Aiuti sociali, quanti ticinesi non li ricevono pur avendone diritto?

Povertà e famiglie che escluse dagli aiuti. Un'interrogazione di Più Donne chiede al Governo una radiografia dettagliata del fenomeno
BELLINZONA - Quante persone in Ticino non ricevono gli aiuti sociali pur avendone diritto? E quante famiglie, magari con figli a carico, restano escluse da prestazioni che potrebbero alleggerire le loro difficoltà economiche? Sono le domande al centro di un'interrogazione presentata al Consiglio di Stato da Tamara Merlo e Maura Mossi Nembrini, a nome di Più Donne. L'obiettivo è fare luce su un fenomeno spesso invisibile: quello di chi avrebbe diritto a un sostegno economico, ma non lo richiede o non riesce a ottenerlo.
Un ticinese su sei vive in povertà
Il problema si inserisce in un quadro preoccupante. Secondo i dati dell'Ufficio federale di statistica richiamati nell'atto parlamentare, in Ticino circa una persona su sei vive in povertà e una su quattro è a rischio. Inoltre, secondo una stima citata dalle interroganti, circa un quarto delle persone aventi diritto agli aiuti non li richiederebbe. Una proporzione sulla quale Più Donne chiede ora al Governo di fare chiarezza: è valida anche per il Ticino? E quali prestazioni riguarda?
Le due firmatarie vogliono sapere se il Cantone dispone di dati sul mancato ricorso agli aiuti, in particolare agli assegni familiari integrativi (AFI) e agli assegni di prima infanzia (API). Ma soprattutto chiedono di capire chi rimane più frequentemente escluso e per quali ragioni. L'attenzione si concentra sulle famiglie monoparentali, sulle persone che lavorano ma guadagnano troppo poco e su chi incontra ostacoli linguistici, digitali o burocratici.
I bambini che restano senza sostegno
Un capitolo importante riguarda i minorenni. In Svizzera circa 114mila bambini vivono in povertà, ma quanti sono quelli che, in Ticino, appartengono a famiglie che non ricevono prestazioni sociali pur avendone diritto? Più Donne chiede una stima precisa, evitando di conteggiare più volte lo stesso bambino quando una famiglia non beneficia di diversi aiuti.
La questione non è soltanto economica. Le interroganti chiedono anche se il Cantone verifichi quanto le difficoltà finanziarie limitino la partecipazione dei bambini ad attività sportive, culturali e ricreative e come vengano coordinati gli aiuti pubblici e privati.
Le misure funzionano davvero?
Il problema del mancato ricorso alle prestazioni non è nuovo. Nel dicembre 2023 il Gran Consiglio aveva già accolto parzialmente una mozione sul tema. Da allora sono state avviate iniziative per migliorare l'informazione e l'accompagnamento dei potenziali beneficiari.
Tra queste figura una sperimentazione a Lugano e Locarno che nel 2025 ha coinvolto 202 persone, per un totale di 305 consulenze. Ma quante di queste persone avevano effettivamente diritto a un aiuto? Quante hanno presentato domanda e quante hanno ottenuto una prestazione? E quante si sono fermate davanti alla complessità delle procedure? Più Donne vuole conoscere i risultati concreti degli interventi, non soltanto il numero delle consulenze effettuate. Chiede inoltre di verificare se formulari e informazioni siano realmente comprensibili, anche per chi ha difficoltà con gli strumenti digitali, e se le domande incomplete o abbandonate vengano monitorate.
Informare direttamente chi ha diritto agli aiuti
Tra i quesiti più significativi figura infine la possibilità di utilizzare i dati già disponibili nell'amministrazione per individuare i potenziali beneficiari e informarli direttamente. Le interroganti chiedono anche per quali prestazioni il diritto venga già verificato d'ufficio, senza bisogno di presentare una domanda.
Al Governo viene chiesto di indicare misure concrete, scadenze e responsabilità per migliorare l'accesso agli aiuti, anche attraverso i futuri sportelli regionali di consulenza sociale. E di pubblicare un bilancio che permetta di capire se gli interventi adottati abbiano davvero ridotto il numero di persone che, pur avendone diritto, restano senza sostegno.



