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I RACCONTI DELLA F1

Antonelli scuote la Formula 1

Il talento italiano cambia le regole degli ingaggi
Antonelli scuote la Formula 1
Antonelli scuote la Formula 1
IMAGO / ZUMA Press Wire
Antonelli scuote la Formula 1
Il talento italiano cambia le regole degli ingaggi
Dal vivaio Mercedes ai vertici del Mondiale: Kimi dimostra che investire sui giovani può valere più di un contratto milionario.
SPORT: Risultati e classifiche

AUSTIN - Signore e signori, ChatGPT ci vede lungo. E questa volta, almeno per ora, possiamo dire che potrebbe averci azzeccato. Nell’agosto scorso avevo chiesto alla nota piattaforma chi avrebbe potuto conquistare il Mondiale 2026. La risposta? Kimi Andrea Antonelli, il numero 12 della Mercedes. Oggi la suggestione è diventata una storia da seguire con il fiato sospeso. Ad Austin potrebbe infatti arrivare un risultato storico; altrimenti, tutto sarà rimandato alle gare successive. Ma calma e gesso: prima di parlare di titolo, lasciamo che sia la matematica a decidere.

Il vero terremoto, però, non riguarda soltanto la classifica. Riguarda il denaro. Perché Antonelli sta mettendo in discussione una delle certezze della Formula 1: per avere un campione bisogna necessariamente pagarlo a peso d’oro?

Il modello Antonelli contro i contratti milionari

Dietro Kimi c’è il lavoro della Mercedes e della sua Academy, il programma che ha accompagnato la crescita del talento bolognese. Un investimento costruito negli anni, che permette a una squadra di valorizzare un giovane pilota senza dover immediatamente affrontare gli ingaggi stellari dei campioni affermati.

E qui arriva la domanda: ha senso spendere cifre enormi per due piloti quando si può crescere un talento in casa e destinare maggiori risorse allo sviluppo della monoposto?

Prendiamo Charles Leclerc. Il monegasco della Ferrari, secondo le stime sui compensi del 2025, ha percepito circa 30 milioni di dollari di stipendio base, bonus esclusi. Un investimento importante, che finora non si è tradotto in un titolo mondiale. Significa che Leclerc non vale quei soldi? Assolutamente no. Il valore di un pilota non si misura soltanto con i trofei. Ma il confronto economico è inevitabile.

Antonelli, secondo le stime circolate sui suoi compensi 2025, avrebbe guadagnato circa 5 milioni di dollari di stipendio base, arrivando a circa 12.5 milioni considerando i bonus. Una cifra decisamente inferiore a quella dei top driver, ma associata a un potenziale enorme. E altri giovani dimostrano che il modello può funzionare: Isack Hadjar avrebbe uno stipendio base stimato intorno ai 2 milioni, Oliver Bearman circa 1 milione e Liam Lawson circa 1 milione di dollari.

Il vero affare è investire sul futuro

La lezione è chiara: le Academy possono diventare una risorsa strategica, non soltanto una palestra per giovani piloti. Se un talento rende ai massimi livelli con un ingaggio inizialmente contenuto, una scuderia può liberare budget da investire in aerodinamica, simulazione, aggiornamenti tecnici e ricerca.

Naturalmente, crescere un campione non è una garanzia: servono talento, esperienza, una macchina competitiva e la capacità di reggere la pressione. E se Antonelli dovesse davvero conquistare il Mondiale, il suo valore contrattuale salirebbe inevitabilmente.

Ma intanto Mercedes potrebbe aver dimostrato che investire presto può ripagare molto più di un assegno firmato all’ultimo momento. Il fenomeno bolognese non sta soltanto inseguendo un titolo: sta contribuendo a cambiare gli equilibri economici della Formula 1.

E forse, da oggi, i grandi team dovranno chiedersi non soltanto quanto costa un campione, ma quanto conviene costruirlo in casa.

E noi in casa abbiamo il nostro piedone sul gas sempre e comunque. Nell’attesa del prossimo appuntamento ad Austin, vi rimando alla mia intervista a papà Marco Antonelli, realizzata a Monza.

Vi aspetto sul canale ufficiale de “I Racconti della F1”, youtube I Racconti della F1 su YouTube

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