Sull'uscita dall'atomico «siamo stati effettivamente troppo ottimisti»

La dichiarazione dell'ex-ministra dell'Energia svizzera Doris Leuthard sulle scelte post-Fukushima e sull'incredibile “fame” energetica dei data center di oggi.
BERNA - «Con le nostre stime sul fabbisogno di elettricità a partire dal 2035 siamo stati effettivamente troppo ottimisti». Ad ammetterlo è Doris Leuthard, che dopo la catastrofe di Fukushima del 2011, quando era alla guida del Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (DATEC), avviò la svolta con cui la Svizzera rinunciò alla costruzione di nuove centrali nucleari.
Quindici anni dopo, l'ex consigliera federale PPD fa autocritica nel nuovo talk «Weiss der Teufel» dell'ex moderatore della SRF Stephan Klapproth. Le sue dichiarazioni sono state riprese dai quotidiani di CH Media.
All'epoca, spiega, nessuno avrebbe potuto prevedere il boom dei grandi data center legati a cloud, streaming, criptovalute e intelligenza artificiale. «Il fabbisogno odierno è effettivamente molto più grande di quanto avevamo calcolato», ha riconosciuto Leuthard.
Questo, però, non significa che rinneghi la decisione presa allora. «Non sono mai stata contro il nucleare. Lo ritengo tuttora un’energia importante», afferma la giurista argoviese, sottolineando che non si trattò di un divieto tecnologico.
A differenza della Germania, ricorda, la Svizzera non ha imposto lo spegnimento delle centrali esistenti né fissato per legge una data per la loro chiusura. I reattori possono continuare a funzionare finché sono sicuri. La centrale di Mühleberg, chiusa nel 2019, è stata spenta per ragioni economiche, su decisione del gestore BKW.
Secondo Leuthard, la scelta di allora era dettata da ragioni sia economiche sia di sicurezza. Erano in progetto due nuovi impianti, ma dopo il disastro di Fukushima gli esperti avvertirono che sarebbero costati molto più del previsto e avrebbero comportato rischi maggiori. Restava poi una domanda: chi sarebbe stato disposto a costruirli e gestirli?
Le parole dell'ex consigliera federale arrivano in un momento politicamente delicato. L'attuale ministro dell'energia Albert Rösti (UDC) è in prima linea per riaprire la strada al nucleare e ha partecipato personalmente agli accesi dibattiti sul tema alle Camere durante la sessione estiva.
Già nel 2025, del resto, il Consiglio federale aveva aperto alla possibilità di costruire nuove centrali nucleari, inserendo questa prospettiva nel controprogetto all'iniziativa popolare federale «Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)». In ogni caso, il popolo sarà chiamato a esprimersi a riguardo il 28 febbraio 2027.
Leuthard, da parte sua, invita a non chiudere la porta alle nuove tecnologie. Anzi, avrebbe segnalato proprio al suo «collega» Rösti le ricerche in corso in Canada sul ritrattamento delle scorie nucleari. Se un giorno queste potessero essere riutilizzate, «sarebbe un grande passo avanti per tutti».



