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Luce verde a una nuova pretura amministrativa

Il Gran Consiglio approva l’iniziativa di Dadò per istituire un Tribunale amministrativo di prima istanza. Ecco i prossimi passi
Luce verde a una nuova pretura amministrativa
Ti-Press
Luce verde a una nuova pretura amministrativa
Il Gran Consiglio approva l’iniziativa di Dadò per istituire un Tribunale amministrativo di prima istanza. Ecco i prossimi passi

BELLINZONA - Istituire anche in Ticino un Tribunale amministrativo di prima istanza, sottraendo al Consiglio di Stato la competenza generale sui ricorsi amministrativi. È quanto chiedeva l’iniziativa parlamentare presentata nella forma generica nel 2021 dal centrista Fiorenzo Dadò e da alcuni cofirmatari. A maggioranza, l’aula ha dato il via libera alla proposta con 50 voti favorevoli, accogliendo le conclusioni del rapporto di maggioranza. Sono stati 28 i voti contrari, provenienti in particolare dalle file della Lega, del Ps e dei Verdi.

Gli obiettivi: eliminare la sovrapposizione fra ruolo esecutivo e funzione giudicante
La proposta mira a superare l’attuale sistema, nel quale il Servizio dei ricorsi esamina le contestazioni contro decisioni dell’Amministrazione cantonale e prepara le proposte che vengono poi formalmente adottate dal Governo. Per gli iniziativisti, questa sovrapposizione tra ruolo esecutivo e funzione giudicante solleva interrogativi sull’indipendenza e sull’imparzialità delle decisioni.

Dadò: «Chi governa, non deve giudicare i ricorsi»
«Sono partito da una convinzione molto semplice - ha spiegato Dadò - in uno Stato di diritto, chi governa non dovrebbe avere la facoltà di giudicare i ricorsi contro le decisioni dell'amministrazione che dirige. Un principio che ci sembra sacrosanto». Il concetto alla base di questa iniziativa «è chiaro: la politica deve governare, la giustizia deve giudicare».

«Servizio ricorsi non è indipendente»
In Ticino, però, «questo principio non è pienamente rispettato. Chi contesta una decisione amministrativa si rivolge spesso proprio al Consiglio di Stato, ossia all'autorità che dirige l'amministrazione chiamata in causa. Giudice e giudicato, potremmo dire, nella stessa persona». Oggi, per l’iniziativista, «il servizio dei ricorsi non è indipendente dall'Esecutivo e il Governo può chiedere modifiche ai progetti di decisione. A casa nostra, questo si chiama interferenza. Per essere credibile, la giustizia deve essere equidistante, indipendente e imparziale. Non soltanto nei fatti, ma anche agli occhi dei cittadini. Oggi, purtroppo, non è così».

Plr, Centro e Udc favorevoli
La Commissione giustizia e diritti si è divisa in due. Il rapporto di maggioranza, firmato da Cristina Maderni (Plr) e Roberta Soldati (Udc) e sostenuto da Plr, Centro e Udc, appoggiava l’iniziativa. Secondo le relatrici, il modello in vigore non offre sufficienti garanzie di indipendenza. La riforma dovrebbe accompagnarsi a una gestione sostenibile delle risorse, senza duplicazioni o aumenti automatici dei costi. Tra gli obiettivi indicati figura anche l’accelerazione dei ricorsi in materia edilizia e di commesse pubbliche. «L'attuale funzionamento del servizio ricorsi presenta criticità - ha sottolineato Maderni - è elevato il numero di decisioni impugnate davanti al Tribunale cantonale amministrativo: 304, il 29% circa del totale». Per Soldati «si tratta del passo necessario verso una revisione globale della giustizia amministrativa».

Lega, Ps e Verdi puntano sui correttivi
Il rapporto contrario, redatto da Alessandro Mazzoleni (Lega) e sostenuto da Lega, Ps e Verdi, riteneva invece che non fosse dimostrata l’esistenza di problemi sistematici tali da giustificare una riforma istituzionale. Per la minoranza, il sistema funzionava nel complesso e le criticità potevano essere affrontate senza creare una nuova autorità. Le alternative proposte comprendevano il potenziamento delle risorse giuridiche del Servizio dei ricorsi, un monitoraggio più preciso dei tempi, una maggiore pubblicazione delle decisioni e l’introduzione di una fase di conciliazione obbligatoria. Secondo Mazzoleni, la creazione di un tribunale comporterebbe costi e complessità organizzative, senza la certezza di migliorare la qualità delle decisioni o di abbreviare le procedure. «Quale problema risolviamo con la trasformazione del servizio in un tribunale - si è chiesto Mazzoleni - per esempio, in che modo il cambiamento istituzionale ridurrebbe i tempi? Non ci sono le prove».

Gobbi: «Migliorare il sistema, non creare una struttura più onerosa»
Nel suo intervento, il consigliere di Stato Norman Gobbi ha precisato che «l’attuale sistema rispetta le garanzie costituzionali, assicurando già l’accesso a un’autorità giudiziaria indipendente attraverso il Tribunale cantonale amministrativo, come è stato riconosciuto da più parti». Nel 2025 il Consiglio di Stato ha evaso 1.069 ricorsi, 304 dei quali sono stati impugnati davanti al Tribunale cantonale amministrativo. Sui costi, ha sottolineato come «un’autorità giudiziaria» presenti «un’organizzazione, funzioni e classificazioni salariali differenti e molto più onerose rispetto a un servizio amministrativo». Un altro punto riguarda l'efficienza: «Il cambiamento istituzionale non garantisce necessariamente un miglioramento delle prestazioni. La trasformazione dei giuristi e dei redattori in magistrati non modificherebbe sostanzialmente l’attività istruttoria e decisionale, né assicurerebbe lo snellimento o l’accorciamento dei tempi auspicato da più parti». Da qui la posizione del Governo: «La nostra proposta è migliorare il sistema esistente anziché creare una struttura giudiziaria più onerosa».

Il popolo dovrà esprimersi
Con l’accoglimento dell’iniziativa parlamentare sarà necessario modificare la Costituzione cantonale, in particolare l’articolo 36. La creazione di un Tribunale amministrativo di prima istanza quale nuova autorità giudiziaria comporterà anche la trasformazione della figura del «giurista redattore» in quella di magistrato, che dovrà essere eletto dal Gran Consiglio. Il popolo ticinese sarà dunque chiamato a esprimersi sulla modifica costituzionale.

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