Se hai un problema di salute, la nuova complementare te la scordi

È corsa al cambio di cassa malati. Ma occhio alle patologie pregresse. «Chi sta già male stia attento», sottolinea l'esperto Bruno Cereghetti.
È corsa al cambio di cassa malati. Ma occhio alle patologie pregresse. «Chi sta già male stia attento», sottolinea l'esperto Bruno Cereghetti.
LOCARNO - Rifiutati dalle casse malati, più precisamente dalle complementari, perché non si è sani. In queste settimane, in cui si assiste alla corsa al cambio dell'assicurazione, sta capitando a decine e decine di ticinesi. Per Bruno Cereghetti, esperto del settore, si tratta di una vera ingiustizia sociale. «È una situazione che va avanti dal 1996. E che crea molta discriminazione».
Il problema si sta facendo sentire maggiormente con l'invecchiamento costante della popolazione.
«È così. Dopo una certa età, indicativamente dopo i 55-60 anni, gli assicuratori fanno due calcoli e capiscono che non sei più un cliente vantaggioso. Per cui non accettano la tua richiesta di stipulare una complementare. E non sono nemmeno tenuti a dare motivazioni».
Una volta c'erano i famosi asterischi, le riserve...
«Sì. Venivi accettato a condizione di non essere coperto per quel determinato settore sanitario per un periodo limitato. Ora le riserve non ci sono più. Semplicemente resti escluso».
I giovani alle complementari pensano poco.
«Ci pensano poco finché tutto va bene. Si assicurano con la cassa malati di base e basta. Quando però subentrano problemi di salute iniziano a guardarsi intorno. A valutare l'ipotesi di una complementare».
E a quel punto che succede?
«Succede che se un giovane ha una patologia, non necessariamente grave o "di lunga durata", praticamente non avrà mai una complementare. Perché nessun assicuratore vuole prendersi a carico una persona già malata».
Qual è il peccato originale?
«Avere accettato, ormai trent'anni fa, che le complementari finissero sotto il diritto privato. Questo garantisce una massima libertà commerciale agli assicuratori. Io all'epoca ero contrario».
E adesso?
«Lo sono ancora. Più che mai. La scelta è stata deleteria. È una soluzione che crea tanta sofferenza. E che privilegia solo le persone sane e giovani. Meglio se di sesso maschile».
Si metta nei panni di un'assicurazione però. Il giovane quando è sano "se ne frega" di tutto. Poi si ammala e pretende la complementare per essere curato di più.
«Infatti questo atteggiamento non va bene. Sono d'accordo, è un comodismo che suscita perplessità. La soluzione starebbe nel mettere le complementari sotto l'egida del diritto sociale. In modo che gli assicurati malati non siano più esclusi dalle complementari a priori. Dovrebbero invece essere ammessi».
A quali condizioni?
«Con delle riserve per una determinata patologia, molto ben circoscritta. Riserve della durata massima di cinque anni. Dopo di che bisognerebbe essere ammessi in modo incondizionato. Non è una colpa essere malati».
E se una persona con un problema di salute persistente e che ha già la complementare volesse cambiare?
«Può cambiare l'assicurazione di base. Quella la può cambiare anche se è malatissimo e molto anziano. Ma io consiglio sempre di non disdire mai il contratto della complementare che ha già. Nessuna altra assicurazione accetterebbe questa persona. Lo stesso discorso vale per chi ha più di 55 anni. Meglio non azzardare e tenersi stretta la complementare attuale, anche se si ha l'impressione di pagare tanto. Infatti ci sono assicurati che cambiano la cassa malati di base, ma mantengono la complementare presso il vecchio assicuratore. Proprio per non finire "a piedi" insomma».
In conclusione: stipulare una complementare quando si è ancora giovani e sani a questo punto è consigliabile?
«Certo che è consigliabile. E non solo per garantirsi l’accesso alle cure. Ma con i chiari di luna che si stagliano sulla sanità, essere ben coperti in caso di malattia oltre l’obbligo è una scelta saggia».




