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Dentro le «fotografie» di MeteoSvizzera: così nasce una previsione

Una quantità enorme di dati, modelli sempre più sofisticati e intelligenza artificiale: come si prova a trasformare l’incertezza del cielo in qualcosa di prevedibile.
Dentro le «fotografie» di MeteoSvizzera: così nasce una previsione
Dentro le «fotografie» di MeteoSvizzera: così nasce una previsione
Davide Giordano tio.ch
Marco Gaia
Dentro le «fotografie» di MeteoSvizzera: così nasce una previsione
Una quantità enorme di dati, modelli sempre più sofisticati e intelligenza artificiale: come si prova a trasformare l’incertezza del cielo in qualcosa di prevedibile.

LOCARNO - Ogni previsione meteo nasce da una «fotografia dell’atmosfera». È così che Marco Gaia, responsabile del settore Previsioni e consulenze di MeteoSvizzera, definisce il punto di partenza del lavoro dei meteorologi: temperatura, pressione, copertura nuvolosa e tanti altri dati che, messi insieme, raccontano quello che sta accadendo e aiutano a capire quello che potrebbe accadere.

Ma come si costruisce questa fotografia? «Si parte da tre tipi di dati», spiega Gaia: «quelli provenienti dalle stazioni meteorologiche al suolo, quindi temperatura, pressione, direzione e velocità del vento; quelli dei satelliti meteorologici e quelli dei radar meteorologici». È mettendo insieme tutte queste informazioni che prende forma la previsione, che per essere accurata non può fermarsi ai confini nazionali. «È importante conoscere non solo quello che succede in Svizzera, ma anche quello che succede attorno». I dati arrivano quindi «sia dalle stazioni di misura presenti sul territorio nazionale sia quelle gestite dagli altri servizi meteorologici esteri, europei ma anche extraeuropei». I radar permettono di capire se nell’atmosfera sono presenti precipitazioni e quale sia la loro intensità, distinguendo tra pioggia, neve e grandine.

Tutti questi dati hanno poi due destinazioni. «Da un lato – spiega Gaia – finiscono direttamente sul tavolo del previsore, che sorveglia di continuo l’atmosfera per cogliere immediatamente eventuali fenomeni meteorologici che possono avere un impatto o creare un pericolo. L’altro destino è quello verso i supercalcolatori», che elaborano le previsioni numeriche.

Per farlo vengono utilizzati diversi modelli meteorologici. «La complessità dell’atmosfera deve essere in qualche modo semplificata affinché il computer riesca a elaborare rapidamente una previsione». MeteoSvizzera utilizza diversi modelli: quello specifico per la regione alpina, chiamato ICON, e uno più globale, che è sviluppato da un consorzio a livello europeo. Quando le loro previsioni non coincidono, «entra in gioco l’esperienza del previsore, che deve capire quale modello probabilmente si avvicina di più alla realtà».

Fondamentale è anche il coordinamento a livello nazionale. Il servizio di previsione di MeteoSvizzera è organizzato su tre sale previsione: Zurigo, Ginevra e Locarno Monti. «I tre centri lavorano in modo coordinato, soprattutto nelle zone di transizione tra una regione di competenza e l’altra. Per sostenere questa coordinazione abbiamo due volte al giorno una conferenza telefonica, alle 08:45 e alle 16, che permette di scambiare le varie valutazioni fatte dai previsori».

In 25 anni di lavoro, Gaia ha visto cambiare profondamente anche il mestiere del meteorologo. «Quando ho iniziato, all’inizio degli anni 2000, ci si aspettava una previsione un po’ generica. Oggigiorno ci si aspetta una previsione molto precisa nello spazio e nel tempo». Una richiesta che ha cambiato anche il lavoro in sala previsioni. «Cerchiamo di andare nel dettaglio, anche se tante volte dobbiamo accettare che la natura è così complessa che questo dettaglio non possiamo fornirlo».

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