro non significa necessariamente essere al riparo dalla povertà. Ci sono famiglie in cui entrambi i genitori hanno un'occupazione, ma il denaro non basta comunque per arrivare a fine mese. E a pagarne le conseguenze sono anche i figli, le cui opportunità di crescita, formazione e partecipazione alla vita sociale possono essere compromesse dalle difficoltà economiche. È il fenomeno della cosiddetta "povertà lavorativa", tema sul quale si è chinata Lea Schneider, ricercatrice dell'Università di Scienze Applicate di Berna (BFH), tra le relatrici della quarta conferenza annuale di Soccorso d'inverno Ticino, in programma giovedì 15 ottobre, a Villa Ciani a Lugano.
L'incontro, intitolato "Famiglie invisibili - Povertà e conseguenze sulle nuove generazioni", accende i riflettori su una realtà spesso nascosta, anche in un Paese benestante come la Svizzera. Ma cosa significa concretamente vivere questa condizione durante l'infanzia? E quanto pesano le difficoltà finanziarie dei genitori sul futuro dei figli? Ne abbiamo parlato con Lea Schneider.
Accostare il termine povertà alla Svizzera appare come un ossimoro?
«Anche nella ricca Svizzera la povertà è una realtà. L'8.1% della popolazione, cioè 708’000 persone, vive sotto la soglia di povertà. Tra i bambini e gli adolescenti sotto i 18 anni, il tasso di povertà è del 6.4%. Tuttavia, questi numeri non mostrano l'intera situazione. Molte persone vivono appena al di sopra della soglia di povertà. Una spesa imprevista, una malattia o la perdita del lavoro possono essere sufficienti per creare gravi difficoltà economiche. Per questo motivo è importante considerare non solo le persone ufficialmente povere, ma anche le molte famiglie che vivono con poche risorse e una costante incertezza economica. Tra queste, numerose famiglie con bambini. Si pensi che in Svizzera circa una persona su sei è a rischio di povertà e tra i bambini e gli adolescenti la situazione è ancora più preoccupante. Più di un bambino su cinque vive in una famiglia che si trova in una situazione economica fragile: si tratta di 323'000 bambini e adolescenti.
Quali sono i principali meccanismi attraverso cui la povertà si trasmette da una generazione all’altra? Pesano maggiormente il livello d’istruzione, le opportunità professionali, l’ambiente familiare o altro?
«È importante ricordare che non esiste una sola esperienza della povertà. Ogni famiglia e ogni bambino vivono questa situazione in modo diverso. L'accesso a diversi servizi - istruzione, sanità, mobilità, ecc. - è limitato per i bambini in condizioni di povertà, poiché le condizioni strutturali ed economiche lo limitano. La scuola, in generale, occupa un posto molto importante nella vita dei bambini e molti genitori attribuiscono grande valore all'istruzione. Tuttavia, a causa delle risorse limitate e della mancanza di tempo, le famiglie in condizioni di povertà possono spesso offrire meno sostegno scolastico ai propri figli. Inoltre, le opportunità educative non dipendono solo dalla scuola. Anche le attività sportive, culturali e ricreative contribuiscono allo sviluppo dei bambini. Tuttavia, queste esperienze non sono accessibili a tutti nello stesso modo. Molti genitori si impegnano molto per offrire ai figli momenti positivi nel tempo libero e durante le vacanze. Esistono però anche bambini che partecipano meno ad attività sportive o culturali oppure trascorrono i fine settimana in modo più monotono. Per esempio, alcuni ragazzi raccontano che il costo dei trasporti pubblici limita le loro possibilità di incontrare amici o di partecipare ad attività nel tempo libero. Di conseguenza, le differenze economiche non influenzano soltanto il tempo libero, ma anche le opportunità educative e le relazioni sociali. In alcuni casi possono portare a sentimenti di esclusione e di isolamento. La povertà lavorativa quindi non limita soltanto le risorse materiali, ma può influenzare anche l'integrazione sociale, il benessere e le opportunità di sviluppo dei bambini».
Lavorare, insomma, non basta più.
«In molte situazioni un solo stipendio non basta più per mantenere una famiglia. Anche quando entrambi i genitori lavorano, spesso il denaro rimane limitato. Inoltre, molte famiglie non soffrono solo della mancanza di risorse economiche, ma anche della mancanza di tempo. Tra lavoro, cura dei figli e organizzazione della vita quotidiana, la pressione è molto alta. Questa situazione è particolarmente difficile per i genitori soli, soprattutto per le madri sole con figli, che spesso non possono lavorare a tempo pieno a causa delle responsabilità di cura. Infine, anche una buona formazione non garantisce sempre una protezione completa dalla povertà. Eventi come una malattia, un divorzio, la disoccupazione o un'invalidità possono mettere rapidamente una famiglia in difficoltà. Le famiglie colpite dalla povertà sono quindi molto diverse tra loro. Ciò che hanno in comune è che la povertà influisce su molti aspetti della vita, come la salute, l'abitazione, le relazioni sociali, l'istruzione e il lavoro. Molti genitori cercano di nascondere le difficoltà economiche ai propri figli e di fare molti sacrifici per garantire loro un’infanzia serena. Tuttavia, come già detto, ciò ha ripercussioni sui bambini e sul loro futuro».
Quali conseguenze concrete può avere la povertà durante l’infanzia?
«Molte. In sintesi, oltre alle minori opportunità formative, si aggiungono anche l’isolamento sociale e la vergogna: ad esempio, quando i bambini si rendono conto che i propri vestiti non sono all’altezza degli standard delle compagne di classe o che altri bambini possono andare in vacanza».
Quanto conta il sistema scolastico nel contrastare o, al contrario, riprodurre le disuguaglianze sociali? «La scuola cerca di ridurre le disuguaglianze sociali, ma, a causa di diversi fattori, può anche contribuire a riprodurle. Ad esempio, il percorso scolastico degli studenti può essere influenzato dalla conoscenza della lingua ufficiale della scuola da parte dei genitori, oppure dal tempo che questi hanno a disposizione per aiutare i figli con i compiti, oltre ai loro impegni lavorativi. Questo non dipende solo dalle risorse finanziarie, ma soprattutto anche dal fattore tempo: molti genitori che vivono in condizioni di povertà lavorativa hanno pochissimo tempo a disposizione».
Esistono momenti della vita in cui intervenire è particolarmente efficace per evitare che la povertà si trasmetta ai figli?
«È difficile rispondere a questa domanda, poiché non esiste un momento preciso: quanto prima le condizioni sociali ed economiche possono offrire condizioni favorevoli alla crescita dei bambini, tanto meglio è».
La situazione è uniforme in tutta la Svizzera oppure esistono differenze importanti tra Cantoni? E quali specificità presenta il Ticino?
«Esistono differenze a livello cantonale e comunale, poiché anche gli aiuti ufficiali variano a causa del federalismo. In Ticino la situazione risulta particolarmente grave, poiché i salari sono relativamente bassi, i premi dell’assicurazione malattia sono molto alti e l’offerta di alloggi sociali è pressoché inesistente».
Gli strumenti attuali di sostegno sociale sono sufficienti a interrompere la trasmissione della povertà?
«È importante rendere visibile la povertà e combattere lo stigma che la circonda, poiché anche in Svizzera molte persone vivono in condizioni precarie. La politica deve intervenire a livello strutturale per garantire a tutti condizioni di vita dignitose. In particolare, è fondamentale che i bambini possano crescere in un ambiente adeguato e che i genitori abbiano il tempo necessario per prendersi cura dei propri figli, senza per questo rischiare di cadere in povertà. Gli aiuti ufficiali devono essere accessibili, ovvero deve essere facile trovare informazioni su dove le persone interessate possano ricevere sostegno».
Se dovesse indicare tre interventi prioritari per evitare che un bambino cresciuto in una famiglia povera diventi un adulto povero, quali sceglierebbe?
«Non posso dare una risposta scientifica a questa domanda, poiché sarebbe presuntuoso. Naturalmente, le disuguaglianze sociali si riproducono, ma i percorsi di vita non sono generalizzabili».



