Cerca e trova immobili
TENNIS

«Tre Slam nell’era di Federer, Nadal e Djokovic: è qualcosa di incredibile»

Il ricordo di Mezzadri accompagna l’addio di Stan: le grandi vittorie, la storica Coppa Davis e una carriera che ha dimostrato come con talento e tenacia si possano sfidare (e battere) anche i più grandi.
«Tre Slam nell’era di Federer, Nadal e Djokovic: è qualcosa di incredibile»
Freeshfocus / C.M.
«Tre Slam nell’era di Federer, Nadal e Djokovic: è qualcosa di incredibile»
Il ricordo di Mezzadri accompagna l’addio di Stan: le grandi vittorie, la storica Coppa Davis e una carriera che ha dimostrato come con talento e tenacia si possano sfidare (e battere) anche i più grandi.
TENNIS: Risultati e classifiche

BASILEA - L'ultimo rovescio a una mano, il suo marchio di fabbrica, quello che ha fatto innamorare tutto il circuito, finisce largo. E cala il sipario su una carriera straordinaria. Ventitré stagioni sul circuito, sedici titoli conquistati, tra cui un Masters 1000 e tre Slam. E ancora, un oro olimpico a Pechino e una Coppa Davis vinta da assoluto protagonista. Il tutto nell'epoca dei tre Giganti.

È questo il palmarès di Stan Wawrinka, che con la sconfitta di ieri sera al primo turno degli Swiss Indoors di Basilea ha definitivamente appeso la racchetta al chiodo. «Stan ha avuto una carriera straordinaria», esordisce l'ex tennista ticinese ed esperto Claudio Mezzadri. «E posso solo immaginare la sua emozione nel dover abbandonare uno sport che ama profondamente. Un amore che ha dimostrato in tutto quello che ha fatto. Negli infortuni. Nei problemi avuti. Nella longevità della sua carriera. Una carriera nella quale è riuscito a portare via tre Grandi Slam nell'era di Federer, Nadal e Djokovic. Per di più su tre superfici differenti. E questa è una cosa enorme. Una cosa da enfatizzare molto. Perché veramente portare via un Roland Garros, un Australian Open e un US Open in quell'era lì è incredibile».

I risultati, certo. Ma anche le emozioni regalate agli appassionati. «Ho avuto la fortuna di commentare moltissimi suoi incontri. E mi viene ancora la pelle d'oca se ripenso ad alcune partite di Stan. Certo le vittorie nei grandi Slam, ma anche le sfide epiche contro Djokovic o Federer. Ci ha fatto vivere emozioni straordinarie. La sua caratteristica più tipica è che lui si gasava quando sentiva un ambiente avverso».

E poi c'è quella famosa Coppa Davis conquistata alla fine di novembre del 2014, quando Wawrinka si caricò sulle spalle un Federer arrivato in Francia parecchio acciaccato. «La finale vinta a Lilla è più sua che di Roger», precisa Mezzadri, ricordando come Federer perse malamente il proprio singolare dopo che Stan aveva vinto il suo.

Fu proprio allora che si verificò un episodio memorabile: «Federer - rammenta Mezzadri - stava andando verso la sua sedia davanti a 23'000 francesi in delirio, e Stan entrò in campo, prese le sue cose e lo accompagnò fuori. Come dire "vieni via, vieni via e non ci pensare più"».

Un gesto che, oltre a rinfrancare Federer, spazzò via le polemiche e le voci sul presunto litigio tra i due tennisti svizzeri dopo la semifinale che li aveva visti uno di fronte all'altro - solo sette giorni prima - alle ATP World Tour Finals di Londra, . «Si veniva da una settimana incredibile», sottolinea Mezzadri. «Tutti credevano che avessero litigato per colpa di Mirka». Voci alimentate anche da John McEnroe, che riferì di aver assistito al litigio negli spogliatoi. «Ma Stan e Roger stavano discutendo in francese e McEnroe non capisce una parola di francese», precisa Mezzadri.

Ne era nato un putiferio. Ma i cattivi presagi furono spazzati via e la Svizzera trionfò. Grazie soprattutto a Stan e alla sua tenacia. Una dote che da sempre contraddistingue il 41enne vodese. «Oltre ai risultati enormi, Stan è un esempio straordinario di quello che devi fare se vuoi provare a essere un campione. Lui è stato veramente un esempio straordinario di tenacia e capacità di soffrire. La dimostrazione plastica del non arrendersi mai. Era resiliente. Sia sul campo. Sia fuori, quando ha dovuto rientrare dagli infortuni. Ma d'altronde questo modo di essere se l'è fatto tatuare sulla pelle: "Ci hai provato. Hai fallito. Non importa. Riprova. Fallisci ancora. Fallisci meglio"».

E poi la dedizione al lavoro, rimasta intatta fino all'ultimo. «Anche a fine carriera ha lavorato tantissimo, si è preparato e si è tolto anche delle piccole soddisfazioni anche quest'anno. È stato un esempio per tutti».

Mezzadri, infine, ci racconta come la sua strada e quella di Stan si siano incrociate più volte, senza mai arrivare a una vera collaborazione. «Di Stan ho sentito parlare per la prima volta nel 1999 quando ero il capitano della Davis e feci debuttare Federer a 17 anni. Lui invece aveva tredici anni. Era ancora un bambino, ma prometteva molto bene». Qualche anno più tardi Mezzadri andò vicino ad allenarlo, ma non se ne fece nulla. «Era fine stagione e Stan stava cercando un allenatore», ci confida. «Gli fecero il mio nome e lui mi chiamò. Parlammo al telefono un po' e decidemmo di vederci per approfondire. Era martedì o mercoledì e ci eravamo dati appuntamento per domenica. Ma poi scelse Magnus Norman. E alla fine direi che è stata un'ottima scelta».

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE