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CHIASSO

Pozzo Prà Tiro, verso l'addio all'acqua potabile

Chiasso studia il teleriscaldamento per il comparto sportivo
Pozzo Prà Tiro, verso l'addio all'acqua potabile
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Fonte Comune di Chiasso
Pozzo Prà Tiro, verso l'addio all'acqua potabile
Chiasso studia il teleriscaldamento per il comparto sportivo

CHIASSO - Il pozzo Prà Tiro non sarà più una fonte di acqua potabile. Con l'entrata in funzione del nuovo approvvigionamento attraverso l'acquedotto ARM, il Servizio idrico del Basso Mendrisiotto (SIBM) abbandonerà la captazione di Chiasso - così come, in una fase separata, il pozzo Prà Grand di Vacallo - mentre il Municipio ha già affidato a uno studio specialistico un'analisi di fattibilità sul possibile sfruttamento geotermico dei pozzi, in vista di una centrale di teleriscaldamento che copra almeno il fabbisogno termico del comparto sportivo: stadio, pista di ghiaccio e Palapenzi. Lo scrive l'Esecutivo nella risposta all'interrogazione dei consiglieri comunali Schneeberger, Mapelli, Banditelli, Godenzi, Rampoldi, Mini, Ratnam, Baumgartner e Wasser.

La scelta, precisa il Municipio, non dipende soltanto dalla disponibilità di una nuova fonte. Prà Tiro e Prà Grand non figurano più tra le fonti adatte all'approvvigionamento secondo il Piano cantonale di approvvigionamento idrico del Mendrisiotto (PCAI-M), sulla base delle valutazioni qualitative delle falde - inquinamenti pregressi - e dell'impossibilità di eliminare i conflitti nelle zone di protezione S. Proprio per sostituire queste e altre captazioni giudicate non più sostenibili è stato creato il consorzio ARM.

Atrazina, PFOS e impianti del 1965
Negli anni la qualità dell'acqua della falda ha evidenziato la presenza di sostanze inquinanti, tra cui atrazina e PFOS, che rendono sempre più difficile considerare il pozzo una fonte sicura. Le zone di protezione, inoltre, non garantiscono una tutela efficace secondo la legislazione federale: la legge impone di risolvere in tempi congrui i conflitti determinati da attività non permesse secondo la linea guida Buwal, oppure di abbandonare e sostituire la captazione.

Pesa infine il capitolo finanziario. Per SIBM non è sostenibile affrontare gli investimenti necessari a mantenere le installazioni conformi allo stato della tecnica, dovendo già contribuire per circa il 38% ai costi del sistema ARM. Il mantenimento in servizio imporrebbe il rinnovo di pompe, quadri elettrici, strumentazione idraulica e meccanica e murature, con alcune installazioni originali del 1965, oltre ai costi d'esercizio per manutenzione, energia, gestione delle zone S, filtri a carbone e controlli. Anche per usi come l'irrigazione agricola, infatti, l'acqua dovrebbe avere le caratteristiche di quella potabile. Resterà invece attiva la sorgente della Rovagina, che il PCAI-M considera fonte primaria e sussidiaria, anche se in modalità emergenziale e non per i consumi massimi.

Le strutture tornano ai Comuni
Venendo meno l'uso idropotabile, per SIBM cesserà il diritto-dovere di sfruttamento e mantenimento della struttura. Salvo alcuni vani che ospiteranno ancora elementi di interscambio tra le reti di Chiasso e Balerna, le strutture torneranno all'Azienda Prà Tiro Chiasso-Balerna, mai sciolta e posseduta per due terzi da Chiasso e per un terzo da Balerna; il Prà Grand tornerà a Vacallo. Saranno i Comuni a decidere il futuro degli impianti e a farsi carico di riconversione, manutenzione e gestione.

La cessazione dell'uso potabile non significa necessariamente l'eliminazione del pozzo: la «cementificazione dei pozzi», sottolinea il Municipio, non è mai stata presa in considerazione. Gli scenari aperti sono lo smantellamento o la sigillatura, il mantenimento per controlli, analisi, monitoraggio o risanamento della falda, la riconversione per uso agricolo, industriale o termico, oppure altri utilizzi compatibili con la qualità dell'acqua. Il risanamento della falda sarà oggetto della procedura amministrativa OSiti in corso, che durerà verosimilmente alcuni anni e non chiamerà in causa SIBM, che il Municipio definisce «anzi la parte danneggiata».

Una riconversione non si esaurisce in un cambio di utilizzo: occorrerà modificare le concessioni cantonali, stabilire nuovi quantitativi di prelievo, limiti e costi, con possibili perizie idrogeologiche. Un impiego massiccio a scopo irriguo o industriale a perdere potrebbe richiedere il mantenimento dei filtri, a carico dei Comuni. Più praticabile appare l'uso termico o industriale come acqua non potabile, con flusso ricircolante reimmesso nello stesso acquifero.

Le zone S e la pista d'atletica
La dismissione non comporta la cancellazione automatica delle zone di protezione S. Un nodo rilevante, perché quei vincoli sono insuperabili per una gestione corretta ed economica delle infrastrutture sportive vicine: l'esempio più eclatante è la pista d'atletica, il cui rinnovamento, «ormai improcrastinabile», è subordinato allo stralcio delle zone di protezione.

L'iter indicato dalla SPAAS prevede il collaudo ufficializzato dal Cantone delle nuove opere ARM - per SIBM il termine è la fine di marzo 2028 -, la dichiarazione di abbandono della fonte, il messaggio dei Municipi ai Legislativi per la dismissione delle captazioni e l'abrogazione dei Piani di protezione delle acque sotterranee, la ratifica e infine la richiesta al Consiglio di Stato di abrogare le zone S. Nel periodo transitorio dovranno essere rispettate almeno le esigenze minime previste dalla guida Buwal per impianti in zona S3.

Sul fronte dei dati, la portata è scesa da 180 litri al secondo a circa 110-120 dopo l'installazione di filtri supplementari. Il tenore di PFOS nell'acqua greggia è attorno a 0,6 microgrammi per litro: il trattamento abbatte già ora il valore sotto il limite previsto dal 2027, che scenderà da 0,3 a 0,1 microgrammi per litro, soglia valida anche per la somma di 20 sostanze della famiglia dei PFAS. Con la dismissione delle zone S, conclude il Municipio, il Comune non avrà più strumenti giuridici per tutelare il comparto, ma la sorveglianza resterà al Cantone, poiché la falda rimarrà classificata come «settore di protezione Au».

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