Polizia unica, le Città polo ribadiscono il loro no: «Servono dati verificabili sui risparmi»

Valorizzata la presenza delle Polizie comunali e la necessità di dati concreti prima di procedere con riforme strutturali.
Valorizzata la presenza delle Polizie comunali e la necessità di dati concreti prima di procedere con riforme strutturali.
ASCONA - Le Città polo ticinesi e l’Associazione delle Polizie Comunali Ticinesi (APCTi) ribadiscono la propria contrarietà al progetto di Polizia unica. Al centro delle perplessità c’è anche il prospettato risparmio di circa 20 milioni di franchi, sul quale vengono chiesti dati verificabili, un’analisi finanziaria approfondita e maggiore chiarezza sulle possibili conseguenze per i servizi offerti alla popolazione e per le finanze comunali.
La posizione è stata confermata durante un incontro tenutosi il 22 ottobre ad Ascona, che ha riunito le Cape e i Capi Dicastero Sicurezza delle Città polo ticinesi, i comandanti delle rispettive Polizie comunali e il presidente dell’APCTi.
Polizia unica, dubbi sui 20 milioni di risparmio
Uno dei punti centrali del confronto ha riguardato proprio il futuro dell’organizzazione della sicurezza in Ticino. Le Città polo e l’APCTi hanno riaffermato il valore delle Polizie comunali, ricordando gli investimenti effettuati negli anni dai Comuni in formazione, personale e infrastrutture.
In particolare, i rappresentanti delle Città chiedono che il risparmio stimato in circa 20 milioni di franchi, prospettato nell’ambito del progetto di Polizia unica, venga sostenuto da dati concreti e verificabili.
Non basta, secondo i partecipanti all’incontro, indicare una possibile riduzione dei costi: occorre anche chiarire quali conseguenze avrebbe sui servizi garantiti ai cittadini e quali oneri rischierebbero di essere trasferiti ai Comuni.
Il ruolo delle Polizie comunali
Nel corso dell’incontro è stata sottolineata l’importanza delle Polizie comunali per la sicurezza quotidiana della popolazione. La conoscenza del territorio, il contatto diretto con i cittadini e la capacità di intervenire tempestivamente vengono indicati come elementi fondamentali del loro operato.
Un ruolo che, secondo le Città polo e l’APCTi, deve essere preservato e rafforzato, anche attraverso una maggiore collaborazione tra i diversi Corpi.
La cooperazione permette infatti di condividere competenze, risorse ed esperienze, ma anche di affrontare in maniera coordinata problematiche che non si fermano ai confini dei singoli Comuni.
Disagio giovanile, non basta la repressione
Un altro tema affrontato ad Ascona è stato quello del disagio giovanile. Su questo fronte è emersa la convinzione che gli interventi di polizia, da soli, non siano sufficienti.
Dietro comportamenti aggressivi o devianti possono infatti nascondersi situazioni di fragilità, solitudine e dipendenza che richiedono un intervento tempestivo e una presa a carico precoce.
La presenza capillare delle Polizie comunali sul territorio può rappresentare, in questo senso, un elemento importante per individuare le situazioni problematiche e intervenire prima che degenerino.
L’obiettivo, secondo quanto emerso dall’incontro, è coniugare fermezza, ascolto e prevenzione, attraverso una collaborazione con le famiglie, le scuole e i servizi sanitari e sociali. Un approccio che punta a evitare che le situazioni di disagio si trasformino in episodi di violenza.
Maggiore collaborazione tra le Città
Al termine dell’incontro, le Cape e i Capi Dicastero Sicurezza, i comandanti delle Polizie comunali e l’APCTi hanno confermato l'impegno comune a rafforzare la collaborazione tra i Corpi delle Città polo.
La priorità dichiarata resta quella di garantire alla popolazione un servizio di sicurezza vicino ai cittadini, coordinato tra i diversi territori e attento alle esigenze locali, mantenendo centrale il ruolo delle Polizie comunali.




