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LUGANO

C'è una criminalità che non compare nei dati ufficiali

Il Municipio di Lugano valuta una nuova indagine per far luce sul divario tra reati subiti e quelli denunciati. Le statistiche fotografano infatti solo una parte del fenomeno.
C'è una criminalità che non compare nei dati ufficiali
Ti-Press / Pablo Gianinazzi
Fonte red
C'è una criminalità che non compare nei dati ufficiali
Il Municipio di Lugano valuta una nuova indagine per far luce sul divario tra reati subiti e quelli denunciati. Le statistiche fotografano infatti solo una parte del fenomeno.

LUGANO - Quante aggressioni, molestie e altri reati commessi a Lugano non vengono mai denunciati alla polizia? E quanto è attendibile la fotografia della sicurezza cittadina che emerge dalle statistiche ufficiali? Il Municipio riconosce che i dati di polizia non raccontano l'intero fenomeno e apre alla possibilità di realizzare una nuova indagine per misurare il cosiddetto «numero oscuro» della criminalità.

È quanto emerge dalla risposta all'interrogazione presentata il 10 settembre dalla consigliera comunale Tamara Merlo (Più Donne), che chiedeva di approfondire il divario tra i reati registrati e quelli effettivamente subiti dalla popolazione, anche alla luce degli episodi di violenza che hanno alimentato il dibattito sulla sicurezza negli ultimi mesi.

Molestie sessuali, denunciato solo il 5,5% dei casi
I dati più significativi risalgono al sondaggio LOSAI del 2019, realizzato dai ricercatori dell'Università di Losanna. L'indagine aveva permesso di stimare la quota di reati subiti dai cittadini ma mai segnalati alle autorità.

I risultati, riferiti al 2018, mostrano differenze importanti a seconda della tipologia di reato. Soltanto il 5,5% delle molestie sessuali risultava denunciato alla polizia. La percentuale saliva al 24,3% per le aggressioni fisiche avvenute in casa e al 26,7% per quelle avvenute in strada. Per le aggressioni verbali nello spazio pubblico, invece, il tasso di denuncia era del 3,8%.

La situazione cambiava per i reati contro il patrimonio: veniva denunciato l'84,5% dei furti in abitazione e il 65,3% dei borseggi e degli scippi.

Lugano tra le città più sicure? Ecco cosa dicono davvero i dati
Nella sua interrogazione, Merlo chiedeva anche chiarimenti sui confronti statistici che collocano Lugano tra le città più sicure della Svizzera.

Il Municipio precisa innanzitutto che l'Ufficio federale di statistica (UST) non pubblica una classifica generale delle città svizzere in termini di sicurezza. Il riferimento alla posizione favorevole di Lugano deriva dal confronto tra le frequenze di alcune categorie di reato, calcolate ogni mille abitanti.

Le statistiche comprendono, tra gli altri, furti, danneggiamenti, truffe, abusi informatici e reati violenti. Non considerano però tutte le fattispecie previste dal Codice penale. C'è poi un altro limite: vengono registrati esclusivamente i fatti conosciuti dalla polizia.

«I confronti geografici devono essere interpretati con cautela», sottolinea l'Esecutivo, ricordando che i risultati dipendono anche dalla propensione alla denuncia e dall'attività di controllo delle autorità.

Una nuova indagine era già stata prevista, poi lo stop per ragioni finanziarie
Per avere un quadro più completo, nel 2024 la Polizia di Lugano aveva già avviato contatti con i ricercatori dell'Università di Losanna per valutare una seconda edizione del sondaggio LOSAI.

Alla fine, però, l'indagine non è stata realizzata. Il motivo? «Altre priorità di spesa», ha spiegato oggi il Municipio.

Ora il dossier torna sul tavolo. L'Esecutivo ha incaricato la Polizia di approfondire nuovamente con l'Università di Losanna la fattibilità di una seconda edizione, valutandone costi e possibilità di finanziamento.

Perché le vittime non denunciano?
Un altro tema sollevato da Merlo riguarda le ragioni che spingono le vittime a non rivolgersi alle autorità. In particolare, la consigliera comunale chiede se il timore che l'aggressore possa conoscere l'identità, il domicilio o altri dati personali della vittima rappresenti un ostacolo alla denuncia.

Su questo punto il Municipio riconosce una lacuna: la Città non dispone di una rilevazione sistematica delle motivazioni che portano a rinunciare alla denuncia.

Non esistono nemmeno dati specifici per Lugano sul timore di essere identificati dall'autore del reato, anche se l'Esecutivo ritiene verosimile che questa preoccupazione possa contribuire alla mancata segnalazione in determinati casi.

Giovani, dipendenze e violenza: la prevenzione oltre i controlli
L'interrogazione affrontava infine il tema della prevenzione sociale, chiedendo quali interventi il Municipio intendesse affiancare ai controlli rafforzati di polizia per contrastare il disagio giovanile, le dipendenze e la violenza nello spazio pubblico.

Nella risposta, l'Esecutivo richiama le attività educative ed extrascolastiche promosse dalla Città, i centri giovanili di Breganzona e Viganello e una nuova proposta sperimentale avviata nel 2026 per la fascia d'età adolescenziale, che avrebbe registrato una buona partecipazione.

Un ruolo importante viene attribuito anche agli operatori sociali di prossimità, presenti nei luoghi di aggregazione dei giovani per intercettare precocemente situazioni di disagio. Questo lavoro è stato rafforzato nel febbraio 2026 con l'apertura dello Sportello Prossimità, dedicato all'ascolto, all'orientamento e all'accompagnamento dei ragazzi.

Sul fronte delle dipendenze, la Città segnala l'attività dello stand Via Vai, presente da cinque anni sul territorio, soprattutto durante l'estate e in occasione di eventi, per sensibilizzare sui rischi legati ai consumi.

Viene inoltre richiamato il Tavolo di lavoro sul disagio, che riunisce la Divisione Socialità, le Scuole comunali, l'Autorità regionale di protezione e la Polizia, con l'obiettivo di migliorare il coordinamento e individuare tempestivamente le situazioni problematiche.

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