«Battiato? La sua voce cura l'anima»

Il grande cantautore raccontato da Filippo Destrieri, suo storico tastierista, che sarà uno degli ospiti di un evento che mette in scena aneddoti e magia della musica italiana
MURALTO - Prima di Franco Battiato ci furono Airolo, un organo Hammond e un gruppo formato con alcuni giovani musicisti leventinesi. Per Filippo Destrieri, tastierista e storico collaboratore del cantautore siciliano, quello del 7 novembre sarà un graditissimo ritorno in Ticino.
La serata-evento
Sarà infatti uno dei protagonisti di "I Grandi dietro i Grandi", l'evento musicale che porterà alla Sala congressi di Muralto le storie mai raccontate (o quasi) dei grandi nomi della musica italiana. Se Destrieri parlerà della sua esperienza ventennale al fianco di Battiato, Massimo Volpe racconterà della sua esperienza come cofondatore, insieme a Renzo Arbore, dell'Orchestra Italiana e Michele Schembri parlerà delle collaborazioni avute come autore, editore e produttore discografico con nomi del calibro di Mina, Sal Da Vinci, Milva, Bobby Solo, Alan Sorrenti, Ivana Spagna, Billy Cobham e molti altri.
"I Grandi dietro i Grandi" affiancherà talk show a musica dal vivo, con esibizioni strumentali da parte degli ospiti. Destrieri suonerà le tastiere sulla voce di Battiato, Volpe riproporrà al pianoforte i brani iconici dell'Orchestra Italiana e Francesco Antonio Palmieri, direttore artistico dell'evento insieme a Robertino Bay, nonché presentatore, suonerà i brani da lui scritti per Renato Zero, Aleandro Baldi e altri grandi nomi della scena italiana. Parte dell'incasso sarà devoluta in beneficenza. Prevendita disponibile su Biglietteria.ch.
Torniamo al racconto che ci ha fatto Destrieri e a quei sette anni ticinesi, che hanno segnato il debutto della sua professione nella musica. «Ho compiuto vent'anni in Svizzera, proprio ad Airolo», racconta. Era il 1971. Arrivato in Ticino per sostituire un musicista, si ritrovò a suonare tutte le sere nel dancing di un albergo. «Pensavo fosse una data, invece sono rimasto un mese. In Italia suonavo il sabato, la domenica e qualche giorno in settimana. In Svizzera, invece, tutte le sere. La professione dell'organista ho iniziato a farla lì». All'epoca, precisa, il termine "tastierista" non era ancora d'uso comune. Il suo Hammond, acquistato in Svizzera e a lungo desiderato, attirò alcuni ragazzi di Airolo che cominciarono a presentarsi ogni sera nel locale. «Nacque subito una simpatia incredibile tra noi».
Nascono i Quadro d'Autore
Da quell'incontro presero forma i Quadro d'Autore, gruppo orientato verso il progressive e destinato a esibirsi in varie località svizzere, tra cui St. Moritz. La formazione comprendeva Valerio Panzera alla batteria, Nicola Castelli alla chitarra e Mario Spizzi. Panzera, ricorda Filippo, era fratello di Fiorenzo Panzera, noto per avere giocato nell'Ambrì. Valerio è morto alcuni anni fa e proprio in occasione del suo funerale, a Bellinzona, il tastierista rivide Castelli. Spizzi, originario di Airolo, si trasferì successivamente a Zurigo.
Più tardi entrò nel gruppo anche Giovanni Celio, bassista che avrebbe poi intrapreso una lunga carriera nella magistratura. «Era bravissimo, ma soprattutto molto divertente e simpatico. Aveva sempre la battuta pronta». Filippo spera ora di poterlo incontrare nuovamente in occasione dell'evento di Muralto: «Mi piacerebbe tantissimo rivederlo». Attorno al nucleo principale ruotarono inoltre altri musicisti, tra cui Aldo De Tata e la sorella Nice, cantante luganese che Filippo ricorda come «molto, molto brava».
Di quegli anni non conserva soltanto la memoria musicale. «La cosa che mi è piaciuta subito della Svizzera è l'amicizia. Quando nasce, è d'acciaio. Non ci siamo mai dimenticati gli uni degli altri». Valerio, per esempio, continuò ad andarlo a trovare in Italia. «Andavamo in giro a suonare in tutta la Svizzera. C'è ancora una bella leggenda attorno a quel gruppo e tanti amici che venivano a sentirci mi chiamano ancora». Ci furono anche episodi di stampo xenofobo legati alla targa milanese della sua Porsche, ricorda Destrieri, ma a difenderlo furono proprio i compagni del gruppo.
Bellinzona, poi la svolta
Veniamo quindi all'ultimo ingaggio ticinese prima dell'evento che gli cambiò la vita. Destrieri aveva appena terminato una sostituzione vicino a Bellinzona ed era rientrato a Milano. Quella notte, ricorda, non riusciva a dormire: «Avevo un bellissimo presentimento. Sentivo che la mia vita sarebbe cambiata, che doveva succedere qualcosa». La mattina seguente squillò il telefono. Era Franco Battiato. «Mi disse: “Filippo, che fine hai fatto? Dove sei andato? Io ti cercavo, ho fatto un disco”». Si trattava di "L'era del cinghiale bianco". Battiato gli chiese di raggiungerlo per preparare la tournée. «Fu in quel giorno che la mia vita cambiò».
I due, in realtà, si erano già conosciuti nell'ambiente musicale milanese. Filippo rimase immediatamente colpito dalla scrittura del cantautore siciliano, in particolare dai lavori giovanili nel solco della sperimentazione e dell'elettronica, come "Fetus" e "Pollution". «Gli dissi: “Tu non sei siciliano, sei un extraterrestre. Come fai a scrivere queste cose a poco più di vent'anni?”». Ancora oggi, aggiunge, continua a interrogarsi sulla figura dell'amico: «A volte mi chiedo: chi era davvero Battiato?».
Troppo in anticipo sui tempi
La tournée del 1979, tuttavia, partì in salita. Secondo il ricordo di Filippo, ai concerti si presentarono circa cinquanta persone a Milano, altrettante a Roma e una ventina a Genova. Dopo tre date il manager decise di interrompere il tour. «Il pubblico non aveva capito la svolta di Battiato. Si aspettava ancora il musicista elettronico e sperimentale e interpretò "L'era del cinghiale bianco come una scelta commerciale". Ma quel disco non era affatto commerciale» e, anzi, diede il via a una vera e propria rivoluzione del pop d'autore italiano.
Lo spettacolo era diviso in due parti. Nella prima veniva eseguito il nuovo album; nella seconda si tornava alle composizioni sperimentali degli anni Settanta, tra sintetizzatori, sequenze e suoni elettronici. Filippo utilizzava, tra gli altri strumenti, un ARP 2600. «Era un concerto completo, bellissimo. Ma la cosa più importante era la voce di Franco».
Una voce taumaturgica
Proprio la voce è il centro del ricordo di Battiato. «Il suo successo lo deve a una voce meravigliosa, miracolosa e taumaturgica, capace di guarire ogni male». Destrieri racconta che il cantautore gli prendeva la mano e la appoggiava in punti diversi del proprio corpo, per fargli percepire dove risuonasse il suono. «Mi diceva: “Senti che la voce esce da qui, senti che esce da là”. La indirizzava dove voleva. Suonava con il suo corpo e la voce prendeva corpo». Una voce inimitabile, capace di affrontare anche il repertorio di altri artisti come hanno dimostrato i tre album della serie "Fleurs".
Colto e simpatico
Ma com'era Battiato, nella vita quotidiana? Secondo Filippo, era una persona «stupenda e simpaticissima. Prendeva la vita seriamente, ma con tanta ironia e intelligenza». Leggeva e studiava molto, passando con naturalezza dai riferimenti colti al linguaggio popolare. «Aveva un'intelligenza spaventosa. Sapeva tutto».
Il rapporto con il denaro era altrettanto particolare. Un giorno Battiato, parlando della possibilità di uno "sbarco" discografico in America, gli domandò quale differenza ci fosse fra quattro e due miliardi di lire. «Gli risposi: “Nessuna, se hai già tutto ciò che ti serve”. Era questo Franco. Se per avere di più doveva piegarsi o cambiare stile di vita, non gli interessava». È uno dei motivi per il quale Battiato non è diventato una stella mondiale di prima grandezza, nonostante l'indiscutibile talento.
L'America sfumata
C'è chi dice che, se avesse padroneggiato meglio l'inglese, sarebbe stato sul livello dei Beatles. Destrieri si dice d'accordo. La carriera internazionale avrebbe potuto prendere anche un'altra direzione. Filippo ricorda un progetto di tournée negli Stati Uniti legato a "Echoes of Sufi Dances", poi sfumato. «Dovevamo girare l'America su grandi bus, con lo studio di registrazione a bordo. Qualcosa non funzionò negli ingranaggi tra la Emi italiana e quella americana e non partimmo più». In Spagna, aggiunge, il lavoro ottenne invece un grande riscontro.
Le artiste legate a Battiato
La collaborazione attraversò tournée, dischi e incontri con numerosi artisti. E specialmente con alcune grandi artiste, che incrociarono Battiato nel corso del loro cammino musicale. Destrieri ricorda quanto Milva fosse incredibilmente amata in Germania, dove i teatri erano sempre pieni e le prevendite si aprivano con largo anticipo. Cita poi Giuni Russo, Sibilla e Ombretta Colli. Di Russo parla come di una forza fuori dal comune: «Era spaventosa. Buona alla prima, subito. Una potenza». L'acuto finale in "Il sole di Austerlitz" rimane uno degli esempi più impressionanti del suo controllo vocale. «Senza trucchi e senza inganni. Era spaventosamente intonata».
Un altro ricordo riguarda "L'addio". Filippo lo rielaborò per il progetto Equipaggio sperimentale e lo fece ascoltare a Battiato, che inizialmente non riconobbe il brano scritto anni prima. «Mi chiese: “Ma l'hai composto tu?” Quando gli dissi che era suo, rispose che era bellissimo e volle riprenderlo». Il pezzo sarebbe poi tornato in uno dei lavori della serie Fleurs, già citata.
Il concerto di Baghdad
Tra i momenti più intensi vissuti insieme a Battiato c'è il concerto di Baghdad del 4 dicembre 1992, organizzato durante l'embargo che aveva colpito la nazione asiatica dopo il conflitto con il Kuwait. Non essendoci voli diretti, la formazione raggiunse Amman in aereo e proseguì in fuoristrada attraverso il deserto. Con Destrieri e Battiato c'era Giusto Pio, accompagnati da due autisti iracheni.
Il gruppo portò con sé latte in polvere e altro materiale, del quale la popolazione aveva disperato bisogno. I musicisti, aggiunge inoltre Destrieri, lasciarono inoltre corde e ricambi ai colleghi iracheni, che a causa dell'embargo non riuscivano a procurarseli. «Ho visto cose inenarrabili. Siamo rimasti dieci giorni isolati dal mondo, senza poter comunicare. La vita umana lì non valeva niente e mancavano perfino le medicine più comuni».
Durante il viaggio notturno nel deserto, dopo avere ascoltato a lungo le cassette con la musica gradita agli autisti, Battiato chiese di spegnere la musica. Prese il proprio walkman e iniziò a cantare in arabo "L'ombra della luce", il brano che avrebbe eseguito il giorno successivo. «In lontananza Baghdad appariva come un miraggio. Ho ancora i brividi quando lo racconto, perché rivivo sempre quel momento, mentre Franco cantava in arabo».
Con il Maestro nel cuore
Dopo la morte di Battiato, Filippo ha continuato a lavorare sulla sua musica. Durante il Covid ha costruito con la compagna uno spettacolo per due persone, intitolato "Il padrone della voce", nel quale ha rielaborato alcuni brani sperimentali degli anni Settanta rendendoli più accessibili, ma conservando la voce originale del cantautore. «Suono sopra la voce di Franco. Alla fine della serata mi sento sollevato da terra. Quella voce è il segreto».
All'evento di Muralto prevede di proporre quattro brani: "Propiedad prohibida", "Legione straniera", "Centro di gravità permanente" e "La cura". La serata ticinese, conclude Destrieri, sarà anche un ritorno alle origini: ai ragazzi di Airolo, alle serate nei dancing e a quelle amicizie che, a oltre mezzo secolo di distanza, non si sono spezzate. «La Svizzera è stata la mia palestra. È lì che ho iniziato davvero la professione. E spero di ritrovare tanti degli amici che venivano ad ascoltarci».



