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BALERNA

La scelta di Valentina: cede il suo nightclub

Cambio di vita per la 31enne laureata in legge con un passato nel mondo dell'equitazione: «Lavorare di notte è duro. E le responsabilità sono tante. Conservo ricordi belli».
La scelta di Valentina: cede il suo nightclub
Foto di Valentina Croce
La scelta di Valentina: cede il suo nightclub
Cambio di vita per la 31enne laureata in legge con un passato nel mondo dell'equitazione: «Lavorare di notte è duro. E le responsabilità sono tante. Conservo ricordi belli».

BALERNA - Il Lux di Balerna sarà ceduto. Ad annunciarlo è la giovane donna che lo ha gestito nell'ultimo quadriennio. Quella Valentina Croce che a 31 anni ha deciso di voltare pagina. La stessa ragazza che nel 2022 aveva fatto discutere per la sua scelta curiosa: accantonare l'idea di fare l'avvocata (è laureata in legge), lasciare l'ambiente dell'equitazione a cui era legatissima, e lanciarsi in quello a luci rosse.

Valentina, perché hai deciso di "vendere" il Lux?
«In realtà non è stata una decisione che avevo programmato. Quando sono partita quest’estate per la Spagna ero convinta che sarei tornata, mi sarei presa semplicemente un po’ di riposo e poi avrei riaperto il Lux come sempre. Avevo bisogno di staccare un mese perché, dopo tanto tempo vissuto soprattutto di notte, sentivo un po’ di stanchezza».

E invece?
«Durante la vacanza mi sono innamorata della Spagna, in particolare della regione di Alicante, del suo modo di vivere e anche del tipo di locali che ho visto. Per caso si è aperta la possibilità di entrare in un nuovo progetto lì. E questa cosa mi ha fatto riflettere. Mi piacerebbe provare qualcosa di nuovo, magari rilevando una partecipazione in un’attività senza avere più l’obbligo di essere presente ogni giorno come succede quando un locale è completamente tuo».

Ti trasferirai definitivamente?
«No. Immagino piuttosto di trascorrere lì uno o due mesi all’anno e di vivere questa nuova esperienza soprattutto come investimento. Credo che per me sia arrivato il momento di cambiare un po’ ritmo, pur continuando a fare qualcosa che mi piace». 

Hai gestito un nightclub per oltre quattro anni. Quali i ricordi più belli?
«Per me il Lux è stata soprattutto una bellissima parentesi di vita. Era la mia prima esperienza vera nella gestione di un locale e mi ha insegnato tanto. Sono cresciuta sotto tutti i punti di vista: ho imparato a gestire le persone, le situazioni impreviste, l’organizzazione, i rapporti con i clienti e tutto quello che normalmente da fuori non si vede».

Un nightclub non è un'attività come un'altra...
«Il Lux non è mai stato per me soltanto un’attività commerciale. È diventato quasi una seconda casa e si è creata un’atmosfera molto familiare, sia all’interno del team sia con tanti clienti».

Sui social ti vediamo sfoggiare beni di lusso. Ci hai guadagnato parecchio?
«Naturalmente questo lavoro mi ha dato anche soddisfazioni dal punto di vista professionale ed economico. Vedere un progetto crescere e sapere di avere contribuito personalmente a costruirlo è una sensazione piacevole».

E invece quali sono i ricordi più negativi?
«Più che parlare di cose negative, parlerei di sacrifici. Lavorare nel mondo della notte è bellissimo, ma è anche impegnativo. Quando il locale è tuo, anche quando non sei fisicamente lì continui comunque a pensarci: c’è sempre qualcosa da organizzare, controllare o risolvere. È un lavoro che ti prende molto, non soltanto nelle ore di apertura. Detto questo, se faccio un bilancio complessivo, le cose belle superano sicuramente quelle difficili».

Sempre sui social hai raccontato storie bizzarre: come quella di un cliente fidanzatosi con due ragazze del tuo locale. Ci sono aneddoti particolari che porti nel cuore?
«Una sera un cliente era assolutamente convinto di potere uscire dal locale passando dal calorifero. Non dalla porta, non da un’uscita di sicurezza ma proprio dal calorifero. Continuava a cercare di capire da che parte si aprisse e a spiegare con grande convinzione che quella fosse la strada giusta per uscire. La cosa più divertente era la serietà con cui portava avanti la sua teoria, mentre noi cercavamo delicatamente di convincerlo che forse era meglio utilizzare l’uscita tradizionale. Ricordo inoltre con tenerezza la scena di una ragazza che aveva appena iniziato a lavorare da noi. Appena arrivata mi ha chiesto, serissima: “Ma di quante ore devo mettere indietro l’orologio, visto che siamo in Svizzera?”. Lì ho capito che, per qualcuno, attraversare il confine era praticamente come cambiare continente».

Torniamo alla fine del 2021. La scelta di gestire un nightclub ha sollevato pregiudizi nei tuoi confronti?
«Io ho sempre cercato di vivere questa esperienza con naturalezza e professionalità. Chi conosce il Lux sa quanto lavoro ci sia dietro e quanto per me fosse importante creare un ambiente piacevole e rispettoso. Alla fine credo che i risultati, la continuità e soprattutto l’affetto della clientela abbiano parlato per noi».

Che tipo di persona vorresti come acquirente del Lux?
«Una persona un po’ come me. Qualcuno che creda nel progetto e che non lo consideri un’attività da acquistare. Il Lux ha sempre funzionato anche grazie all’atmosfera che si è creata al suo interno, quel senso di familiarità che secondo me lo ha reso particolare. Mi piacerebbe che il futuro acquirente riuscisse a mantenere questa caratteristica, magari portando anche idee nuove e facendolo evolvere».

Non sarà una vendita in cui consegni le chiavi e sparisci, insomma.
«No. Sono legata al Lux. E sono pronta ad affiancare il nuovo proprietario nella fase iniziale, a presentargli la clientela, a spiegargli il funzionamento del locale e ad aiutarlo nel passaggio di gestione. E ovviamente tornerò sicuramente a trovarlo: vedere il Lux continuare a funzionare bene sarebbe per me una soddisfazione enorme».

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