«Se solo avessi dato retta a mia moglie…»

Alla sbarra per la truffa da 60 milioni: il rammarico di uno degli imputati. «Farò di tutto per restituire la cifra»
«Tanto poté la vergogna che ho creato questo gioco inutile e scemo di carte false». È il bilancio del 60enne italiano, a processo per una truffa multimilionaria, sulla vicenda che lo ha portato alla sbarra.
I tre imputati e i reati
Insieme a lui sono imputati un cittadino belga e uno iraniano. I tre devono rispondere di truffa e falsità in documenti davanti alle Assise criminali di Lugano, presiedute da Amos Pagnamenta, con i giudici a latere Renata Loss Campana e Luca Zorzi. In mattinata è stata respinta la pregiudiziale della difesa sulla competenza territoriale.
Una vicenda intricata e internazionale
La vicenda si sviluppa fra Lugano, Dubai e il Lussemburgo. Secondo la ricostruzione contenuta nell’atto d’accusa, un cittadino georgiano residente a Dubai aveva affidato il proprio patrimonio a un consulente italiano attivo a Lugano, conosciuto tramite un cittadino iraniano.
I documenti generati con l'IA
Per mettere al sicuro i capitali era stata proposta una gestione attraverso una struttura lussemburghese, con il coinvolgimento di un imprenditore belga. Secondo l’accusa, i tre avrebbero utilizzato i fondi a proprio vantaggio, ricorrendo a documenti falsi generati con l’intelligenza artificiale per simulare il controllo sugli investimenti. Il denaro sarebbe poi stato impiegato anche in operazioni immobiliari e nel mercato delle materie prime.
«Mi sono trovato dentro una tempesta perfetta»
«Il mio scopo non era la truffa - ha precisato il 60enne -. Solo che, a un certo punto, ero all’interno di una tempesta perfetta e in balia dei venti. Non sapevo come uscirne, per questo ho creato i documenti falsi. Ne ho usati, però, solo tre: gli altri sono rimasti all’interno del computer».
«Avessi dato retta a mia moglie...»
L’imputato ha ammesso di aver sbagliato a «fidarsi di alcuni studi legali importanti, che poi fanno fatica a risponderti». Avrebbe dovuto alzare il telefono, raccontare la vicenda e spiegare che era necessario recuperare i soldi persi negli investimenti. «Ma non l’ho fatto: avevo vergogna perché mi ero fatto fregare a sessant’anni. Se solo avessi dato retta a mia moglie…».
«Restituirò i soldi»
Il 60enne ha infine espresso la volontà di scusarsi con la vittima. «Non gli ho mai scritto prima - ha precisato - perché pensavo di farlo di persona. La cifra è importante, ma cercherò in tutti i modi di restituire l’ammontare».
Il cittadino iraniano: «Mi era stato presentato come esperto finanziario
Nel pomeriggio è stato interrogato anche il cittadino iraniano, che era diventato una persona di fiducia della vittima e un suo riferimento per le informazioni finanziarie relative agli investimenti in Europa. «Ho conosciuto l’imprenditore italiano nel 2012. Mi era stato presentato come esperto finanziario».
«Avevo sospetti, ma tutto era bloccato...»
L’imputato ha spiegato di aver iniziato a nutrire dei «sospetti» nei confronti del 60enne nel 2025. «Aspettavo di riscuotere i profitti, così da uscire da tutta questa storia. Ma ogni volta mi veniva detto che era tutto bloccato». Il dibattimento proseguirà domani con l’interrogatorio del terzo imputato. In seguito, la parola passerà alla procuratrice pubblica e alla difesa.




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