Deepfake sessuali, il Ticino fa uno squillo a Berna

Un'iniziativa cantonale chiede una risposta più efficace e rapida contro il furto d'identità e i conseguenti abusi in rete
BELLINZONA / BERNA - «Oggi basta una fotografia presa da un profilo social o pochi secondi davanti a un'applicazione gratuita per spogliare digitalmente una persona, farle pronunciare frasi mai dette o clonarne la voce per truffare i suoi familiari. Non è fantascienza e non è un rischio futuro: sta già accadendo». Dal Ticino suona il campanello d'allarme all'attenzione di Berna sulla spinosa problematica dei deepfake, dei furti d'identità e dei conseguenti abusi in rete.
Un'iniziativa cantonale ─ presentata da Roberta Passardi e oltre una dozzina di co-firmatari* ─ propone al legislativo cantonale di incaricare il Consiglio federale di elaborare le basi legali necessarie affinché «ogni persona disponga di un diritto esplicito sul proprio volto, sulla propria voce e sui propri tratti fisici distintivi, e la creazione e la diffusione senza consenso di imitazioni digitali realistiche costituiscano una lesione illecita della personalità».
La Svizzera è in ritardo
Il nodo non è tuttavia nell'assenza di tutela ─ in quanto il nostro ordinamento già protegge immagine e voce della persona ─ ma nella «sua lentezza e il suo costo». Perché «il diritto arriva dopo» mentre «il danno è immediato, globale e spesso irreparabile». A livello federale sono già stati diversi atti parlamentari. Nel frattempo, diversi Paesi europei ─ in primis la stessa Ue ─ si stanno già muovendo su più livelli.
Perché quindi la Svizzera non ha ancora agito? «Non è rimasta del tutto ferma», si pensi alla revisione del diritto penale sessuale del 2024, ma non dispone ancora di alcuna norma specifica. E le ragioni individuate dagli iniziativisti sono molteplici. La convinzione che il diritto in vigore sia sufficiente; la scelta di non adottare una legge generale sull'AI (non seguendo il modello europeo); la lentezza della legge sulle piattaforme; la frammentazione delle competenze; l'abitudine ad attendere gli sviluppi europei e le lungaggini del processo legislativo.
Se su queste materie il Cantone non può legiferare direttamente, «può però sostenere e completare gli atti già in discussione a Berna, dando voce alle preoccupazioni della popolazione ticinese, delle famiglie, delle scuole e delle vittime». E, in quanto responsabile dell'organizzazione dei tribunali e della giustizia civile, «potrà quindi contribuire a rendere effettiva la nuova tutela».
I contenuti della proposta ticinese
Come detto, un livello di tutela già esiste. Il problema sta nelle tempistiche. E proprio su questo punto si incastra il primo elemento della proposta ticinese, che chiede che la persona «interessata possa ottenere, in modo semplice, rapido e gratuito, la rimozione di tali contenuti, anche con provvedimenti cautelari, beneficiando delle agevolazioni procedurali già previste». Si chiede inoltre che «le grandi piattaforme online siano tenute a rimuovere tali contenuti entro termini vincolanti» e che le vittime possano far valere un diritto al risarcimento del danno e alla riparazione morale.
La creazione e la diffusione di deepfake sessuali non consensuali «sia espressamente punibile» anche «quando il contenuto è interamente generato artificialmente, con il perseguimento d'ufficio nei casi gravi. Contestualmente, la proposta chiede anche si salvaguardare in modo esplicito satira, parodia, caricature e «altre forme legittime di espressione artistica, giornalistica e politica».
*co-firmatari: Alessandra Gianella, Patrick Rusconi, Diana Tenconi, Maurizio Agustoni, Fiorenzo Dadò, Erik Pinchetti, Beppe Savary-Bordoli, Roberta Soldati, Alessandro Mazzoleni, Sara Beretta-Piccoli, Massimo Mobiglia, Giulia Petralli, Maura Mossi-Nembrini



