Cronaca di un massacro

Giulio Regeni, dalle torture al processo. Il documentario sulla fine del giovane ricercatore italiano verrà proiettato domenica al Film Festival Diritti Umani Lugano
Giulio Regeni, dalle torture al processo. Il documentario sulla fine del giovane ricercatore italiano verrà proiettato domenica al Film Festival Diritti Umani Lugano
LUGANO - Pugni, calci, dita delle mani e dei piedi fratturate, denti rotti, bruciature di sigaretta su tutto il corpo, colpi inferti con bastoni e mazze, sevizie con strumenti taglienti e roventi. Nove giorni di torture atroci, culminati nella morte, provocata da una violentissima torsione del collo.
La morte di Regeni
È quanto ha subito Giulio Regeni, il ricercatore italiano di 28 anni che si trovava al Cairo per condurre le sue ricerche per conto dell'Università di Cambridge. A ucciderlo, la violenza e la paranoia del regime autoritario e repressivo di Abdel Fattah al-Sisi. Atrocità che spinsero la madre a dire che sul viso di suo figlio «si è riversato tutto il male del mondo».
A oltre dieci anni dal ritrovamento del corpo, avvenuto a febbraio 2016 poco fuori dal Cairo, un documentario cinematografico ripercorre per la prima volta la vicenda giudiziaria legata al sequestro, alle torture e all'uccisione del giovane studioso. A raccontare la storia sono innanzitutto i genitori, Claudio Regeni e Paola Deffendi, che in questi anni hanno condotto una difficile battaglia per ottenere giustizia.
Giulio Regeni - Tutto il male del mondoLa proiezione a Lugano
«Giulio Regeni - Tutto il male del mondo», prodotto da Fandango e Ganesh Produzioni, sarà proiettato - anteprima svizzera - domenica 18 ottobre alle 17.30 al cinema Corso di Lugano, nell'ambito della rassegna del Film Festival Diritti Umani Lugano (FFDUL).
Alla proiezione seguirà un momento di approfondimento con Danilo De Biasio e Alessandra Ballerini, una delle protagoniste del lungometraggio: l'avvocata ha affiancato la famiglia nella battaglia legale. Un percorso che, nel 2023, ha portato all'avvio del procedimento giudiziario contro quattro agenti dei servizi di sicurezza egiziani.
L'accusa (falsa) di essere una spia
Nel corso della sua carriera, il regista Simone Manetti ha affrontato spesso temi civili e sociali, ricostruendo anche vicende di cronaca, come quelle di Marta Russo e Pippa Bacca. Nel documentario su Regeni, a creare l'atmosfera sono soprattutto le riprese notturne realizzate di nascosto dal sindacalista degli ambulanti che avrebbe segnalato il ricercatore ai servizi di sicurezza egiziani, accusandolo di essere una spia. Un'accusa rivelatasi infondata, ma ritenuta credibile da un regime dominato dalla paranoia.
Nei filmati si sente la voce di Giulio e, a tratti, si intravede la sua figura, tra immagini mosse e frammentarie. Sequenze che contribuiscono a creare il tono cupo del documentario, evocando le circostanze della scomparsa al Cairo e la lunga vicenda giudiziaria che ne è seguita.
Giulio Regeni - Tutto il male del mondoIl processo in contumacia e la prima sentenza
La stessa atmosfera caratterizza gli incontri con i genitori del ricercatore e con la loro legale, Alessandra Ballerini. È soprattutto l'avvocata a ripercorrere le indagini, illustrare gli elementi emersi e spiegare il contesto in cui avvenne l'uccisione di Regeni.
Il documentario mette in luce anche l'assurdità di un processo celebrato in contumacia e arrivato a un primo verdetto soltanto alla fine di settembre. Tre agenti dei servizi di sicurezza egiziani sono stati condannati a dieci anni di reclusione per sequestro di persona e torture, mentre è caduta l'accusa di omicidio.
La vicenda, a distanza di anni, continua a interrogare non solo la giustizia italiana, ma anche le responsabilità di un regime che non ha mai fatto piena luce sulla morte del ricercatore. Il documentario restituisce così la memoria di Giulio Regeni e la tenacia di una famiglia che non ha mai smesso di chiedere verità.





