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Fermo a Camignolo, «ora Gobbi e il Governo cosa dicono?»

La decisione della Procura non si concilia con la risposta fornita a suo tempo dal Consiglio di Stato. L'MPS: «Serve una presa di posizione politica. Il Consiglio di Stato conferma la sua valutazione?»
Fermo a Camignolo, «ora Gobbi e il Governo cosa dicono?»
Rescue Media (archivio)
Fermo a Camignolo, «ora Gobbi e il Governo cosa dicono?»
La decisione della Procura non si concilia con la risposta fornita a suo tempo dal Consiglio di Stato. L'MPS: «Serve una presa di posizione politica. Il Consiglio di Stato conferma la sua valutazione?»

BELLINZONA - Sul fermo con ammanettamento avvenuto a Camignolo il 13 ottobre dello scorso anno, il Ministero pubblico ha oggi promosso l'accusa di abuso di autorità nei confronti di due agenti di polizia. L'esecuzione dell'ammanettamento ─ citiamo dal comunicato odierno della Procura ─ «è stata infatti valutata come non proporzionale». Una decisione che non si concilia con la valutazione fatta a suo tempo dal Governo. E oggi qualcuno chiede risposte.

«La questione politica è evidente»
In un lungo scritto, trasmesso alle redazioni poche ore dopo la comunicazione del Ministero pubblico, il Movimento per il socialismo (MPS) chiama in causa il Consiglio di Stato e, in particolare, il direttore del DI Norman Gobbi. «Resta naturalmente impregiudicata la presunzione d'innocenza, trattandosi di decreti che possono ancora essere contestati», si legge. «Ma la questione politica è già oggi evidente. E riguarda direttamente il comportamento del Governo di fronte a un intervento di polizia le cui modalità avevano immediatamente suscitato forti critiche».

A suo tempo, i deputati dell'MPS, Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi, avevano già sollecitato con un atto parlamentare l'esecutivo, chiedendo ─ sulla base delle immagini pubblicate ─ il motivo di «tanta violenza» nei confronti di una persona che non manifestava un atteggiamento aggressivo e se ritenesse proporzionato l'intervento.

Una domanda «a cui Gobbi non può sottrarsi»
«Sebbene le modalità di intervento adottate possano apparire severe, l'intervento si è reso necessario al fine di ripristinare il dispositivo di sicurezza», rispose il Governo. Una risposta, sottolinea l'MPS, che «non lasciava molto spazio ai dubbi». E che oggi appare diametralmente opposta rispetto a quanto deciso dalla Procura. «Significa che le cose non sono andate in modo così tranquillo come sostengono Gobbi» e il Governo, viene sottolineato. Quindi «come si concilia la giustificazione fornita dal Governo con la valutazione della Magistratura»?

«È una domanda alla quale Gobbi e i suoi colleghi non possono sottrarsi. La sicurezza non è un lasciapassare per qualsiasi intervento» ed «è proprio su questo punto che la posizione assunta dal Governo merita di essere riesaminata».

Inoltre, prosegue l'MPS, sarebbe «riduttivo circoscrivere l'intera vicenda alle responsabilità individuali dei due poliziotti coinvolti. Quelle responsabilità appartengono alla sfera giudiziaria e dovranno essere accertate nelle sedi competenti. Esiste però un'altra dimensione, che riguarda il funzionamento delle istituzioni e il controllo politico sull'operato della polizia». E occorre «sapere quali accertamenti siano stati svolti prima che il Governo dichiarasse necessario l'intervento, se fossero state esaminate le immagini disponibili e su quali elementi fosse stata fondata quella conclusione».

Il Governo oggi conferma quella valutazione?
Alla luce degli sviluppi giudiziari, culminati nel decreto d'accuso per i due agenti, l'MPS chiede al Consiglio di Stato una «necessaria» presa di posizione politica. In estrema sintesi, di chiarire pubblicamente se confermano oggi la valutazione che avevano espresso nella risposta al suddetto atto parlamentare, datata allo scorso 11 febbraio. «Non si tratta di anticipare l'esito del procedimento penale, né di confondere la responsabilità politica con quella giudiziaria. È necessario chiedere conto a chi esercita il potere politico di una valutazione ufficiale fornita al Parlamento e ora confrontata con conclusioni giudiziarie di segno diverso».

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