Un po' ticinese, un po' croato: Aaron punta al top

Aaron Pedimina, da Claro alle sfide con i big: «Una bandiera svizzera in caso di top-3? Cominciamo a salirci, sul podio»
«A lungo ho fatto golf ad alto livello, poi a 19 anni il cuore ha vinto sulla testa».
Aaron Pedimina, da Claro alle sfide con i big: «Una bandiera svizzera in caso di top-3? Cominciamo a salirci, sul podio»
«A lungo ho fatto golf ad alto livello, poi a 19 anni il cuore ha vinto sulla testa».
CLARO - Uno sciatore “made in Ticino” al cancelletto di partenza nelle prossime gare della Coppa del Mondo di sci? Lo abbiamo. È Aaron Pedimina, nato a Bellinzona nel 2001 e cresciuto a Claro. Particolarità, del “nostro”, è che non gareggia con indosso la tuta rossa e bianca di Swiss Ski ma con quella a scacchi della Croazia, scelta approfittando del doppio passaporto “ereditato” grazie alle origini della madre.
Solo una scorciatoia? Non proprio, perché la vita sportiva di Aaron è stata tutto fuorché lineare.
«A lungo ho fatto golf ad alto livello - ha raccontato proprio il quasi 25enne - anche se con lo sci ho sempre avuto un certo feeling, visto che papà ha anche la scuola a Carì. Ho fatto qualche gara qui e là però senza troppa pressione: con le prove internazionali ho infatti cominciato tardi, avevo già 19 anni. E a quel punto pensare di gareggiare con la Svizzera era impossibile: a quell’età per Swiss Ski sei comprensibilmente vecchio. Una volta “uscito” dagli Juniores diventa molto complicato poter rientrare nei ranghi della nazionale. Quindi, per non perdere tempo, abbiamo deciso di cominciare subito con la Croazia. All’inizio era chiaramente una via un po’ più semplice per trovare spazio».
Non c’è stata nessuna minaccia da parte di tua mamma?
«No, no, nessuna imposizione. È stata una mia scelta. Magari un po’ impulsiva, ma ora ne sono soddisfatto: finora è andata benissimo».
Ma perché, se già ti misuravi ad alto livello, a un certo punto hai lasciato il golf per puntare sullo sci? Sinner ha fatto la scelta contraria sottolineando che, a parità di allenamento, sulla neve avrebbe potuto controllare meno particolari nella prestazione.
«Bella domanda. Semplicemente, a me lo sci piaceva più dell’altro sport. Il golf in questo caso. La passione mi ha spinto ad andare nella direzione presa. Cuore più che testa».
Golf-sci: com’è cambiata la tua vita?
«Sono sempre in giro, molto più di prima, quando ero impegnato con mazze e palline. In più ora serve molto più tempo per concentrarsi sulla palestra, sulla parte mentale, sugli allenamenti in pista… e quindi diventi un atleta a tutti gli effetti. C'è tanto lavoro da fare».
Non basta indossare la tuta, prendere gli sci…
«Sulle piste ci sei spesso, ma tutto il resto ti porta via tanto tempo. La palestra appunto, qualche sessione con il mental coach per preparare anche la testa, la fisioterapia… durante l’inverno sei sempre in giro».
Lavorare con Swiss Ski ti avrebbe portato ad avere altri ritmi?
«Non so esattamente come lavora la federazione svizzera, ma credo che bene o male i giri siano simili. L’unica differenza, forse, è che in Croazia, dove vado anche perché ho famiglia, hanno un comprensorio sciistico un po’ piccolino. Per questo gli allenamenti non sono solo lì. Io passo gran parte del mio tempo sulle montagne del Bergamasco con un team privato, poi giro per l’Europa: Svizzera, Italia, Austria, Germania, Francia, Sud America per la preparazione estiva…».
Svizzero o croato, c’è mai stata un po’ di confusione dentro di te?
«No, mi sento entrambi. Il mio cuore è diviso al 50%».
Gli amici di una vita, quelli con i quali sei cresciuto in Ticino, come hanno preso la tua scelta di gareggiare per la Croazia?
«Non ci sono state battute o prese in giro, quello mai. Devo anzi ammettere che mi hanno sempre sostenuto. Almeno per il momento, vediamo poi cosa accadrà dopo le prime gare», ha aggiunto Aaron ridendo.
Sei tra i 150 del ranking mondiale e con questo hai la possibilità di partecipare alla Coppa del Mondo con la Croazia. È un traguardo che a 19 anni pensavi di riuscire a tagliare o era più un sogno?
«Tutto parte con i sogni, però l'idea è sempre stata quella di riuscire a competere ai massimi livelli, riuscire ad arrivare in Coppa del Mondo. All'inizio ho provato un po’ a capire il livello generale, fin dove mi sarei potuto spingere, con il passare del tempo ho però cominciato a scalare il ranking e si è fatta sempre più viva la possibilità di “arrivare”».
Guardando al tuo livello attuale, ai risultati che hai ottenuto, fin dove pensi che potrai spingerti nei prossimi anni?
«È difficile da dire. Provo a fare il massimo e, anno dopo anno, ad avvicinare i migliori. Vincere? Anche, quella è l’idea».
Copper Mountain e Beaver Creek sono i primi appuntamenti in CdM. Il Super-G, il Nord America…
«Per cominciare, per poi arrivare fino ai Campionati del Mondo di sci alpino di Crans-Montana del prossimo febbraio, dove dovrei fare super-G, discesa e team event. Ma un passo alla volta. Cominciamo a pensare alla Coppa del Mondo, nella quale debutterò sicuramente con un pettorale altissimo. L’obiettivo è fare subito bene per conquistare così punti e riuscire, entro fine anno, a entrare tra i primi trenta. Sulla gara singola un buon risultato non è impossibile».
Il tuo essere ticinesissimo ti porta anche a essere tifoso di squadre del territorio?
«Il calcio non lo seguo così tanto. L’hockey un po’ di più, anche se ultimamente non sono così appassionato. Mi piace la Formula 1, se devo scegliere un altro sport».
Del quasi debuttante Antonelli, pronto a diventare campione del Mondo. Che sia di buon auspicio…
«La prima gara è una bella incognita. Ci proviamo, vediamo di crescere con il passare delle prove».
Ma in caso di podio, una bandiera della Svizzera potrebbe saltar fuori all’improvviso?
«Non so come siano le regole della federazione croata, non vorrei commettere errori. Facciamo così, cominciamo a salirci sul podio, e a godercelo la prima volta. Poi dalla seconda ci pensiamo».
Prima di scappare per i vari allenamenti: c’è uno sciatore al quale ti ispiri?
«A me piaceva molto Bode Miller. Era davvero un idolo. Non per lo stile, quanto per il suo essere a livello globale. Faceva le cose a modo suo e questo mi ha sempre affascinato».
Era molto pop.
«Io non potrei. Devo essere molto inquadrato per pensare di fare risultato. Devo concentrarmi, prepararmi nel modo giusto, devo essere tranquillo e rilassato per riuscire ad arrivare alla gara senza stress. Scherzare? Con me, almeno un’ora prima della partenza, non è consentito».








