Trump licenzia la portavoce della Casa Bianca dopo appena cinque giorni

Katie Zacharia silurata dopo le polemiche sulle sue qualifiche. Intanto crescono le tensioni nell'amministrazione in vista delle elezioni di novembre.
WASHINGTON - Appena cinque giorni dopo il suo debutto nella sala stampa della Casa Bianca, Katie Zacharia è stata licenziata da Donald Trump. La nuova portavoce dell'amministrazione americana lascia così l'incarico in tempi ancora più brevi rispetto ad Anthony Scaramucci, rimasto in carica per soli dieci giorni durante il primo mandato del presidente. La sua uscita allunga la lista delle donne allontanate da ruoli di primo piano nell'amministrazione Trump, tra cui Pam Bondi e Kristi Noem.
Zacharia aveva assunto ufficialmente l'incarico lunedì, dopo che Trump ne aveva annunciato la nomina su Truth Social alla fine della settimana precedente. Il suo primo briefing, martedì, era stato uno dei più brevi della storia e aveva suscitato numerose critiche per la sua preparazione. A far precipitare la situazione è stata però la rivelazione secondo cui Zacharia non avrebbe superato l'esame di abilitazione alla professione forense, pur presentandosi come avvocata. Una circostanza che avrebbe irritato il presidente. «Dovrebbe riconsiderare l'incarico. Se fossi in lei ci penserei due volte», aveva dichiarato Trump poco prima che i media americani riferissero del licenziamento.
La nomina aveva già provocato malumori all'interno della Casa Bianca. Trump avrebbe infatti scelto Zacharia senza consultare la capa di gabinetto Susie Wiles, alimentando le indiscrezioni su una sua possibile uscita dopo le elezioni di metà mandato di novembre. Wiles, per il momento, non ha manifestato alcuna intenzione di lasciare il posto, ma le manovre per la sua eventuale successione sarebbero già iniziate. Tra i possibili aspiranti figura il suo vice Stephen Miller, considerato uno degli architetti della politica restrittiva sull'immigrazione. A complicare ulteriormente gli equilibri interni contribuisce la disputa tra Alina Habba Mildon e Richard Grenell, due alleati del presidente, legata a interessi contrapposti in Venezuela.
Intanto Trump si prepara all'eventualità di una vittoria democratica alle elezioni di metà mandato. In un'intervista a Newsmax, il presidente ha minacciato di rendere pubbliche informazioni in suo possesso su Hillary Clinton, Joe Biden e Barack Obama qualora i democratici dovessero avviare una nuova procedura di impeachment nei suoi confronti. «Ho informazioni su di loro», ha affermato, sostenendo di aver evitato in passato di utilizzare dossier che avrebbero potuto «distruggere la loro reputazione». Il presidente ha però avvertito che potrebbe cambiare atteggiamento in caso di una terza procedura di messa in stato d'accusa. Dichiarazioni che prefigurano un possibile scontro istituzionale qualora i democratici conquistassero il controllo del Congresso.
Le elezioni di novembre sono al centro anche delle discussioni tra gli esponenti del movimento Maga. Secondo quanto emerso da una serie di riunioni tenute nelle ultime settimane, alcuni alleati di Trump avrebbero prospettato la possibilità di invocare la legge marziale qualora il voto venisse considerato «truccato». Gli attivisti stanno esercitando pressioni sul presidente affinché rafforzi le misure di sicurezza elettorale. Le iniziative finora promosse dall'amministrazione in questo ambito sono tuttavia state respinte dai tribunali americani, che hanno ribadito come la competenza sull'organizzazione delle elezioni spetti ai singoli Stati e non alla presidenza federale.



