«Un'orchestra non può suonare se il soffitto non è alto almeno otto metri»

Questo giovedì il battesimo della nuova Sala Docks, a Pambio-Noranco, che ospiterà l'Orchestra della Svizzera Italiana per due anni durante i lavori per la Città della Musica. Siamo andati a scoprirla.
Questo giovedì il battesimo della nuova Sala Docks, a Pambio-Noranco, che ospiterà l'Orchestra della Svizzera Italiana per due anni durante i lavori per la Città della Musica. Siamo andati a scoprirla.
PAMBIO-NORANCO - Fare di necessità virtù, e di sperimentazione occasione. È una chiave, questa, che è parte essenziale della musica.
Può essere letto anche in questa chiave il “trasolco” biennale dell'Orchestra della Svizzera Italiana (OSI) presso la Sala Docks di Pambio-Noranco che vuole diventare un'opportunità per esplorare nuovi territori, anche al di là del palco.
Questo, anche se si tratta soprattutto «di uno spazio pensato per le prove», ci conferma la direttrice artistica Barba Widmer. Infatti «se l'auditorio Stelio Molo è una sala da concerto, questa non lo è». Una natura, quella dei Docks in Via Pian Scairololo 28, che è però tutt'altro che svilente: «Dietro a ogni buon concerto ci sono delle buone prove, avere una sala adatta è fondamentale».
Davide Giordano tio.chTrovare questo nuovo spazio è stata un'impresa «decisamente complessa», ci racconta il direttore amministrativo dell'OSI Samuel Flury.
Già, perché un ensemble come l'OSI ha alcuni bisogni imprescindibili: «Il problema più grande è stato l’altezza, un’orchestra non può suonare dove ci sono due o tre metri di soffitto, il suono diventa eccessivo. Servivano almeno sette o otto metri, e qui li abbiamo trovati».
Dopodiché è stato necessario “mettere mano” alla sala: «Prima di tutto bisogna creare il silenzio, il più possibile», spiega, «è stato necessario isolare tutto lo stabile, compreso il riscaldamento. Va detto che l'acustica, stando ai nostri esperti, era già abbastanza buona in partenza...».
Foto Gabriele CortiDicevamo, fare di necessità virtù: «Non abbiamo voluto semplicemente trasportare la stagione in Auditorio ai Docks, ma abbiamo proprio ripensato la programmazione chiedendoci: “Cosa può offrirci, quali particolarità, uno spazio come questo?”». Il risultato è una serie di appuntamenti (vedi box qua sotto) eclettica e aperta con un occhio dedicato ai più giovani.
Non poteva quindi essere inaugurazione migliore il concerto con “Back to School” di questo giovedì, che ha portato in sala circa 300 ragazzi delle Scuole medie e superiori da tutta la Svizzera italiana.
I concerti di “OSI al Docks”
Si terranno su cinque giovedì da novembre 2026 a febbraio 2027, dalle 20 alle 22. Si parte il 19 novembre con il Play&Conduct del mandolinista Avi Avital (in scaletta Bartók, Clyne, De Falla, Avital et al.) proseguendo il 14 gennaio con il mix fra vino e musica con Robert Treviño alla direzione e il sommelier Paolo Basso. Il 21 gennaio sarà invece la volta di Johannes Moser (violoncello e violoncello elettrico) per un caleidoscopico Play&Conduct (musiche di Telemann, Bach, Sallinen, et al.). Si torna in sala il 28 gennaio con Max Rysanov (viola) sempre in Play&Conduct (musiche di Golijov, Woolrich, Mozart, Desyatnikov, Bacewicz). A chiudere la rassegna i suoni dell'handpan di Manu Delago, con Lars Mlekusch alla direzione.








