Cerca e trova immobili
LUGANO

Tra lavoro e aiuti sociali, perché tante famiglie ticinesi soffrono la povertà?

In Ticino l'8,5% delle persone occupate vive in condizioni di povertà. Ma non è solo una questione di reddito. Colpite soprattutto le famiglie monoparentali.
Tra lavoro e aiuti sociali, perché tante famiglie ticinesi soffrono la povertà?
TiPress
Tra lavoro e aiuti sociali, perché tante famiglie ticinesi soffrono la povertà?
In Ticino l'8,5% delle persone occupate vive in condizioni di povertà. Ma non è solo una questione di reddito. Colpite soprattutto le famiglie monoparentali.

LUGANO - Una madre e un padre lavorano, i figli vanno a scuola e la vita familiare scorre apparentemente senza difficoltà. Eppure, dietro la normalità di tutti i giorni, si nascondono spesso conti che non tornano. Basta una fattura imprevista, l'iscrizione a un'attività sportiva o una visita dal dentista per mettere in crisi il bilancio familiare. E allora si fanno i calcoli, si rimanda una spesa, si rinuncia a qualcosa. Spesso senza che nessuno, all'esterno, se ne accorga.

È il volto della povertà nascosta, quello delle famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese, cercando di non far pesare le difficoltà sui figli. Una realtà particolarmente diffusa in Ticino, dove l'8,5% delle persone occupate vive in condizioni di povertà, contro il 4,3% della media svizzera.

Il dato è emerso durante il Forum sulla povertà organizzato da Soccorso d'Inverno Ticino, dedicato quest'anno alle famiglie invisibili. Al centro dell'incontro, una domanda tanto semplice quanto scomoda: perché una famiglia può essere povera anche quando gli adulti lavorano e gli aiuti sociali esistono?

A tracciare il quadro della situazione è stata Amalia Mirante, economista, che ha illustrato i dati sulla povertà e i fattori che mettono a rischio l'equilibrio economico delle famiglie. «In Ticino, purtroppo, la povertà è più diffusa», ha spiegato.

Ma perché avere un lavoro non basta? Secondo Mirante, «il problema sta sicuramente nel salario, ma anche nelle ore che vengono retribuite, quindi quanto lavoriamo». A incidere è anche la composizione del nucleo familiare: a parità di reddito, una persona sola e un genitore con due figli devono fare i conti con esigenze e disponibilità economiche molto diverse.

C'è poi un altro paradosso: lavorare di più non significa necessariamente avere più soldi a disposizione. «Una famiglia potrebbe guadagnare 500 franchi in più al mese, ma ritrovarsi con appena 50 franchi aggiuntivi dopo aver pagato imposte, spese legate al lavoro e costi per l'accudimento dei figli. C'è qualcosa che non funziona se questo avviene», ha dichiarato Mirante.

Gli impegni di cura, inoltre, possono ridurre le possibilità di lavorare, soprattutto quando occorre occuparsi dei figli o assistere altri familiari. L'arrivo di un bambino, ad esempio, porta con sé nuove spese e può ridurre il tempo da dedicare al lavoro. A rendere ancora più fragile l'equilibrio economico possono essere separazioni, malattie o la perdita dell'impiego. Eventi che, secondo l'economista, «possono giocare un ruolo determinante» nella vulnerabilità delle famiglie.

Secondo i dati presentati dall'economista, il 14,1% dei minori che vivono con un solo genitore è confrontato con privazioni materiali e sociali, contro il 3,4% di quelli che crescono in famiglie composte da una coppia. Un divario significativo, che mette in evidenza la maggiore vulnerabilità economica dei nuclei monoparentali e le possibili ripercussioni sulla vita quotidiana dei figli.

Una situazione approfondita anche da Alessia Di Dio, coordinatrice di FaMo+ (Famiglie Monoparentali+), che ha evidenziato come in Ticino oltre una famiglia su quattro è composta da un solo genitore con figli e come il tasso di povertà assoluta di questi nuclei risulta sette volte superiore rispetto a quello di famiglie con entrambi i genitori.

Tra le principali criticità evidenziate dalla coordinatrice dell'associazione figurano le difficoltà di conciliazione tra lavoro e cura, il mancato pagamento degli alimenti e gli ostacoli amministrativi nell'accesso alle prestazioni sociali.

E cosa significa, nella vita di tutti i giorni, trovarsi in una situazione di privazione? Non si tratta soltanto di riuscire a pagare l'affitto o a fare la spesa. La povertà si misura anche attraverso ciò a cui una famiglia è costretta a rinunciare: una vacanza, un'attività ricreativa, un'uscita con gli amici. Oppure attraverso l'impossibilità di affrontare una spesa imprevista di 2'500 franchi.

«La povertà è multidimensionale, quindi non riguarda solamente il reddito», ha ricordato Mirante. Le difficoltà economiche finiscono infatti per restringere anche le opportunità di partecipazione alla vita sociale, con conseguenze particolarmente significative durante l'infanzia. «Un bambino ha diritto a partecipare alla vita dei suoi coetanei, anche quando a casa i conti non tornano», ha voluto sottolineare Paola Pellegrini, direttrice di Soccorso d’inverno Ticino.

Quando la povertà è ereditaria
Le difficoltà economiche, inoltre, non si esauriscono nel presente. Possono lasciare un segno anche sul futuro dei figli, influenzandone anche le opportunità di formazione. Secondo uno studio citato da Mirante, il 24% dei giovani cresciuti in famiglie beneficiarie dell'assistenza sociale non aveva conseguito un titolo di formazione secondaria a 25 anni, contro l'8% degli altri coetanei. «È come se ci fosse una sorta di eredità della povertà», ha osservato.

Per interrompere questo circolo, secondo Mirante, servono aiuti più accessibili, migliori opportunità lavorative e un maggiore sostegno alla formazione. Perché crescere in una famiglia in difficoltà economica non dovrebbe significare partire svantaggiati anche nella vita adulta.

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE