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Sedi della Giustizia: non solo Lugano o Bellinzona. Ma il Parlamento vota no

Respinta l'iniziativa MPS. Sergi: «Questo Parlamento ha la coda di paglia». Gobbi: «Tornare al punto di partenza non risolve i problemi»
Sedi della Giustizia: non solo Lugano o Bellinzona. Ma il Parlamento vota no
Ti-Press
Sedi della Giustizia: non solo Lugano o Bellinzona. Ma il Parlamento vota no
Respinta l'iniziativa MPS. Sergi: «Questo Parlamento ha la coda di paglia». Gobbi: «Tornare al punto di partenza non risolve i problemi»

BELLINZONA - A larga maggioranza, il Gran Consiglio ha respinto l’iniziativa parlamentare dell’MPS sulle sedi della giustizia ticinese. Con 65 voti favorevoli e 14 contrari, il plenum ha approvato le conclusioni del rapporto di maggioranza.

La bocciatura alle urne della Cittadella della giustizia a Lugano è all’origine dell’iniziativa parlamentare con cui Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi (MPS) chiedevano di eliminare dalla legge sull’organizzazione giudiziaria i vincoli che fissano la sede di alcune autorità cantonali.

Le modifiche previste
Nel mirino ci sono quattro disposizioni: quelle che stabiliscono a Lugano la sede del Ministero pubblico, dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi e del Consiglio della magistratura e quella che colloca la Pretura penale nel distretto di Bellinzona. L’obiettivo è consentire di valutare anche localizzazioni alternative, senza escludere soluzioni meno costose al di fuori di Lugano.

«Non c’è solo Lugano»
Secondo i deputati, il dibattito sulla Cittadella ha mostrato quanto l’indicazione legislativa della sede possa diventare un ostacolo. «A noi sembra che oggi il Ticino offra molte possibilità per trovare una soluzione adeguata alle istituzioni giudiziarie. Soluzioni meno costose che, magari, hanno il difetto di non essere situate nella città di Lugano».

Sergi: «Così si garantisce maggiore flessibilità»
«L’iniziativa è nata in un periodo di grande confusione riguardo alle strutture giudiziarie in Ticino, in particolare dal punto di vista immobiliare», ha spiegato Sergi in aula. «In quel momento, anche alla luce delle difficoltà palesate nel trovare stabili a Lugano e altrove, ci sembrava che indicare nella legge il luogo in cui dovessero avere sede alcune istituzioni giudiziarie costituisse un elemento di rigidità. Abbiamo quindi dato il nostro contributo affinché, eliminando queste indicazioni, si potesse garantire maggiore flessibilità».

«Il Parlamento ha la coda di paglia»
Secondo il deputato MPS, «ci si viene a dire che proponiamo questa modifica senza avere una visione complessiva di ciò che serve per risolvere i problemi logistici della giustizia ticinese. Aspettiamo la vostra visione complessiva: campa cavallo che l’erba cresce, come si suol dire. Questo parlamento ha la coda di paglia: non ha la coscienza tranquilla, si sente colpevole della situazione inadeguata in cui versa da tempo la struttura immobiliare della giustizia ticinese».

La maggioranza dice no
La Commissione giustizia e diritti invitava il Gran Consiglio a respingere l’iniziativa, in linea con la posizione del Consiglio di Stato. Pur condividendo l’obiettivo di una giustizia efficiente e finanziariamente sostenibile, la maggioranza, il cui relatore è Matteo Quadranti (PLR), ritiene che cancellare dalla legge l’indicazione delle sedi non sia lo strumento adatto.

«Si può dislocare»
Il rapporto sottolinea che la sede legale non impone che ogni attività si svolga esclusivamente in quel luogo: la legislazione vigente consente già, in determinate circostanze, di dislocare magistrati, uffici e udienze sul territorio. La sede rappresenta inoltre un elemento dell’organizzazione istituzionale, garantendo chiarezza e stabilità.
Per la Commissione, la semplice soppressione dei riferimenti geografici non produrrebbe risparmi automatici. Gli eventuali vantaggi di una diversa localizzazione andrebbero dimostrati sulla base di costi, disponibilità degli spazi, accessibilità, sicurezza e necessità operative.

Quadranti (PLR): «Lo strumento proposto non raggiunge l’obiettivo di risparmio ed efficienza»
«Lo strumento proposto non raggiunge l’obiettivo di risparmio ed efficienza», ha commentato Matteo Quadranti (PLR), relatore di maggioranza. «Non c’è nessun elemento oggettivo che dimostri che la logistica attuale non funzioni. La riorganizzazione della giustizia si discute con un messaggio organico, non con un’iniziativa formata da quattro capoversi».

Rossi (UDC): «La giustizia appannaggio di chi sta dalla parte del mestolo»
Per Tuto Rossi (UDC), relatore del rapporto di minoranza e favorevole all’accoglimento dell’iniziativa insieme a PVL e MPS, «in fondo l’iniziativa dice soltanto questo: sgombriamo il campo in vista della prospettata riforma della giustizia, permettendo così al Consiglio di Stato di elaborare un progetto globale senza l’intralcio di una legge anacronistica». Il deputato democentrista ha sottolineato «l’enorme danno d’immagine» delle istituzioni democratiche ticinesi, «con profonde ripercussioni sulla fiducia dei ticinesi nelle proprie autorità. Si è diffusa l’impressione che la giustizia sia appannaggio di chi ha la fortuna di stare dalla parte del mestolo». Per Rossi è quindi innegabile «che l’intero corpo dei magistrati e il sistema dei tribunali necessitino di una revisione urgente e profonda. Abbiamo bisogno di magistrati di qualità e, soprattutto, di strutture immobiliari moderne, facilmente accessibili ai cittadini, efficienti e separate tra loro».

Gobbi: «Tornare al punto di partenza non risolve i problemi»
Nel suo intervento, Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha precisato che «il Cantone fatica a trovare una risposta adeguata in ambito logistico». Ha poi aggiunto: «È stata individuata una soluzione che il Parlamento ha approvato, ma che il popolo ha poi bocciato. Fa quindi un po’ male constatare che qualcuno abbia accolto la situazione con una certa ironia. Tornare alla casella di partenza, come nel gioco dell’oca, non risolve i problemi storici della logistica della magistratura ticinese».

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